Un bicchiere salverà il vino. I vini di Alois Lageder nei calici Riedel a Summa

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OLYMPUS DIGITAL CAMERAMAGRÈ (BZ) – Un bicchiere non salverà di certo una vita, ma può salvare sicuramente un vino. Come si dice, ad ognuno il suo, ed è proprio per questo motivo che una delle aziende leder nella produzione di bicchieri, ed una delle aziende vinicole altoatesine più famose hanno fatto squadra, così da trasmettere quanto sia importante la scelta di un calice a seconda di ciò che si vuole assaggiare.

In occasione della diciottesima edizione di Summa, evento annuale ideato ed organizzato dall’azienda Alois Lageder, in cui dal 9 all’11 aprile sono stati chiamati a raccolta una sessantina di produttori italiani ed internazionali, è stata organizzata una degustazione guidata da Laetizia Riedel e Alois Clemens Lageder: una degustazione che ha lasciato sicuramente un segno importante, perchè se è vero che si parla spesso dell’importanza del calice per ciò che riguarda l’assaggio, è anche vero che difficilmente si fanno prove pratiche a dimostrazione della veridicità di tutto questo.

OLYMPUS DIGITAL CAMERASono stati presentati quattro vini a firma Lageder e quattro bicchieri della Riedel: Muller Thurgau 2015, Lowengang Chardonnay 2012, Krafuss Pinot nero 2011 ed il Cor Romingberg Cabernet Sauvignon 2011, serviti in diverse tipologie di calice, quello classico da bianco, più alto e più snello, un altro sempre da bianco ma più basso ed ampio, uno da rosso giovane ed il classico ballon.

Impressionante è stato valutare le differenze che sono emerse nel momento della valutazione organolettica, che hanno evidenziato quanto una semplice forma, e non parliamo di iso o di gottini, possa far variare i profumi ed il gusto di un vino.

Il Müller Thurgau 2015, assaggiato nel classico calice da vino bianco, dimostrava un naso prettamente floreale, seguito da frutta OLYMPUS DIGITAL CAMERAbianca matura. In bocca ancora frutta gialla, sapido, di grande freschezza. Se provato nel secondo bicchiere perdeva il bouquet, come se i profumi fossero svaniti, ed in bocca si veniva a creare un’esaltazione eccessiva della mineralità a scapito della dolcezza offerta dalla frutta.

Con il Löwengang Chardonnay 2012 sono state fatte tre prove: nel primo, nel secondo e nel terzo bicchiere. Se nel secondo bicchiere il naso si riempiva di succo di albicocca, di agrumi, di una leggera nota vanigliata ed il palato poteva godere di una bella rotondità, della frutta e della sapidità, tutte queste sensazioni nel primo e nel secondo bicchiere venivano perse, a favore di un’acidità esasperata.

Il Krafuss Pinot nero 2011, servito nel ballon, ovvero nel quarto bicchiere, si presentava con profumi delicati, una leggera speziatura, pomodoro bollito, tabacco da pipa, frutti di bosco. All’assaggio, invece, con un’acidità troppo spiccata ed una tannicità prolungata ed invadente. Nel secondo bicchiere il bouquet si affievoliva, a favore, però di un’eleganza maggiore sia al naso che in bocca, con un’evidente diminuzione della sensazione tannica. Nel primo bicchiere, invece, i profumi risultavano spenti ed il gusto disarmonico a causa di un’acidità sgraziata ed un amaro invadente. Nel terzo bicchiere stessa cosa per i profumi, che risultavano spenti, ed un palato invaso da un tannino alquanto dittatore.

Per l’ultimo vino, il Cor Romingberg Cabernet Sauvignon 2011, il terzo bicchiere è risultato essere in tutto e per tutto il calice ideale, grazie al quale si è potuto godere delle note vegetali, del frutto rosso maturo, dell’amarena ed in bocca della freschezza e di una leggera nota tannica affiancati da una sensazione vegetale troppo pronunciata. Nel ballon i profumi decadevano ed in bocca spiccava la sensazione verde, ancora più forte, e tannica. Stesse sensazioni se gustato nel primo bicchiere.

Insomma, tirando le somme, un’esperienza che potremmo definire illuminante, anche se da adesso i punti interrogativi, dopo ogni degustazione, restano davvero tanti. Sarà stato magari il vino non perfetto, oppure il bicchiere sbagliato? Dilemmi enologici…

I quattro calici

 

 

Roberta Perna

Roberta Perna (perna@acquabuona.it): del cibo e del vino non potrei proprio farne a meno ed è così che sulle mie due più grandi passioni ho costruito il mio lavoro e la mia vita. Sono socia di Studio Umami (www.studioumami.com) e titolare di Roberta Perna (www.robertaperna.it), due agenzie specializzate nell’ufficio stampa, nella comunicazione e nell’ideazione ed organizzazione di eventi enogastronomici, sono giornalista pubblicista e sommelier diplomata Fisar. Collaboro da anni con diverse testate di settore come Bargiornale e Ristoranti Imprese del Gusto ed ho due blog, uno che si chiama Roberta Perna ed uno, fondato con altre colleghe giornaliste, “Alla nostra portata”. Insieme a Studio Umami organizzo Life of Wine, evento degustazione dedicato solo alle vecchie annate.

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