Sei campioni (nel bicchiere) dell’Alto Adige

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Quello che sorprende nell’invito di Andreas Kofler, presidente del Consorzio Vini Alto Adige è proprio il concetto stesso di un Consorzio che tutela tutti i vini del territorio, abituati come siamo ad una frammentazione esasperata e a sempre nuovi soggetti che entrano nella scena vitivinicola, certo legittimamente ma inevitabilmente contribuendo ad una estrema frammentazione spesso antitetica al raggiungimento della visibilità. D’altra parte, la compattezza di questa per molti versi atipica realtà è chiaramente segnalata dalla presenza di due sole Doc: la Alto Adige Doc (che si distingue poi nelle sottozone Valle Isarco, Santa Maddalena, Terlano, Merano, Val Venosta e Colli di Bolzano) e la Lago di Caldaro Doc.

Altre grandi sorprese è difficile averne perché non esistono dubbi su quanto il brand Alto Adige sia forte, non solo nel vino ma anche nella cucina e nell’accoglienza, combinazione miracolosa di affidabilità e gentilezza ad accompagnare lo splendore dei luoghi. E poi mancava solo la “ciliegina sulla torta” di un campione come Jannik Sinner a dimostrare quanto un mix unico di determinazione, lucidità e serenità caratterizzi l’approccio al lavoro e all’impegno del popolo altoatesino.

E in particolare sorprese dietro l’angolo non ce ne possono essere a proposito del ben noto e assai celebrato valore dei vini di un territorio straordinariamente vocato per suoli, profili orografici, clima, con le sue valli a definire tipologie e caratteristiche dei 5800 ettari vitati (per 4800 viticoltori, quindi poco più di uno a testa) con altitudini che arrivano ai mille metri sul livello del mare e con percentuali di uve ripartite fra il 65% delle bianche (con pinot grigio, chardonnay, gewürztraminer, pinot bianco e sauvignon a occupare dai 500 ai 700 ettari) e il 35% delle rosse (pinot nero, lagrein e schiava sui 500-600 ettari, e poi merlot e cabernet sauvignon/franc rispettivamente sui 200 e sui 160).

Proprio per questo non deve essere stato facile convergere su una selezione di vini che, grazie al contributo della responsabile principale del settore marketing Alexandra Cembran, è stata alla fine assai centrata nel messaggio. Innanzitutto la “bollicina” che non poteva mancare anche se, nonostante uve e climi predisporrebbero per una forte spinta verso questa tipologia che oggi ha grande successo, in Alto Adige ci si attesta su un prudente 1% delle bottiglie prodotte. Poi, sempre a proposito di vini di successo, due ottimi esempi di Riesling e Gewürztraminer. A rappresentare la produzione in rosso sono stati scelti due vini orgogliosamente autoctoni (uno “quotidiano” per eccellenza da uve schiava e un Lagrein di grande razza) affiancati da un Pinot Nero, tipologia che in questi territori, grazie a clima, terroir e cultura agronomica ed enologica, compete con le migliori espressioni europee.

I sei vini

Alto Adige Praeclarus pas dosé 2018 – Cantina San Paolo
Da uve chardonnay della zona di Appiano poste in altezza 300-500 metri sul livello del mare, matura in legno grande e acciaio per poi soggiornare in bottiglia con i lieviti per 45 mesi. Naso pungente, fresco e pieno di sensazioni floreali e di agrumi delicati. In bocca bolla carezzevole e bella struttura.

Alto Adige Valle Isarco Riesling Aristos 2022 – Cantina Valle Isarco
Quella d’Isarco è una delle valli più fredde, come hanno testimoniato ad esempio i fuochi accesi vicino alle vigne durante le gelate tardive, ed è una delle zone più vocate per il riesling che qui cresce su terreni alluvionali poveri con importante presenza di scheletro. La massa matura per dieci mesi sulle fecce nobili, in parte in botti grandi e in parte in acciaio e dà luogo ad un vino subito floreale e agrumato, e poi segnato dalle classiche note di idrocarburi in un olfatto di bella espressività. In bocca è saporito, potente e setoso, con una beva resa dinamica da spunti piccanti.

Alto Adige Gewürztraminer Riserva Elyond 2020 – Cantina Laimburg
Vale veramente la pena visitare questa bellissima cantina scavata nella roccia, sede di un importante centro di sperimentazione. Da uve che prediligono l’esposizione ad est scaturisce un vino che ha molto successo per i suoi toni elegantemente dolci, che spaziano dal fruttato maturo ai profumi suadenti di alcune varietà di rosa, e per la varietà di abbinamenti che si estendono anche alle cucine orientali. Qui siamo davanti a una Riserva, un vino concentrato e di impatto ragguardevole che esprime anche note di frutta tropicale (mango in primo piano), con una lunga scia saporita del finale contrastata da tocchi amarognoli.

Alto Adige Lago di Caldaro Classico Superiore Quintessenz 2022 – Cantina Kaltern
Un vino a base di schiava, l’uva altoatesina per eccellenza dei vini tradizionali e quotidiani, che nel territorio di Caldaro beneficia di una bella escursione termica e del vento del Garda che ne asciuga i grappoli. E’ prodotto da una cantina cooperativa di 650 conferitori che lavorano 400 ettari di vigneto, con un processo di macerazione di una decina di giorni, e una maturazione sulle fecce fini per sei mesi fra cemento e botte grande. Al naso è fresco e reso piacevole da spunti di lampone e fragolina di bosco. Al palato sfoggia freschezza e bevibilità esemplari in una beva dinamica e snella.

Alto Adige Pinot Nero Schweizer 2021 – Franz Haas
Il produttore è esponente dell’ottava generazione di una famiglia che possiede vigneti con densità che arrivano alle 12mila piante per ettaro. Quelli di pinot nero stanno ad altitudini comprese fra 350 e 700 metri sul livello del mare su terreni dalle composizioni di grande variabilità che spaziano dal limo, alla sabbia e alla ghiaia. La fermentazione avviene in vasche aperte con rimontaggi e follature, ed è seguita dalla malolattica e da un affinamento (di un anno) in barrique. L’olfatto esprime con ampiezza e intensità straordinarie eleganti note floreali accompagnate da spunti di cannella e chiodo di garofano. La bocca è invasa con prepotenza da sensazioni più mature ma sempre fresche, espresse in una beva dalla tessitura setosa e carezzevole.

Alto Adige Lagrein Riserva Weingarten Klosteranger 2020 – Cantina Convento Muri-Gries
Nella zona di Bolzano, su suoli alluvionali ricchi di porfido quarzifero, sorge il Klosteranger, prezioso vigneto racchiuso dalle mura del convento. La fermentazione alcolica e quella malolattica avvengono in acciaio, e dopo due anni di soggiorno in barrique segue un periodo di stabilizzazione di nuovo in acciaio. Il colore è violaceo impenetrabile; l’olfatto, dove il rovere è perfettamente integrato, esprime note di mora matura, mirtillo e sambuco. In bocca struttura, potenza e concentrazione sono gestite in modo esemplare grazie a tensione, acidità e ad una bella reattività che segna un finale levigato grazie a tannini assai ben addomesticati.

Riccardo Farchioni

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