Il gelato artigianale incontra la filiera corta: la dolce rivoluzione del “L’ATTE”

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Nell’affollato panorama della gelateria artigianale italiana, dove la ricerca della qualità è diventata un’ossessione per i migliori maestri, Francesco Dioletta, delle rinomate Gelaterie Duomo de L’Aquila, ha osato sognare in grande. Il suo ultimo, ambizioso progetto “L’ATTE – Latte dell’Aquila” si pone l’obiettivo di rivoluzionare la filiera produttiva del gelato, portando il concetto di “fatto in casa” a un livello sorprendente.

Francesco Dioletta è uno dei più rinomati gelatieri d’Italia, riconosciuto per la sua eccellenza nel campo della gelateria artigianale (è uno dei premiati con i Tre Coni, il massimo riconoscimento previsto dal Gambero Rosso, unico in Abruzzo per altro…). Nato e cresciuto a L’Aquila, Dioletta ha trasformato la sua passione per il gelato in una carriera di successo, gestendo con maestria le gelaterie Duomo, un punto di riferimento per gli amanti del gelato di alta qualità. La sua filosofia si basa sull’uso di ingredienti naturali e locali, unendo tradizione e innovazione per creare gusti unici e indimenticabili.

L’idea da cui parte il progetto “L’Atte” era semplice, almeno in apparenza: produrre internamente il latte utilizzato per i suoi rinomati gelati. Ma la visione di Dioletta andava ben oltre il semplice autoapprovvigionamento. Con una determinazione radicata nelle sue radici abruzzesi, ha dato vita a una filiera corta, sostenibile e a km zero, sposando i principi del benessere animale e del rispetto ambientale.

La ricerca della fonte ideale è durata anni“, racconta Dioletta, “finché non ho individuato la Società Agricola La Simentale di Paganica: qui si trova un piccolo allevamento di vacche di razza Pezzata Rossa Italiana che hanno ampi spazi per muoversi all’aperto, si nutrono di fieno, mais ed erba fresca e sono sottoposte a regolari controlli sanitari, garantendo un latte di eccezionale qualità“.

La vera sfida è stata creare un’infrastruttura produttiva all’altezza di questo prezioso latte“, continua. “Con un investimento di 150.000 euro, ho acquisito un innovativo impianto di pastorizzazione e omogeneizzazione a circuito chiuso, capace di trattare il latte a 74°C preservandone le caratteristiche organolettiche. Un gioiello di tecnologia artigianale made in Italy, premiato al Cibus di Parma 2023“.

Il processo produttivo de “L’ATTE” è meticoloso: entro 24 ore dalla mungitura del mattino, il latte viene trasportato al laboratorio di Dioletta dove subisce il delicato trattamento termico. Una parte è subito utilizzata per la produzione del gelato, mentre piccole quantità vengono imbottigliate per la vendita diretta. I vantaggi sono molteplici: dalla qualità superiore del latte alla drastica riduzione dell’uso di plastica e carta, sostituita da caraffe riutilizzabili. Ma il più grande vantaggio è il controllo totale sulla materia prima: Dioletta può ora garantire un prodotto di eccellenza, dall’origine al consumo finale.

Il risultato? “Il fiordilatte è, per ovvie ragioni, il gusto che ha beneficiato di più di questo salto di qualità nella materia prima“, conclude Dioletta. “Lo vedo dalle statistiche di vendita, in cui si è avuta una impennata che nemmeno io mi aspettavo, portandolo ormai ad essere paragonabile con i gusti più classici e gettonati. Ma anche tutti gli altri gusti ne hanno beneficiato, risultando più gustosi e ricchi di sapore. E state certi che la gente, quando gli presenti un prodotto diverso, lo capisce!“.

Quello di “L’Atte” non è solo un progetto imprenditoriale, è una vera e propria “dolce rivoluzione” che sfida i paradigmi tradizionali del gelato artigianale. Una sfida economica non da poco, perché il rientro dell’investimento richiederà tempi lunghi. Eppure la convinzione che guidava la visione di Dioletta era più forte: offrire ai suoi clienti un gelato unico, custode dei sapori autentici delle montagne aquilane.

 

Franco Santini

Franco Santini (santini@acquabuona.it), abruzzese, ingegnere per mestiere, giornalista per passione, ha iniziato a scrivere nel 1998 per L’Ente Editoriale dell’Arma dei Carabinieri. Pian piano, da argomenti tecnico-scientifici è passato al vino e all’enogastronomia, e ora non vuol sentire parlare d’altro! Grande conoscitore della realtà vitivinicola abruzzese, sta allargando sempre più i suoi “confini” al resto dell’Italia enoica. Sceglie le sue mète di viaggio a partire dalla superficie vitata del luogo, e costringe la sua povera compagna ad aiutarlo nella missione di tenere alto il consumo medio di vino pro-capite del paese!

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