Sassicaia 2021: un contributo

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Il Bolgheri Sassicaia è molto probabilmente il vino rosso più conosciuto prodotto in terra italica, e se non lo è poco ci manca. Nasce nella Tenuta San Guido, fondata dal santo omonimo (Guido Vagnottelli da Cortona, 1187- 1247) e resa famosa da Ribot, un cavallo dalle incredibili doti di degustatore.

L’etimologia del nome Sassicaia è a sua volta strettamente legata agli ambienti monastici: in origine vinum petraeum, ovvero “vino di Pietro”, era riportato in etichetta agli inizi del Novecento come “Petraio”. Negli anni Sessanta del secolo scorso il Marchese Niccolò Incisa della Rocchetta, ritenendo il nome un po’ troppo duro e poco eufonico, decise di ribattezzarlo Sassaio (annate 1968-1973) e poco dopo, ingentilendolo ulteriormente al femminile, Sassaia (1974-1977). Dalla vendemmia 1978 il nome si è cristallizzato in Sassicaia, com’è conosciuto fino ai giorni nostri.

Celebrato da decenni, con alcune versioni riassorbite nella leggenda quali il 1985, l’88, il ’98, il 2016, il Sassicaia si è sempre distinto come uno dei migliori tagli bordolesi della Penisola, e comunque come primus inter pares insieme a due o tre altre etichette nazionali.

Recentemente ha suscitato un vivace dibattito, online e nei circoli enofili più esclusivi, il carattere dell’annata 2021: per alcuni al vertice della vetta della cima della sommità dell’acme dello zenith del culmine della qualità, con punteggi interstellari; per altri una bottiglia deludente, che non vale la metà del costo richiesto.

Fatto curioso di assaggiarlo, e al contempo conscio della modestia dei miei mezzi economici (è un rosso che attualmente viaggia, per chi non lo sapesse, sui trecento euro a bottiglia), ho inviato richiesta scritta di una campionatura ai responsabili della Tenuta, che hanno graziosamente acconsentito alla spedizione.

Dopo aver fatto riposare la bottiglia per cinque giorni dopo ricevimento, onde evitare stress da sballottamenti trasportali, l’ho condotta a una temperatura di 16,3 gradi centigradi e conseguentemente stappata. Ne ho versato 17,7 centilitri in un bicchiere Sophienwald serie Grand Cru modello Bordeaux Sw1030, in precedenza lavato con sola acqua distillata (Kerndl) e asciugato con panno in microfibra, e ho svolto la degustazione. Di seguito le relative note.

Bolgheri Sassicaia 2021

Colore di ottima saturazione ed eccellente trasparenza alla luce (sorgente a 5.000 gradi kelvin, valore raccomandato per degustazioni in ambiente umano), tinta sul color Bordeaux venato di nuances bluastre; resistenza alla rotazione nella norma.
In evidente fase riduttiva sulle prime, di scarsa ampiezza aromatica, ha dato un senso di compressione olfattiva e di reticenza del campione, la cui postura oscillava tra il mutismo e l’ostilità dichiarata verso il degustatore.

In questi casi la tecnica degli assaggiatori più navigati suggerisce di scambiare due chiacchiere in tutta franchezza con il vino: io ho iniziato a sussurargli parole di conforto, esternandogli la mia comprensione per il suo fastidio nell’essere stato svegliato bruscamente (per un vino così essere cacciato dalla bottiglia dopo nemmeno tre anni dalla vendemmia equivale a essere buttati giù dalla branda alle due di notte da un caporale e costretto a fare cinquanta flessioni sul posto).

Con la necessaria ossigenazione e l’opportuno conforto verbale, il vino ha cominciato ad aprirsi. Dapprima lentamente, poi via via con più incisività e precisione nei dettagli aromatici. Dopo circa venti minuti, il contesto sensoriale si è rovesciato: nitidezza del fraseggio facilmente percettibile da  entrambe le narici (note vegetali accennate e coerenti con le varietà, frutto ampio e carnoso, toni boisé in terzo piano perfettamente integrati), grande slancio nella dinamica al palato. Punto di forza, più che la – pur evidente – qualità nell’estrazione tannica, una trascinante energia motrice: il Sassicaia 2021 rilancia di continuo al palato, con una freschezza luminosa generata dal dialogo tra sapidità tannica e acidità, come soltanto i vini più migliori (i vini migliorissimi) sanno fare.

In conclusione, un rosso eccellente. I malpensanti malpenseranno: “eh, ma è una bottiglia che ti è arrivata dall’azienda, forse direttamente da San Guido in persona. Magari ti hanno dato una loro selezione, mentre in commercio va qualcosa di molto meno buono”. Bravi. Bella malpensata. Conviene proprio a un nome come Tenuta San Guido, e in generale a un’azienda conosciuta,  rischiare di sputtanarsi mandando in giro una “cuvée del giornalista”. Come hanno fatto molti italici e taluni Château bordolesi negli anni 90, pagandone poi amare conseguenze. Non avrebbe alcun senso, sarebbe un puro atto autolesionistico. Quando poi, peraltro, il giornalismo – enoico e non – è bello che defunto. Meglio lasciar perdere queste dietrologie complottiste.

Il Sassicaia 2021 è un vino di molto bòno, e amen. Almeno per me, eh.

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Fabio Rizzari

Giornalista professionista. Si è dedicato dalla fine degli anni Ottanta ad approfondire i temi della degustazione e della critica enologica professionale. Ha collaborato con Luigi Veronelli Editore, casa specializzata in critica enologica e gastronomica, e dal 1996 ha lavorato, come redattore ed editorialista, presso il Gambero Rosso Editore. È stato collaboratore e redattore per la Guida dei Vini d’Italia edita da Gambero Rosso Editore e Slow Food. È stato per diversi anni curatore dell’Almanacco del Berebene del Gambero Rosso Editore. È stato titolare, in qualità di esperto di vino, di diverse rubriche televisive del canale tematico Gambero Rosso Channel. È stato relatore per l’AIS, Associazione Italiana Sommelier. È stato membro del Grand Jury Européen. Dal 2003 al 2015 è stato curatore, insieme a Ernesto Gentili, della Guida I Vini d’Italia pubblicata dal gruppo editoriale L’Espresso. Del 2015 è il suo libro “Le parole del vino”, pubblicato dalla Giunti, casa editrice per la quale ha firmato anche – insieme ad Armando Castagno e Giampaolo Gravina – “Vini da scoprire” (2017 e 2018). Con gli stessi due colleghi è autore del recente “Vini artigianali italiani”, per i tipi di Paolo Bartolomeo Buongiorno. Scrive per diverse testate specializzate, tra le quali Vitae, il periodico ufficiale dell’AIS.

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Giornalista professionista. Si è dedicato dalla fine degli anni Ottanta ad approfondire i temi della degustazione e della critica enologica professionale. Ha collaborato con Luigi Veronelli Editore, casa specializzata in critica enologica e gastronomica, e dal 1996 ha lavorato, come redattore ed editorialista, presso il Gambero Rosso Editore. È stato collaboratore e redattore per la Guida dei Vini d’Italia edita da Gambero Rosso Editore e Slow Food. È stato per diversi anni curatore dell’Almanacco del Berebene del Gambero Rosso Editore. È stato titolare, in qualità di esperto di vino, di diverse rubriche televisive del canale tematico Gambero Rosso Channel. È stato relatore per l’AIS, Associazione Italiana Sommelier. È stato membro del Grand Jury Européen. Dal 2003 al 2015 è stato curatore, insieme a Ernesto Gentili, della Guida I Vini d’Italia pubblicata dal gruppo editoriale L’Espresso. Del 2015 è il suo libro “Le parole del vino”, pubblicato dalla Giunti, casa editrice per la quale ha firmato anche – insieme ad Armando Castagno e Giampaolo Gravina – “Vini da scoprire” (2017 e 2018). Con gli stessi due colleghi è autore del recente “Vini artigianali italiani”, per i tipi di Paolo Bartolomeo Buongiorno. Scrive per diverse testate specializzate, tra le quali Vitae, il periodico ufficiale dell’AIS.

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