Ecco qua una raccolta ponderata, fra ragione e sentimento, degli assaggi più convincenti effettuati nel corso degli ultimi mesi in seno all’amatissima tipologia, a cominciare dai Chianti Classico “annata”, categoria che comprende referenze derivanti principalmente dalla 2022, nel caso delle uscite “regolari”, e dalla 2021 nel caso dei rilasci tardivi.
Due annate dialettiche, contrassegnate da periodi estivi e pre-vendemmiali molto caldi e asciutti (quando non siccitosi, come nel caso del 2022), da cui sarebbe stato lecito attendersi vini generosi, larghi e alcolici. In verità non è proprio andata del tutto così, anche se la ricerca di vini che possano ritenersi pienamente risolti o compiuti richiede una speciale accuratezza, perché doti del genere non le rintracci così, d’amblé, al cospetto di siffatti millesimi.
E se in generale la qualità del tannino non fa faville, a ben cercare è pur vero che possiamo individuare vini realmente interessanti quanto a tensione e slancio gustativo, al punto da risultare inattesi o addirittura sorprendenti. O per meglio dire, parzialmente sorprendenti, se teniamo in conto che il grosso dei problemi, in Chianti, ce li risolve (e ce li risolverà) la straordinaria variabilità dei terroir a disposizione, vero e proprio laboratorio a cielo aperto che può ancora efficacemente contrastare i cambiamenti climatici e le mutazioni di pelle, o di sostanza, a cui in altri lidi, anche blasonatissimi, stiamo assistendo di già.
Torno quindi a ripetermi come un disco rotto: se oggi esiste un territorio in cui possiamo bere bene, anzi più che bene, già a livello di entry level, questi è il Chianti Classico. Alla felice constatazione contribuisce, fra le altre cose, l’interpretazione generalmente assunta dai produttori riguardo la tipologia “annata”, più interessati a restituirci vini calibrati e senza sovrastrutture che ad imporre forzature in termini di densità, struttura e concentrazione, consentendo così di scoperchiare con chiara evidenza le diverse identità di luogo, rendendo oltremodo stimolante il quadro d’insieme.
Avviso ai naviganti: i vini sono stati incasellati per ordine alfabetico aziendale, e non per ordine di preferenza; per quest’ultima tuttalpiù valgono le parole, ma anche i silenzi. Ah, non mancano le sorprese, per quel che riguarda il mio sentire; vale a dire nomi di solito non presenti nelle graduatorie del cuore, e che invece stanno riaffacciandovisi grazie a conseguimenti in grado finalmente di affermare un sincero carattere territoriale, lasciandosi dietro esibizioni di stile e pruriti estrattivi. Un bel viatico, frutto probabile (anche) delle attenzioni nuove che i cambiamenti climatici in atto impongono a tutti i produttori consapevoli e coscienziosi, nel segno di una rimodulazione che guardi alla versatilità e alla beva proprio nel bel mezzo di una contingenza epocale in cui tutto sembrerebbe remare contro, per cercare di preservare, nei Chianti Classico, alcune delle doti più individue, quelle che che te li fanno distinguere, quelle che te li fanno amare.
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BACIATE ME – CHIANTI CLASSICO AVENNE 2021
Il calore di San Casciano, il frutto maturo al punto giusto, la terra bagnata e il sottobosco; e poi il carattere, con il sapore che si infiltra, appena scalfito da un riflesso più dolce legato presumibilmente ai legni nuovi. Certo è che i tannini a grana fine e il guizzo sapido lasciano lampeggiare un rilievo autoriale, sancendo l’ingresso di questo vin de garage fra i Chianti Classico “parlanti”.
BADIA A COLTIBUONO – CHIANTI CLASSICO 2022
E’ profumato, accogliente, nitido, “ciliegioso”, dal bel contrappunto floreale; si concede e si diffonde, per poi sciogliersi in sale. Un vino flessuoso e ben articolato, la cui precisione non contempla leziosità, e la cui sincerità espressiva si accosta coerentemente allo spirito di purezza che muove la proposta tutta della famiglia Stucchi.
BERTINGA – CHIANTI CLASSICO LA PORTA DI VERTINE 2021
Primi acuti in odor di territorialità per questa realtà gaiolese di recente conio, nata sulle ceneri di quella che fu La Porta di Vertine. Qui cifra stilistica e sensibilità interpretativa ben si fondono, coagulandosi nelle fattezze di questo Chianti Classico “d’annata” oltremodo brillante per sostanza, compostezza e nitore, in un contesto dove turgore e fragranza di frutto fanno da scorta a una reale incisività.
CASTELLO DI AMA – CHIANTI CLASSICO AMA 2022
Gli accenti piritici-minerali indirizzano senza fraintendimenti sulle lunghezze d’onda dei vini più ispirati di Ama: tono aromatico, sobria eleganza, calibro tannico, grinta, distensione, tutti insieme tutti qui a decretare forma e sostanza di un Chianti Classico ineccepibile, capace di esprimere con dovizia di particolari un’idea limpida di compiutezza.
CASTELLO VICCHIOMAGGIO – CHIANTI CLASSICO GUADO ALTO 2022
Qualcosa sta cambiando, al Castello di Vicchiomaggio, di cui ricordo l’accanimento su ricerca estrattiva, esplicitazione del frutto, saturazione cromatica, morbidezza, per vini dalla timbrica “moderna” con i quali ho sempre fatto un po’ fatica ad immedesimarmi. Tutt’altro registro se ti avvicini a Guado Alto ‘22, che a una eleganza flessuosa associa una struttura bilanciata ( lascito assolutamente grevigiano), una apprezzabile naturalezza espressiva, uno spigliato coté aromatico che mischia assieme amarena, violetta e terra, una buona lena e un calore alcolico ben imbrigliato.
I FABBRI DI SUSANNA GRASSI – CHIANTI CLASSICO TERRA DI LAMOLE 2021
In una compagine segnata fin nelle intimità dal territorio di origine (Lamole), ché sembra quasi ne porti le stimmate, Terra di Lamole fa suo un profilo arioso, raffinato, prodigo di sottigliezze e dal sentimento di fondo floreale. E’ sottile, affilato, le cose le sussurra, non le impone, e se quel finale un po’ nervoso chiede solo tempo, è l’evidente carattere territoriale a fargli gettare il cuore oltre l’ostacolo.
IL CONTADINO CUSANO – CHIANTI CLASSICO LATERRA 2022
Una delle novità dell’anno in terra chiantigiana, che prende corpo da Poggio Torselli, a San Casciano in Val di Pesa, e che grazie agli impulsi della nuova proprietà annovera oggi un bel po’ di referenze ( fra linea Laterra e linea Poggio Torselli) accomunate da una implacabile messa a fuoco stilistica e da un disegno convincente che sembra prediligere il dettaglio e la sottrazione rispetto al peso e alla generosità. Laterra 2022 deve solo lasciarsi dietro qualche residuale rigidezza ma è fresco, puro, elegante nei modi, dritto e impettito nella dinamica.
ISOLE E OLENA – CHIANTI CLASSICO 2021
L’ennesimo acuto di Paolo De Marchi prima che tutto cambiasse, e che la gloriosa firma chiantigiana passasse in altre mani. Un Chianti Classico paradigmatico (probabilmente la referenza più regolare e centrata della compagine tutta, e non da ora), al quale basta concedergli un po’ di aria che lui carbura e parte per non fermarsi più. Gli accenti gessosi-minerali annunciano un sorso fresco, dinamico e sapidissimo, classico negli accenti, continuo nello sviluppo, inarginabile nella persistenza.
L’ERTA DI RADDA – CHIANTI CLASSICO 2022
A un naso silente, introspettivo ma fresco e senza sbuffi alcolici, corrisponde una bocca tipica, elegante, composta, misurata negli accenti, fondata sul dico non dico ma quanto mai pervasiva e coinvolgente: una bocca che resta impigliata nei ricordi, il cui profilo longilineo ti racconta della sua terra con incantata sincerità.
LE CINCIOLE – CHIANTI CLASSICO 2021
Va atteso, ossia gli vanno concessi ossigeno, aria, tempo. E lui ti ripagherà da par suo, trasfondendo il cipiglio austero della prim’ora in un abbraccio premuroso ed elegantissimo, che nel mischiare assieme integrità di frutto, capacità di dettaglio, melodia e slancio gustativo va ad esaltarne l’enorme potere seduttivo, a cui pure concorre una ferma saldezza.
LE MICCINE – CHIANTI CLASSICO 2022
Suadente carnosità di frutto, gran fiore a commento, tatto carezzevole, contegno, eleganza; è fresco, sinuoso, con un tratto che si profila facendosi affilato, impettito, in piena corrispondenza euritmica con gli stimoli che ti aspetteresti da un terroir così, che è sì Gaiole ma anche un po’ Radda. Uno dei Chianti Classico più risolti di Paula Papini Cook, che in questa versione d’annata pesca e trova una disinvoltura di passo senza intermediazioni.
MONTECALVI – CHIANTI CLASSICO 2021
In pieno mood Montecalvi, giocato tutto in sottrazione, è un dispensatore di minuzie dalla beva deliziosa, fondata su un registro sapido-minerale di sottile seduzione. La leggera volatile porta in emersione freschi accenti di fragoline di bosco e melagrana, la trama gustativa è garbata, trasparente, naturale nello sviluppo. Apparentemente disadorno, sembra poter fare a meno di concetti quali corpo o volume, ed è proprio in questa dimensione “sollevata” che trova anche la sua cifra, la sua unicità.
MONTERAPONI – CHIANTI CLASSICO 2022
Non cercate qui presenza scenica o consistenza tattile, che non appartengono al suo dna, casomai una distinzione che passa per la dritta sua incisività, e per la “ricca essenzialità” di un vino d’altura. Acido e slanciato, affusolato ed efficacissimo, trae vantaggio da una misura espressiva in grado di rendere per intero un’idea di purezza. Non ne apprezzi il peso, ma non ti manca niente.
PODERE CAMPRIANO – CHIANTI CLASSICO 2022
Bel quadro aromatico qui, contrassegnato da un frutto rosso integro e puro e da riflessi di agrume; in bocca è melodioso, la dolcezza è tutta del frutto, i tannini super fusi, la struttura adeguata e bilanciatissima, da vero grevigiano. L’ennesimo vino sentimentale prodotto dalla famiglia Lapini.
TENUTA DI CARLEONE – CHIANTI CLASSICO 2021
Un pizzico di volatile ad instradarne la florealità e a renderne più leggeri i risvolti terrosi, ed ecco che escono fuori l’armonia, la dolcezza temperata del frutto, la purezza espressiva e un sapore che resta, tanto da scoperchiare le sue doti migliori, che risiedono “semplicemente” nell’eleganza e nella spontaneità di un bere amico, come Sean ‘O Callaghan, l’ispirato artefice, propugna e persegue.

Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.









