
Il borgo di Riparbella, sdraiato sulle prime colline della provincia di Pisa che guardano il mare, sicuramente non ha il fascino glamour del tipico paesino toscano. Esso conserva l’atmosfera raccolta di un abitato sospeso tra campagna e orizzonte costiero, snocciolato lungo una via principale che lo taglia dall’alto in basso. Non possiede la bellezza da cartolina tipica di questi luoghi, ma proprio per questo i murales diventano strumento di identità e attrattiva, un modo per riscrivere la propria immagine collettiva e raccontarsi con linguaggi nuovi. Le opere dipinte narrano una comunità che ha saputo unire memoria contadina e slancio creativo, come accade in tanti altri piccoli centri d’Italia che trovano nell’arte un’occasione di rinascita.
È qui che nasce Degustarte, l’appuntamento che intreccia vino e arte nel segno della lentezza e della scoperta. Degustarte è l’invito a percorrere Riparbella con un ritmo diverso, tra opere contemporanee e soste in cantina, dove ogni tappa è un incontro con un artista e con un’azienda, due linguaggi che provengono dalla stessa terra e cercano lo stesso equilibrio. Degustarte è stato per me il motivo per fare la conoscenza con un angolo di vino toscano che non conoscevo.
Pochi chilometri in linea d’aria separano Riparbella dai filari dalla Costa degli Etruschi e di Bolgheri, una delle zone vinicole più prestigiose della Toscana. Ma se Bolgheri vive di fama consolidata, Riparbella rappresenta la sua controparte più discreta e autentica: qui la notorietà è recente, ma la maturità del paesaggio e delle vigne è piena. Le brezze marine asciugano e temperano, la macchia profuma l’aria di erbe mediterranee, i suoli alternano sabbie, argille e affioramenti calcarei. È un mosaico di piccole aziende e colline appartate, dove la Toscana costiera smette di essere cartolina e diventa paesaggio produttivo e coerente.
Ecco, allora, cosa ho scoperto.
Colline Albelle
Colline Albelle è una realtà boutique con sede lungo Strada Terenzana a Riparbella. Nata come azienda agricola nei primi anni Duemila, è stata poi acquistata da due coppie bulgare, già attive nel mondo del vino in patria, che hanno affiancato all’attività vitivinicola l’ospitalità di Villa Albella, dimora storica restaurata. La linea produttiva, guidata da Nicoletta Dicova, è improntata a pratiche biologiche/biodinamiche e a uno stile fresco e misurato; piccoli appezzamenti, gestione artigianale e comunicazione essenziale raccontano un progetto che cresce senza clamore, tra vigna, olivi e bosco.
Tra i vini prodotti, meritano una menzione speciale il Merlot InRosso e il Vermentino InBianco. Entrambi condividono una particolarità rara: sono vini a basso grado alcolico naturale, frutto di accorgimenti agronomici mirati a mantenere le gradazioni sotto i 12 gradi. Una scelta dettata dal gusto e dallo stile di vita dei proprietari – professionisti del mondo della finanza – che desideravano vini capaci di accompagnare una serata conviviale senza appesantire, ma anche senza influire sulla capacità analitica e la lucidità di chi, quotidianamente, gioca pesantemente con i numeri. Il risultato sono etichette senza sovrastrutture, fresche, croccanti e sincere: più austero e verticale l’InRosso, più colloquiale e solare l’InBianco, entrambi segnati da una beva scorrevole e piacevolissima.

Tenuta Prima Pietra
Fondata nel 2002 da Massimo e Chiara Ferragamo e passata nel 2022 ad un International Family Office, Tenuta Prima Pietra domina il Tirreno da quota circa 450 metri s.l.m., una delle altitudini più elevate della costa toscana. La tenuta si estende su circa 200 ettari, di cui undici vitati, immersi tra boschi e macchia mediterranea. I vigneti, piantati a Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc, beneficiano di un microclima ventilato e di suoli ricchi di scheletro che garantiscono maturazioni equilibrate e vini di grande pulizia.
La cantina, moderna e funzionale, è stata progettata per esaltare l’espressione del sito più che la mano dell’enologo. Sotto la guida tecnica di Cecilia Leoneschi, con la consulenza di Luca Rettondini, l’azienda – oggi parte del mondo di Castiglion del Bosco – sta consolidando una reputazione solida e coerente.
Il vino di punta della tenuta, il Prima Pietra Rosso, nasce da un taglio bordolese che riflette in chiave toscana il carattere del territorio. Al naso si apre su note balsamiche e mediterranee – menta, mirto, grafite – mentre al palato mostra un corpo pieno e dinamico, sorretto da tannini fini e una freschezza sapida. Un rosso profondo ma mai pesante, che racconta con precisione l’anima costiera e l’equilibrio di Riparbella.

Caiarossa
In Caiarossa, la viticoltura è un atto pensato e armonico, quasi una coreografia tra natura e tecnica. La proprietà – acquisita nel 2004 dall’imprenditore olandese Eric Albada Jelgersma (stessa famiglia proprietaria di Château Giscours in Margaux) – ha fatto della biodinamica un principio operativo e culturale. Vigneti frammentati su differenti tipologie di suolo, vinificazioni per parcella, lunga attenzione in cantina: una ricerca di armonia che parte dal paesaggio e arriva al bicchiere. Le visite guidate restituiscono questa idea di ecosistema: vigneto, olivi, apiari, architettura cromatica della cantina.
Tra le cantine visitate, è probabilmente quella che esprime da più tempo un livello qualitativo elevato: vini tesi, equilibrati, dove la mineralità funge da filo conduttore. Sarebbe facile soffermarsi sui grandi rossi di casa, il Caiarossa e l’Essenzia, etichette di rara eleganza e profondità. Ma vale la pena dare spazio al Pergolaia, il rosso d’ingresso che racconta l’anima più immediata e conviviale di questa realtà. Profumatissimo e intrigante, combina freschezza e morbidezza, frutto e spezia, in un equilibrio spontaneo che invita al sorso. Un vino che incarna alla perfezione l’idea di un Toscana gioiosa e colloquiale, capace di parlare con semplicità senza rinunciare alla finezza.


Franco Santini ([email protected]), abruzzese, ingegnere per mestiere, giornalista per passione, ha iniziato a scrivere nel 1998 per L’Ente Editoriale dell’Arma dei Carabinieri. Pian piano, da argomenti tecnico-scientifici è passato al vino e all’enogastronomia, e ora non vuol sentire parlare d’altro! Grande conoscitore della realtà vitivinicola abruzzese, sta allargando sempre più i suoi “confini” al resto dell’Italia enoica. Sceglie le sue mète di viaggio a partire dalla superficie vitata del luogo, e costringe la sua povera compagna ad aiutarlo nella missione di tenere alto il consumo medio di vino pro-capite del paese!









