Il gusto di produrre vini da territori estremi

Tempo di lettura: 7 minuti

La prima domanda che sorge spontanea è: perché produrre vino non su dolci e assolate colline ma in un territorio estremo, in cui tutto è reso più difficile dalle condizioni climatiche sfavorevoli, dalle frane che rendono impraticabili le strade, dalle pendenze, talvolta dalla scarsità d’acqua,  con difficoltà spesso grandi nella disponibiltà di tutti i servizi (a partire dai trasporti) di cui ha bisogno in una attività produttiva e commerciale? Una risposta ovvia è: perché quella è la mia terra, e lì e non altrove, e lì mi impegno per portare avanti l’attività di famiglia.

Ma quello che si è percepito in occasione della degustazione organizzata a Firenze dall’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) e curata dal giornalista Leonardo Romanelli, è stato che le motivazioni possono essere altre e molto diverse. Ci può essere la voglia di fare vini identitari e non confondibili con altri, cosa che peraltro può essere apprezzata dal mercato; c’è la scelta esistenziale di vivere in luoghi bellissimi e impervi; c’è chi ha già una solida attività vitivinicola ma vuole provare un territorio diverso e stimolante. E c’è chi pensa che il cambiamento climatico porterà comunque uno spostamento delle aree vitivinicole, come è stato mostrato in una inquietante carta geografica che illustrava, per quel che vale, come tutte le zone vitivinicole più celebrate di Italia, Francia e Spagna nel giro di qualche decennio diventeranno inospitali.

E, al di là di tutto, sicuramente produrre vino nelle meravigliose isole dell’arcipelago toscano, siccitose e pressoché completamente terrazzate, o in vigneti incastonati fra boschi alle pendici di imponenti montagne o sulle loro vette a mille metri d’altezza pone sfide a cui sempre più vignaioli non sanno resistere, e i risultati danno spesso loro ragione.

Vini assaggiati

Ansonaco Strulli 2024 – Cantina Parasole (Isola del Giglio, GR)

Nell’isola del Giglio gli ettari vitati sono passati in qualche anno da 15 a 35, tutti terrazzati. I produttori possiedono in media una superficie inferiore all’ettaro, e questa azienda immette sul mercato circa 2500 bottiglie all’anno. Ottenuto da macerazione non lunghissima (5-7 giorni) mostra un colore giallo oro e sensazioni olfattive assai persistenti improntate a toni salmastri, iodati assieme a sfumature di cedro candito. Al palato è impattante e potente, salino ma anche fresco e molto saporito.

Ansonica 2023 – Le Terrazze degli Orti Grandi (Isola di Capraia, LI)

Un vino che proviene dalle vigne intorno al carcere e che mostra un carattere diverso rispetto al precedente, a partire dal colore paglierino chiaro, limpido e brillante che prelude a un olfatto delicato, floreale e agrumato. In bocca si avvertono buona struttura, stoffa vellutata, scorrevolezza, avvolgenza e buona presenza aromatica. Finale sempre all’insegna della setosità con un rilancio aromatico brillante.

Valerius 2023 – Arrighi (Porto Azzurro, Isola d’Elba – LI)

Un’Ansonica in anfora per uno dei vignaioli più rappresentativi e dinamici dell’isola d’Elba, che non a caso è da poco diventato il presidente di un consorzio a suo dire “da rifondare”. Interessante il suo racconto di un’isola che è passata dalla vocazione agricola ad essere una delle mete turistiche più apprezzate, associata com’è a spiagge favolose. E così, dai 32 milioni di viti terrazzate si è giunti agli attuali 300 ettari di vigneti e ai 14 produttori che imbottigliano il loro vino. Da parte sua, Arrighi possiede 9 ettari per una produzione di 40-45mila bottiglie e da molti anni produce questo vino in anfora di terracotta di Impruneta da terreni ricchi di quarzo, ematite, granito e arenaria, e risultato di una macerazione limitata con acini interi. Un vino floreale, delicato al naso e in bocca progressivo, burroso, di bella freschezza e con un potente rilancio aromatico e sapido nel finale. Finale energico e pimpante.

Riesling 2023 – Maestà della Formica (Careggine – LU)

Due amici provenienti dalla Versilia e compagni di studi di enologia all’Università di Pisa decidono di compiere l’impresa di coltivare riesling renano (clone tedesco) a 1050 metri di altezza sulle Alpi Apuane proprio sotto una della sue cime più rappresentative, la Pania. 2.8 ettari in sette appezzamenti sparsi fra cinque comuni, pratiche biodinamiche per ottenere sette etichette. Questo Riesling sfoggia sensazioni olfattive balsamiche, di erbe aromatiche, di cedro e lime, ed è leggero e impalpabile in bocca, dove si avvertono dinamismo e reattività, in una beva energica grazie ad una acidità pimpante e quasi ruvida.

Vernero 2018 -Podere Scurtarola (Massa)

Pierpaolo Lorieri descrive in modo vivido il suo territorio, quello dei Colli di Candia: franoso, con strade perennemente interrotte, pendenze anche dell’80% e coperto da circa 400 ettari vitati per 35 produttori accomunati da un certo grado di follia. E un po’ estreme sono anche le sue idee: niente nutrimento per il terreno, le radici devono andare in profondità a cercarselo, e poi “si prende quel che viene”: viene in mente una sorta di applicazione della “non azione” alla Fukuoka. Questo vino, che affina in cinque anni di legno (anche di castagno toscano) e due in bottiglia, esprime sentori di ciliegia sotto spirito, Mon Chéri e prugna al naso; impatto straordinario al palato, con un ingresso all’insegna della salinità e un profilo di beva caratteriale, reattivo e aromaticamente assai espressivo.

Lucino 2021 – Fattoria Le Luci (Borgo a Mozzano – LU)

Blend di sei vitigni (sangiovese, merlot, syrah, colorino, mammolo e barsaglina), per un vino prodotto nel territorio della Garfagnana che vede 15 giorni di macerazione delle uve e affina due anni in legno. Un carattere elegante giocato fra floreale e fruttato è confermato in una beva che aggiunge progressivamente struttura e densità. Verso il finale la trama si apre lasciando spazio ad acidità, succosità e tannino vivo in un finale lungo.

Quota Millecento 2023 – Terre dei Lontani (Pian degli Ontani – PT)

Un vino prodotto con le prime uve piantate nelle montagne pistoiesi solitamente celebrate come terre di castagne, che coprono complessivamente una superficie di 2,2 ettari ad una altitudine media di 1150 metri ma che arriva fino ai 1400. Questo Pinot Nero fermenta in acciaio e affina 16 mesi in barrique ed è inizialmente segnato al naso dall’impronta del rovere, per aprirsi poi su note ampie e persistenti di erbe aromatiche e su intriganti sfumature affumicate e piriche, oltre che su un buon corredo fruttato in cui emerge il mirtillo; con l’ossigenazione si avvertono anche note di anice ed agrume. Al palato si avverte compatto, saporito, cremoso, dolce e potente nel finale in cui si affacciano ancora le note del legno.

Pinot Nero Viola di Ornina 2022 – Ornina (Castel Focognano – AR)

Le prime vigne di questa azienda del Casentino sono state piantate nel 1973, e oggi sono condotte con metodi biodinamici per produrre vini biologici. Questo vino è il risultato di due fermentazioni, la prima a grappolo intero e la seconda dopo diraspatura. Il naso è arioso e fine, con un frutto di bosco ribadito in una beva godibile, fresca e fruttata e progressiva su una trama vellutata che si chiude con un bel finale sapido e pungente.

Pinot Nero Atto II Scena I 2024 – Casale alle Piane (Stazzema – LU)

Marco Rossetti proviene dall’hinterland milanese, e dopo studi in filosofia ha trovato la sua nuova terra alle pendici delle Alpi Apuane. C’è voluto un centinaio di contratti d’affitto per raggruppare un ettaro e mezzo di vigna, con viti che impiegano di più dei canonici quattro anni ad essere produttive e una produzione che cresce lentamente: 168 bottiglie nel 2023, 400 nel 2024, e se ne prevedono 800 per il 2025. Dal bicchiere emerge un olfatto delicato e mentoso; la beva asprigna, leggera e quasi impalpabile configura un vino montanaro e “gastronomico”.

Pinot Nero 943 2022 – Bacco del Monte (Vicchio – FI)

Da una realtà famigliare nata negli anni settanta che ha avuto un nuovo impulso fra il 2016 e il 2017 con l’impianto di due ettari di pinot nero, un vino prodotto solo in questa annata e affinato per due anni in barrique che esprime nel calice un colore cupo e fitto, e profumi di confettura di ciliegia nera, confermata in una beva scorrevole dove si avverte una trama vellutata, e una chiusura dal tannino delicato.

Carmignano Santa Cristina in Pilli 2023 – Fattoria Ambra

Ambra è una delle aziende di riferimento del territorio di Carmignano che, nonostante la antica acclimatazione del cabernet sauvignon “importato” già nel ‘700 dai Medici, predilige basare la sua viticoltura sul sangiovese che, in una terra ricca di alberese, occupa l’80% delle superfici vitate dove sono presenti poi canaiolo e cabernet sauvignon in egual misura. Questo vino, che è uno dei quattro Docg da singola vigna, sfoggia un naso intenso, persistente ed elegante ricco di spezie, erbe aromatiche e un frutto rosso maturo. In bocca è saporito e dinamico, elegante e vellutato, leggero sul palato e sapido.

Montecucco Sangiovese Riserva Cenere 2016 – Amiata  I Vini del Vulcano (Castel del Piano – GR)

Dalle pendici dell’Amata un sangiovese in purezza di grande forza ed impatto, ad iniziare dal naso profondo e persistente confermato da un palato potente, saporito compatto e concentrato con pochi segni di evoluzione nonostante l’età. Bello il finale, pastoso e reso dinamico da un tannino finissimo.

 

Condividilo :

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *