di Riccardo Farchioni Jean-Anthelme Brillat-Savarin, (sempre lui viene da citare!) scriveva nella Fisiologia del Gusto che “in ultima analisi, i gusti si possono ridurre a due: gradevole e sgradevole”. Ci si può porre a questo punto allora il quesito: quanto quello che piace o non piace, il cosiddetto “edonismo alimentare”, è il risultato di istinti promordiali e magari preservativi della specie, e quanto è frutto di condizionamenti culturali?
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