La Colombera, la famiglia Semino e il risorgimento del vini dei Colli Tortonesi

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Elisa e Lorenzo Semino

Conosco Elisa Semino da più di vent’anni – da quanto lei ne aveva venti o poco più ed era, come si usa dire, alle prime armi – e oggi come allora ha lo stesso solare sorriso. Nel frattempo ha preso in mano l’azienda La Colombera che il bisnonno Pietro Semino da Montemarzino aveva fondato nel 1937, prendendo in affitto la cascina dove coltivava grano, ceci ed erba medica; che nonno Renato ha ingrandito, piantando più vigne e vendendo l’uva; e che il padre Piercarlo ha portato alla ribalta, decidendo che la vendemmia del 1985 sarebbe stata l’ultima conferita alla cantina sociale, vendendo lo sfuso, piantando il timorasso nel 1997 e imbottigliando il primo vino aziendale l’anno successivo, chiamandolo Elisa.

La figlia non avrebbe potuto meglio contraccambiare, studiando enologia con Attilio Scienza a Milano dopo due anni di giurisprudenza e lavorando da subito nell’azienda di famiglia. Non che Piercarlo si sia ritirato, anzi: lavora sempre in vigna, il suo habitat naturale. Dal 2013 – da quando ha lasciato il mondo militare (dal 2003 al 2008 è stato nell’esercito alpino a Courmayeur) e il professionismo sportivo – c’è anche Lorenzo Semino, il fratello di Elisa, di due anni più giovane (è del 1982). Fisico asciutto e teso da atleta, è campione di snowboard cross e adora motori e trattori (è perito meccanico).

Gli ettari vitati in produzione sono attualmente 25 (nel prossimo futuro saranno 28). Quindici sono nella parte di Vho, sede aziendale, tra i vigneti che circondano la cantina e i 12 ettari dell’anfiteatro al di là della strada, dove dimora il Montino, cru di timorasso piantato nel 1997. Si chiama Monte Colombino (da cui deriva il nome dell’azienda) anche se in realtà è una collina: anticamente vi sorgeva un anfiteatro romano con un tempio dedicato a Diana. A questi sono da aggiungere gli ettari di Cascina Macchetta: due della barbera del 1950 che entra nel Monleale, poco più di uno di timorasso che entra nel Derthona e un altro, sempre di timorasso, che verrà piantato quest’anno.

I restanti ettari si trovano a Sarezzano, il comune più vitato a timorasso dei Colli Tortonesi. Qui i terreni sono più bianchi, calcarei e ciottolosi (un tempo c’era una cava di calce). Le coste guardano la chiesa del castello sul cocuzzolo del paese: spiccano quella di Santa Croce, due ettari e mezzo in pieno sud a 250 metri di altitudine, con impianti del 2017 (che entrano nella nuova riserva che ne porta il nome), del 2021 e del 2023, e quella della barbera del Monte delle Forche. «Abbiamo cominciato ad acquistare questi appezzamenti nel 2016 da Rosy, la madre di Maura, la parrucchiera di Sarezzano» racconta Elisa. «Poi si sono aggiunti anche quelli del fratelli e dei cugini per un totale di una quindicina di rogiti» ricorda Lorenzo. Ci sediamo nella sala degustazione con le finestre che guardano i vigneti. È una giornata grigia e uggiosa, scandita saltuariamente da una pioggerellina fine. La Colombera deve il suo nome al Monte Colombino dove sorge (nell’Ottocento era popolata di colombi), ma il toponimo risale a secoli prima.

L’Alice (annata 2022, non riportata in etichetta essendo un vino da tavola) è un curioso bianco aromatico dal vitigno malvasia moscata (incrocio tra la malvasia della provincia di Alessandria e il moscato giallo). È dedicato alla figlia di Lorenzo: l’altra sua figlia, Martina, ha dato il nome al Moscato Dolce Frizzante. «Come da tradizione, ogni femmina ha il suo vino, ogni maschio il suo trattore» sentenzia Elisa, sempre con quel sorriso che le allieta il viso (come i suoi rossi, energici e fiduciosi). L’Alice ha colore paglierino limpido e leggero, naso sottilmente fragrante, tra fiori bianchi e biancospino, palato pieno, preciso, un po’ largo di glicerina ma di buona definizione aromatica.

Il Colli Tortonesi Cortese Bricco Bartolomeo proviene dal vigneto sul fianco dell’azienda piantato nel 2000. «Pressatura soffice, decantazione, fermentazione, un travaso, 6 mesi sur lie, tutto in acciaio, in bottiglia a metà marzo» specifica Elisa (nel frattempo Lorenzo è andato via). Il 2022 ha colore paglierino brillante, naso di bel carattere, palato succoso e tonico, laminare, centralità citrina, bell’agrume, sviluppo tonico, fine, saporito, lungo. Un Cortese coi fiocchi. Il 2021 ha aspetto più dorato, presenta un intrico di fiori e frutta bianca, possiede un sorso più maturo ma ancora tonico, pimpante, con allungo di sapore.

Il Colli Tortonesi Timorasso Derthona arriva da sette diverse vigne tra Vho e Sarezzano. Ha la stessa vinificazione dei due vini precedenti ma va in bottiglia in estate (luglio) anziché in primavera (marzo). Il 2022 sfoggia un aspetto brillante, un olfatto sottile, agrumato, minerale, una bocca bella succosa, laminata e tagliente, con allungo sapido.

Che soffio d’agrume e di pesca, che frutto a pasta bianca e gialla, che sbaffo di silice e note minerali ha il 2021! Il palato, poi, è trascinato da un sorso pieno di succo, tonico, slanciato, teso-minerale, salivare: che acidità e che sapore!

Il 2020 risente l’annata (e, con tutta probabilità, il confronto con il vino precedente): polpa, calore, pienezza, note quasi “tardive”, ma il finale è crescente, trascinante, un vigore salino di bella persistenza.

Il Colli Tortonesi Timorasso Derthona Bricco Santa Croce è al suo esordio con l’annata 2022 (2100 bottiglie, che diventeranno 4000 con l’annata successiva). Proviene dal cru di Sarezzano ed è stato imbottigliato a luglio del 2023 dopo una fermentazione e una prolungata sosta sui lieviti per metà in acciaio e per l’altra metà in tonneau. Veste paglierino intenso e brillante, naso tanto embrionale quanto penetrante, bocca succosa, piena, agrumata, sottilmente fumé che si apre su connotati sassoso-calcarei, su una sapidità fremente, su un taglio verticale di persiste allungo. Che espressione!

Il Colli Tortonesi Timorasso Montino nasce nel 2006 dall’anfiteatro di Vho, nella parte calcarea di un vigneto più argilloso (suolo tortoniano) e dal microclima più caldo rispetto al Santa Croce di Sarezzano. «Nel 2000 c’erano tre ettari di timorasso suddivisi tra cinque produttori e il protocollo Walter Massa: solo acciaio, sur lie senza solforosa, imbottigliamento in estate. Le prove della Pio Cesare, con imbottigliamenti a luglio e novembre, hanno poi dimostrato che questi ultimi erano superiori. Con il Derthona non possiamo spingerci fino all’inverno, perché a settembre dobbiamo venderlo, ma con il Montino – sono solo 50 ettolitri, 6000 bottiglie – possiamo farlo. Il timorasso patisce il marciume, il mosto veniva chiamato “torbolino” perché era scuro, matura nell’epoca della barbera, è stato abbandonato a favore del cortese e poi recuperato grazie a Walter Massa. Il vigneto del Montino è tutto inerbito».

Il 2021 ha colore paglierino brillante, un naso minerale, un palato pieno-succoso, tonico-agrumato, limpido-luminoso, sapido-salato, ancora giovane ma già lungo, verticale, tesissimo. Il 2019 presenta profumi di maggiore fusione, frutta gialla esotico-acida (mango), molto nerbo, acidità tagliente. Il 2016 è dentro l’evoluzione dell’idrocarburo, del miele e del metallo, con un palato pieno, compatto, polposo e lunga coda di minerali e zafferano.

Il Colli Tortonesi Barbera Vegia Rampana nasce da un vigneto degli anni Settanta piantato da papà Piercarlo al centro dei 12 ettari dell’anfiteatro. Solo acciaio e imbottigliamento a maggio. 2022: rubino limpido, frutto selvatico al naso, palato fresco-acido, sprezzante, pepato, con allungo di marasca. 2019: rubino intenso e limpido, frutto di bosco schiacciato all’olfatto, sorso succoso da morire; che gagliardia, che compattezza, che freschezza!

Nel Colli Tortonesi Monleale, che rappresenta, come il Derthona per il timorasso, un compendio di terreni diversi, confluiscono anche le uve di barbera di Cascina Macchetta. «Sono vigne degli anni Cinquanta, è un vigneto-pozzo, l’unico punto tra Vho e Sarezzano che ha una riserva idrica». Vinificazione in acciaio e un anno di maturazione in botte grande da 25 ettolitri, «quella classica piemontese». Il 2021 presenta un colore rubino porpora, una profondità olfattiva di mora, un frutto al palato copioso, cremoso, turgido, tonico-pepato, di pienezza e vigore, con alcolicità sostenuta ottimamente integrata. Il 2019 ha colore profondo e fitto, profumi di frutta rossa e nera, gusto selvatico-pepato, tonico e contrastato.

Il Colli Tortonesi Barbera Elisa è il primo vino che Piercarlo Semino ha pensato per la sua azienda. «Proviene dalla vigna più vecchia piantata dal nonno nel 1961. Un ettaro, rese di 40 quintali, macerazioni lunghe a cappello sommerso per un mese, maturazione in barrique per metà nuove e per metà di un anno». Il 2019 ha colore rubino porpora, fitto come il frutto che lo irrora: intenso, profondo. Tannino e pienezza. Cacao, mora, visciola: una sintesi. Il 2018 conferma il calore, la frutta in composta, la fittezza, la fluidità, la potenza (16% di alcol svolto), la felpa. Il 2017 ha profumi di grafite e spezie, potenza succosa, frutta profonda, un senso di uva elettiva, un finale di pepe.

C’è poi la croatina. Il Colli Tortonesi Croatina La Romba è la versione in acciaio. Nasce dal 2005 dall’omonimo vigneto dell’omonima cascina, proprio sotto la cantina, tra il vigneto Colombera e il vigneto Elisa, e viene vinificato a cappello sommerso con la “steccata” piemontese per un mese. Il rubino del 2021 è intenso, i profumi spaziano dalle note selvatico-erbacee a quelle mediterranee, il sorso è pieno, contrastato, tannico, nervoso, vivo. Il 2016 è intinto nel porpora, è profondo e intenso, ha gusto di mora selvatica, trama tannica capillare, sviluppo compatto e persistente.

Il Colli Tortonesi Croatina Arché è la versione in legno. «È l’ultima vigna della Colombera che vendemmiamo: piantata nel 2000 con prima annata del 2003, macerazione lunga, un mese a cappello sommerso con la “steccata”, poi barrique usate per un anno». 2018: rubino porpora, frutto rosso schiacciato, sbuffi di menta, profilo succoso. 2012: ematico, selvatico, di accorta trama e felpato tessuto, evoluzione balsamica, tannino compatto e sottile.

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Contributi fotografici dell’autore

Massimo Zanichelli

Milanese di nascita, apolide per formazione, voleva diventare uno storico dell’arte (si è laureato con una tesi sull’anticlassicismo pittorico rinascimentale), ma il virus del vino contratto più di una ventina d’anni fa tra Piemonte e Toscana lo ha convertito ad un’altra causa, quella del wine writer, del degustatore professionista e del documentarista del vino. Ha firmato la guida I Vini d’Italia dell’Espresso fin dalla sua nascita (2002-2016) e la rubrica sul vino del settimanale l’Espresso per molti anni. Ha curato le pubblicazioni di Go Wine, ha scritto per le riviste «Ex Vinis», «Grand Gourmet» e «Mood», redatto il Nuovo repertorio Veronelli dei vini italiani (2005) e I grandi cru del Soave (2008). Di recente ha pubblicato “Effervescenze. Storie e interpreti di vini vivi” (Bietti, 2017) e ” Il grande libro dei vini dolci italiani” (Giunti, 2018). Tra i suoi documentari: Sinfonia tra cielo e terra. Un viaggio tra i vini del Veneto (2013), F for Franciacorta (2015), Generazione Barolo – Oddero Story (2016), Il volto di Milano (2016), Nel nome del Dogliani (2017).

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Milanese di nascita, apolide per formazione, voleva diventare uno storico dell’arte (si è laureato con una tesi sull’anticlassicismo pittorico rinascimentale), ma il virus del vino contratto più di una ventina d’anni fa tra Piemonte e Toscana lo ha convertito ad un’altra causa, quella del wine writer, del degustatore professionista e del documentarista del vino. Ha firmato la guida I Vini d’Italia dell’Espresso fin dalla sua nascita (2002-2016) e la rubrica sul vino del settimanale l’Espresso per molti anni. Ha curato le pubblicazioni di Go Wine, ha scritto per le riviste «Ex Vinis», «Grand Gourmet» e «Mood», redatto il Nuovo repertorio Veronelli dei vini italiani (2005) e I grandi cru del Soave (2008). Di recente ha pubblicato “Effervescenze. Storie e interpreti di vini vivi” (Bietti, 2017) e ” Il grande libro dei vini dolci italiani” (Giunti, 2018). Tra i suoi documentari: Sinfonia tra cielo e terra. Un viaggio tra i vini del Veneto (2013), F for Franciacorta (2015), Generazione Barolo – Oddero Story (2016), Il volto di Milano (2016), Nel nome del Dogliani (2017).

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