Il bello di Fontodi, oltre a Fontodi, è parlare con Giovanni Manetti. Che -fra parentesi- come fa ad essere uguale identico a trent’anni fa, ai tempi in cui ci conoscemmo, lo sa solo lui, e forse anche Fontodi, chissà. Ma non è questo il punto, il punto è che Giovanni non guarda solo al suo orticello, non si riempie la bocca a narrare le magnifiche sorti e progressive della sua realtà, ma sembra che il suo orticello venga dopo tutto il resto, sembra che l’orticello faccia un passo di lato. E’ tutto il resto a rappresentare il vero motivo di orgoglio.
Quello di aver contribuito a stimolare una presa di coscienza collettiva riguardante l’approccio all’agricoltura di un intero distretto chiantigiano, che prima di altri ha sposato la causa della sostenibilità ambientale vedendo crescere al suo interno viticoltori consapevoli a cui sembra stia realmente a cuore la salvaguardia del contesto paesaggistico & rurale del proprio territorio. Sono gesti e modi vestiti di pragmatismo, si badi bene. Sono concretezza e visione. E quando ne parla, a Giovanni brillano gli occhi.

A me invece, al di là delle discussioni sullo stile assunto nell’elaborare i vini, vieppiù le referenze ambiziose, che può piacere o non piacere, mi ha fatto brillare gli occhi Dino.
Che oltre ad essere stato il padre di Giovanni, è oggi una etichetta-dedica di Chianti Classico tirata in pochi flaconi (sigh!) e che intende onorare la personalità del sangiovese di Panzano, declinandola nel verso della nudità. Affina in anfore di terracotta prodotte dalla storica manifattura di famiglia dell’Impruneta, di cui Dino Manetti è stato il proprietario.
Non lo so, ma forse è in questa intima connessione con la storia di famiglia, divisa fra la produzione della terracotta e la produzione vinicola, che si consuma e si sublima quell’esperienza sensoriale.
Perché Dino ’22, il vino, è di una freschezza e di una integrità esemplari, butta fuori solo essenza.
Il peso non conta, l’alcol boh, dov’è!?
Tutto si annulla per fare spazio al didentro.
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Fontodi – Via San Leolino 89 – Panzano in Chianti (FI) – www.fontodi.com

Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.









