L’agguerrita associazione dei produttori di vino di Montespertoli ha sapientemente investito dei fondi pubblici nella professionalità di Alessandro Masnaghetti, che ha sfornato una more solito esaustiva cartografia dei vigneti del territorio comunale, con relativi approfondimenti e differenziazioni di terroir. Quanto mai adatto e utile per un Comune in cui l’estensione vitata disegna pervasivamente il paesaggio.
Però vale la pena approfondire alcuni aspetti, che per traslato conducono a riflessioni su una situazione generale. Lo studio cartografico e pedologico in effetti riguardava l’intero territorio comunale E NON l’areale della sottozona Montespertoli della denominazione Chianti DOCG. Non è un caso, né un unicum: fondamentalmente le sottozone del Chianti non se le fila quasi nessuno (con le dovute eccezioni). Il termine Chianti è tanto iconico e riconoscibile, quanto sputtanato. Vi sono imbottigliatori che hanno fatto (bene) il loro lavoro di imbottigliatori, inondando i mercati dell’orbe terracqueo di milionate di bottiglie di impeccabile fattura tecnica e immediata piacevolezza fruttata, a prezzi a livelli di commodity. Ciò ha innegabile senso e successo commerciale, e mette insieme il pranzo e la cena di innumeri coltivatori diretti che vendono le loro uve. Ma anche mortifica gli sforzi di piccole aziende familiari che non possono contare sulle medesime economie di scala, e quindi lottano per evidenziare una qualità percepibile (e remunerabile) che può essere solo di matrice territoriale.
Il nome Montespertoli in etichetta potrebbe (in un mondo perfetto) servire a differenziare questi prodotti dal suddetto mare magnum: ciò però ad uso di un pubblico che riconosce a malapena l’Italia su un planisfero politico (o anche il Venezuela e la Groenlandia, se è per questo), figuriamoci Montespertoli. Non è purtroppo una disfunzione che riguarda solo le sottozone del Chianti: telefonare a Suvereto e Val di Cornia, per riscontri.
Tanto più che Montespertoli come sub-denominazione è oltremodo curiosa: è nata nel 1997 assai dopo le altre sottozone “consorelle”, su un territorio che pur essendo comunale, però incongruamente si sovrappone anche al Chianti Colli Fiorentini. Come dire che esistono vigne (poche per fortuna) per le quali chi ne fa vino può scegliere, seguendo l’adeguato iter burocratico, INDIFFERENTEMENTE se questo prodotto deve essere un Chianti Montespertoli o un Chianti Colli Fiorentini. Con buona pace dell’identità territoriale che una sottozona dovrebbe sottendere, e per cui è nata. E in alto i cuori.
Quindi nel 1997 a Montespertoli si è sentito il bisogno di vedere riconosciuta la propria sottozona (gli altri sì, e noi no? Sia mai!!). E’ vero che a 25 anni di distanza molta acqua (e molto vino…) è passato sotto i ponti, ma nel momento in cui gli attori di quel territorio cooperano per significare altro (e significarsi, aggiungerei), questo strumento operativo e amministrativo, CHE CORRISPONDE A UNA DELIMITAZIONE GEOGRAFICA, viene scartato.
Pazienza, qualora il comprensorio comunale in cui i soci dell’Associazione paiono riconoscersi si ponesse come fondamento e premessa di elementi comuni, di uno stile condiviso. Lectio magistralis di Masnaghetti a parte, nella successiva degustazione, prescindendo dalla incontestabile piacevolezza di molti prodotti, accade quanto segue: la stragrande maggioranza delle aziende NON propone Chianti Montespertoli DOCG; quando presente, è l’etichetta di entrata della gamma, con un’eccezione. Per il resto si spazia tra bianchi (in legno e no), due spumanti, IGT di varie fogge, uvaggio e ambizione, interessantissimi recuperi di vitigni autoctoni vinificati in purezza, un Vin Santo (strepitoso).
Un plauso all’entusiasmo dell’Associazione, un ringraziamento per l’opportunità di tornare in un comprensorio la cui grande bellezza è rifulsa comunque nonostante il tempo avverso. Doveroso riconoscimento per la qualità di più di un assaggio, alla cordialità e disponibilità dell’accoglienza. E entusiasta citazione per un buffet delizioso e non scontato.
Ma chiedo venia, in termini di vino e sua personalità, non sono riuscito a capire che cosa mi si volesse raccontare. E dalla mia precedente esperienza in analogo evento, non mi è parso di intravedere soverchie differenze.
Rimane la lungimiranza di essersi dotati di uno strumento che usato con criterio può consentire di meglio conoscersi e raccontarsi. A seminare l’Associazione ha provveduto. Attendiamo fiduciosi il primo raccolto.
Nell’ultima immagine, il territorio di Montespertoli dalla Fattoria Parri

Sono oramai una ventina d’anni che sto con il bicchiere in mano, per i motivi più disparati, tra i quali per fortuna non manca mai il piacere personale. Ogni calice mi pone una domanda, e anche se non riesco a rispondere di certo imparo qualcosa.
Così quel calice cerco di raccontarlo, insegnando ai corsi sommelier Fisar, conducendo escursioni enoturistiche, nelle master class che ho l’onore di tenere per il Consorzio del Chianti Classico; per tacere delle mie riflessioni assai logorroiche che infestano le pagine web e cartacee, come quelle della Guida Vini Buoni d’Italia per la quale sono co-responsabile per la Toscana.
Amo il Sangiovese, Il Riesling della Mosella, il Porto, ma non perdo mai occasione per accostarmi a tutto ciò che viene dall’altrove enoico. Vivo da solo e a casa non bevo vino, poiché per me il vino è condivisione: per fortuna mangio spesso fuori, in compagnia.









