Verso l’ora del tramonto di una tersa, soleggiata giornata d’inizio marzo, mentre ero in Alsazia per un lungo viaggio dedicato ai Grand Cru di Riesling, arrivo, come ultimo appuntamento della giornata, a casa di Sylvie Spielmann, un’azienda agricola di Bergheim (2 route de Thannenkirch) d’impronta rurale – la tenuta è molto vicina al concetto di fattoria – che pratica agricoltura biodinamica.

Come prima cosa, Sylvie mi porta in una posizione panoramica dove è possibile vedere i due Grand Cru di Bergheim: l’Altenberg e il Kanzlerberg che, pendenze marcate a parte, non potrebbero essere più dissimili. Il celebre, imponente Altenberg, “l’antico colle” conosciuto dal XII secolo, si estende per poco più di 35 ettari esposti a sud-est su un suolo marnoso-calcareo ricco di sassi e fossili a una quota compresa tra i 220 e i 320 metri, mentre il misconosciuto Kanzlerberg che, con i suoi 3,23 ettari, è il Grand Cru più piccolo di tutta l’Alsazia, ha un’esposizione a sud-ovest, un’altitudine di 250 metri e soprattutto un terreno con una forte presenza gessosa (formazione del Keuper) all’interno della composizione argilloso-calcarea.
«Jean-Michel Deiss dice che l’Altenberg è solaire, mentre il Kanzlerberg è lunaire» afferma Sylvie (viso rotondo e franco dentro una generosa corporatura alsaziana), la cui passione, autentica e viscerale, per la propria terra e il proprio mestiere, è accompagnata da una profonda conoscenza del suo terroir, come avevo già avuto modo di constatare qualche anno fa a una degustazione presso il suo distributore italiano, Stefano Sarfati: Sylvie era intervenuta portando da casa una grande mappa dei cru di Bergheim appoggiata a un cavalletto che ho ritrovato nella sua sala degustazione.
La famiglia Spielmann è legata all’antica cava di gesso locale da oltre un secolo. Fu Sébastien Spielmann, l’antenato della famiglia, a osservare durante la guerra di Crimea (1853-1856) come questa pietra venisse lavorata per produrre gesso. Avendo notato a Bergheim dei giacimenti simili, decise di sfruttarli, presto imitato da altri, tanto che nel secolo scorso in zona esistevano non meno di sei moulin à plâtre (mulino per gesso), ma gli Spielmann furono gli unici a portare avanti l’attività, prima in una cava a cielo aperto e poi attraverso gallerie che scendevano fino a 30 metri di profondità.Fu poi il nonno di Sylvie, Julien Spielmann, a iniziare la coltivazione della vite per produrre vino. Ancora oggi il gesso continua a plasmare il carattere dei vigneti: ben 7 ettari dei 9 complessivi dell’azienda si trovano intorno all’ex cava, i cui terreni dalla forte identità sono sempre stati considerati da Sylvie Spielmann come la base inalienabile da cui partire per i propri vini. Dopo aver studiato viticoltura in Champagne e Borgogna, Sylvie si è trasferita in California e poi in Australia, sentendo il bisogno di allontanarsi da casa per poi farvi ritorno, riabbracciare le proprie radici e interpretare il proprio territorio: è il 1988.
«Tutto all’inizio sembrava allontanarmi da casa. Sono andata altrove, ma sempre per ritrovare la vite e il vino. Lì ho capito che la vera sfida era produrre vini di territorio nella tenuta di famiglia».
L’origine del Grand Cru Kanzlerberg risale ai Cavalieri Templari del XII secolo. Le viti furono in seguito coltivate dai Cavalieri di San Giovanni dell’Ordine di Malta, da cui proviene il nome Kanzlerberg, ovvero “colle di San Giovanni”. Il suo terreno di marna grigia e nera è caratterizzato da affioramenti di calcare silicizzato con inclusioni di barite bianca e fluorite viola dalla forma perfettamente cubica. «In questo luogo, intriso di storia, vibra di un’energia che conferisce ai vini una personalità unica».
La parcella di riesling (il Grand Cru ospita anche il gewürztraminer e, in misura minore, il pinot gris) ha pendenze che dal 30% si spingono al 45%. Le vigne più vecchie (gli impianti risalgono al 1950, al 1973 e al 1980) vengono lavorate con il cavallo.
L’Alsace GC Kanzlerberg Riesling fa fermentazione spontanea e affinamento sui lieviti per una decina di mesi.
Il 2019 – «l’annata migliore che ho vinificato» – ha colore acceso, luminoso, i profumi sanno di fermenti naturali, spontanei, di frutto maturo, del balsamo della propoli, il palato è ricco, cremoso, invitante, gourmand e nel finale fa balenare un tono più sapido. Secondo Sylvie «è orizzontale al palato ma persistente».
Il 2018, annata calda, profuma di fermentazione spontanea, ha pienezza, succosità, note di miele e accensione balsamica.
Il 2017, che qui è stata un’annata fresca, odora di fiori, di erbe, di fermenti spontanei, ha un frutto pieno di succo, invitante, gourmand, con lungo, lunghissimo finale dritto, sapido-salino.
Il 2014, sempre color del miele, emette timbri olfattivi di erbe aromatiche, di minerali, di fermenti rurali mentre il sorso succoso sa di albicocca, di frutta esotica, di pesca minerale, con allungo continuo, teso, vibrante. «Ha dentro tanta energia».
Il 2011 è balsamico, mentolato, intenso, caldo, pieno, maturo, un po’ statico, con un finale di buccia d’agrume. «È un po’ meno vibrante perché quell’anno abbiamo fatto la Sélection de grains nobles».
Il 2010 profuma di propoli, di miele, di fermentazione naturale, ha ricchezza, contrasto, tonicità e tanto, tanto sapore in un finale davvero lungo. «Molto maturo con 9 grammi di zucchero e tanta acidità». Sylvie legge gli appunti di vendemmia che è andata nel frattempo a recuperare.
Il 2009 ha colore acceso dorato, un naso spontaneo, vibrante, intenso, una bocca piena, morbida, tonica, invitante. «Ha 10 grammi di zucchero ma non è un problema: il vino lo sopporta bene per la sua acidità e mineralità».
Il 2008 esprime tanto idrocarburo, tra il cherosene e il minerale, è pieno di succo quanto tonico, diffondendo una rinfrescante corrente balsamico-mentolata dalle note di eucalipto, con perentorio, lungo, dinamico finale ancora d’idrocarburo.
Il 2006 esplode: frutta esotica, note minerali, toni d’idrocarburo, effusioni di menta, sfumature di rosmarino, tanta camomilla, spiccati toni di botrite e un finale pieno di carattere. «È stata un’annata difficile con molta umidità e un’alternanza di muffa nobile e muffa grigia. Quando toccavi i grappoli, cadevano per terra. 16 grammi di zucchero».
Il 2005, annata molto calda, ha un colore cristallino, profumi di scorza d’agrumi e fusione idrocarburico-minerale, sorso pieno di succo, molto contrastato, con elementi agrumati e minerali che si compenetrano, con zucchero da 13 grammi sublimato dall’acidità e dal sapore, con una persistenza lunghissima, quasi salata.
Il 2003, annata di canicola, reagisce magnificamente: menta pura, erbe aromatiche e balsamiche a iosa, sorso invitante con un finale dove tornano le note di menta ed erbe.
Il 2001, ancora di colore giallo grano, intenso e definito, come se il trascorrere del tempo non provocasse ossidazioni, emette note olfattive balsamiche e mentolate, ha un palato succoso quanto secco, molto secco, con allungo prepotente di camomilla e zafferano prodotti dalla muffa nobile, e un finale sapido, incalzante, persistente.
Passando alle versioni più dolci, da sempre fiore all’occhiello della produzione alsaziana, e continuando a rimanere all’interno della produzione del Grand Cru Kanzlerberg, il Riesling Vendanges Tardives 2009 offre luminose sensazioni mielate, è succoso, non molto denso né dolce, quasi ammandorlato, di bell’equilibrio, con persistenza di caramello e ancora miele.
Il Riesling Vendanges Tardives 1997 è il frutto memorabile di una memorabile annata. Colore dorato intenso, sensazioni di purezza minerale, sorso succoso-vellutato, molto balsamico, molto mentolato, tante erbe aromatiche, tanta menta e poi frutta esotica. Lunghissimo.
Il Riesling Sélection de Grains Nobles 2015 è un tripudio di botrite, di miele, di scorza d’arancia, di kumquat, ha densità, contrasto e incessante persistenza.
Il Riesling Sélection de Grains Nobles 2007 – un anno di grazia dove sono state prodotte ben quattro SGN: Riesling, Gewürztraminer, Pinot Gris e perfino Pinot Noir! – è un altro tripudio: miele, buccia di agrume candito, arancia candita, albicocca secca, caramella d’orzo, tatto denso, viscoso, permeante, quanto fresco, saporito, persistente. Una delizia.
Rimanendo sempre nel Grand Cru Kanzlerberg ma passando al Gewürztraminer, la Sélection de Grains Nobles Quintessence 2011 ha un magnifico respiro di pura muffa nobile, una densità voluttuosa, un invitante miele balsamico, un’aromaticità assai speziata, con 189 grammi di zucchero sciolti in un’acidità che lo rende dinamico, contrastato, brillante: finale lunghissimo.
Le foto sono dell’autore, ad eccezione di quella che compare nel richiamo in home page, che è di Christian Dumoulin










