Seicentocinquanta pagine per un monumento della letteratura enoica, la cui straordinarietà, fra le tante, la si misura anche dal fatto che a quelle pagine si rischia veramente di restarne avvinti, conquistati da una scrittura perfettamente in bilico fra approfondimento storico ed evocazione, basata su un invidiabile senso del racconto e su un ritmo narrativo che è linfa vitale.
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