L’isola dei Rossi dei fratelli Muratori

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di Luca Bonci e Riccardo Farchioni

SUVERETO (LI) – In un momento in cui le parole d’ordine sembrano essere crisi, troppi produttori, troppo vino… ecco che invece c’è chi mette in piedi non una ma quattro aziende vinicole. Come sono quattro i fratelli Muratori autori dell’impresa che, provenienti dal settore tessile, evidentemente credono ancora nella vitalità di questo settore dell’agroalimentare, assai trainante fino a qualche anno fa. Il progetto, veramente ambizioso e che fra l’altro è già praticamente realtà visto che le quattro aziende seppur non ultimate nei dettagli sono già funzionanti, si chiama Arcipelago. Arcipelago come insieme di isole: c’è infatti l’isola delle bollicine (anzi, ufficialmente del Metodo Classico), Villa Crespia in Franciacorta, ci sono le due isole dei vini bianchi e dolci entrambe in Campania (Oppida Aminea nel Sannio beneventano e Giardini Arimei ad Ischia) e l’isola dei Rossi, questa Rubbia al Colle, nella livornese Val di Cornia fra Campiglia Marittima e Suvereto, che è stata protagonista il 13 settembre di una inaugurazione in grande stile, con tanto di convegno, colazione curata dallo chef “star” (l’amico di famiglia Gianfranco Vissani) e bagno di folla pomeridiano.

L’azienda “poggia” sostanzialmente su tre tipologie di territorio: sui poderi Casalappi e San Lorenzo nella pianura alluvionale, sul Poggetto alle Pulledre nella bassa collina, sul podere La Rubbia in collina. Terreni che quasi totalmente ospitavano altre colture (ad esempio gli spinaci o il carciofo violetto tipico della zona), ma dove si incontravano anche delle vigne (sangiovese, trebbiano, malvasia, ansonica, ‘pisciona’, ed uva fragola) che sono servite a Francesco Iacono, “agrienologo” dell’azienda (e di tutto l’Arcipelago) a selezionare i migliori ceppi da reimpiantare, dopo accurati studi di zonazione. Quasi la metà della superficie vitata è dedicata al sangiovese, al quale si riserva una fiducia insolita in questa parte costiera della Toscana (tradotta nei due vini Drumo e Rumpotino che sono proprio a base sangiovese, il secondo con un piccolo saldo di ciliegiolo) e per il resto da cabernet sauvignon, merlot, petit verdot, syrah (che entrano a far parte di Olpaio e Rabuccolo).

La cantina, curata dall’architetto Massimo Pagliari, è ipogea, ossia costruita sottoterra per non modificare il profilo collinare (e sulla collina è stata addirittura ricreata la macchia mediterranea preesistente) ed essere completamente invisibile dalla strada che, dall’uscita dell’Aurelia, congiunge Campiglia Marittima a Suvereto immergendosi subito in un paesaggio da non stravolgere. E nulla lascerebbe sospettare, in questa “cantina che non c’è”, gli immensi volumi interni, dove i soffitti sono quasi un cielo artificiale, che ospitano non solo i classici tini di acciaio e di legno, ma anche, richiamandosi a metodi in uso nell’antichità ma anche accogliendo le nuove tendenze “naturali”, i “barricocci”, delle barrique realizzate in cotto di Impruneta dai fratelli Masini. Recipienti (per ora sono un’ottantina, saranno oltre duecento a regime) in cui il sangiovese stazionerà dieci anni uscendone con una personalità tutta nuova, senza i tannini ceduti dal legno e quindi maggiormente preservato nella sua territorialità.

Alla fine del gennaio 1982 Tiziano Giudici, l’ultimo abitante del Poggetto alle Pulledre, “chiuse la porta e riconsegnò le chiavi”, come disse lui stesso in un’intervista, ultimo di un pugno di contadini che avevano popolato questa parte di campagna Toscana. Dopo l’abbandono e l’incuria, oggi si apre una nuova era: comincia infatti ufficialmente, con questa inaugurazione, l’avventura dei fratelli Muratori in Toscana.

Azienda Agricola Fratelli Muratori
Tenuta Rubbia al Colle
Località Poggetto alle Pulledre
Suvereto (LI)
www.fratellimuratori.com

Galleria fratelli Muratori

L'AcquaBuona

2 COMMENTS

  1. Ciao, Luca.Grazie davvero per quanto è stato scritto. e mi spiace di non avervi potuto salutare come avrei voluto. Tu che c’eri sai che il tempo non ci ha favorito, ma il programma è stato fatto alcompleto,compresp il concerto dei Pooh in cantina .
    Mi permetto solo di dirti che Iacono si chiama Francesco. Di Roberto ne basta uno……Un abbraccio, Josè

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