Qui Cocconato d’Asti, la riviera del Monferrato/1: orgoglio Barbera, ma non solo…

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Cocconato d’Asti è un delizioso borgo dell’astigiano, da sempre buen retiro dei torinesi ma strategicamente vicino ad Asti e a Casale Monferrato. Dall’alto dei suoi 500 metri sul livello del mare gode di bellissimi affacci su questa zona del Monferrato (come quelli che si possono ammirare dal giardino della fascinosa Locanda Martelletti) ed è proprio questa altitudine, con le escursioni termiche e le ventilazioni ad essa associate, che sta dando alla sua viticoltura una direzione nuova consentendo al territorio di esprimere vini che rispetto ad altre zone risentono meno della ben nota deriva verso l’alto delle temperature.

Ecco perché  la dinamica pattuglia di produttori in esso radicata, oltre a rafforzare e a motivare con nuovi argomenti quell’”orgoglio Barbera” tipicamente astigiano per questo vino che sa di antico e di popolare, tende sempre di più a guardarsi intorno e a sperimentare nelle proprie terre la coltivazione di altre uve (una per tutte l’albarossa, incrocio fra la fracese chatus e la barbera) fino ad esplorare, addirittura, una personale “via al nebbiolo”, per niente scoraggiati dalla alquanto brusca esclusione subìta dalla recente doc Albugnano, che vede proprio la grande uva piemontese come protagonista. Questa è l’impressione ricavata incontrando alcuni dei membri del Consorzio Cocconato Riviera del Monferrato nell’ambito della manifestazione Cocco Wine, curata dalla testata enogastronomica Go Wine e giunta quest’anno alla ventunesima edizione, che ha visto protagonisti i loro vini prima in una bella degustazione e poi in una piacevole serata a tavola all’aperto nella raccolta e deliziosa piazza Cavour.

Partiamo allora da Maciot, un’azienda agricola a tutto tondo, biodinamica con certificazione Demeter dal 2013, che oltre ai 23 ettari vitati possiede quattro ettari di noccioleti, frutteti, due strutture ricettive e punti vendita di prodotti tipici selezionati (gelato compreso). Dal 2021 è stato deciso un “alleggerimento” dello stile della barbera anticipandone le vendemmie, incrementando le concimazioni per aumentare la produzione e cercare di favorire l’acidità rispetto al grado alcolico. Ed effettivamente la Barbera d’Asti 465, che evoca l’altitudine della vigna Bricco Montecapra da cui è tratta, mostra un colore violaceo fitto e un naso intenso e persistente con un belle sensazioni primarie di frutto e sfoggia una beva croccante, acida, ancora con tratti giovanili, piccole intemperanze e squilibri inclusi. La Barbera d’Asti Superiore Four Rapet 2020, che richiama il nome in dialetto dei grappoli più dolci, insiste invece maggiormente sul frutto maturo in un contesto di impatto aromatico e solidità d’impianto ragguardevoli.

Da Marovè, un bell’agriturismo con annessa Osteria della Pompa, arrivano vini che hanno una spiccata acidità grazie anche alla forte componente calcarea del terreno. La Barbera d’Asti 2021 attira l’attenzione per il suo colore rubino “leggero” con belle trasparenze e un olfatto delicato, suadente, fatto di sensazioni di ciliegia e lampone che si ripropongono in una beva scorrevole, vellutata e pungente, leggera sul palato.

In Federico Nicola si intuiscono serietà e determinazione, e una propensione per vini opulenti e di impatto. Le sue vigne partono dai 400 metri con lo chardonnay, a metà collina c’è la bonarda e in alto barbera e nebbiolo, che va in bottiglia con la doc Albugnano Superiore. La Barbera d’Asti 2021, dal colore intenso, mostra un olfatto  inzialmente chiuso ma di cui si intravede la profondità. Si apre lentamente su note grafitiche per liberare poi sensazioni persistenti di frutta matura ribadite in una beva subito all’insegna della densità che si distende progressiva riuscendo a giocare su morbidezza, finezza e piacevolezza di frutto. La Barbera d’Asti Superiore 2019 ha un naso ricco che spazia dalla confettura di fragola e lampone alle note di cacao. Ingresso al palato subito spesso e cremoso, dove è potente e impattante; qualche nota amaricante nel finale. “A margine”, l’Albugnano Superiore 2019 (cinque mesi in tonneau), un elegante espressione di nebbiolo.

Poggio Ridente è una azienda frutto del lavoro dell’enologo curioso e dinamico Giovanni Dezzani e di sua moglie Cecilia Zucca. Bello il loro locale per le degustazioni con affaccio spettacolare sulle vigne. La Barbera d’Asti Superiore San Sebastiano 2021 stupisce per le sue sensazioni di erbe aromatiche agrumate (timo limone e citronella), di pepe verde e basilico, che connotato un olfatto ampio e pungente. In bocca è un vino fresco e potente, già equilibrato e bevibile e che si allarga imperioso nel finale. La Barbera d’Asti Superiore San Sebastiano 2018 è caratterizzata da sensazioni verdi e mentose, affiancate da note floreali e da un frutto elegante. In bocca è un vino vellutato, leggero e fresco. “A margine” il Piemonte Albarossa del Marusè 2021, un vino fragrante, dal prorompente corredo fruttato con il mirtillo protagonista.

Benefizio di Cocconito (non è un refuso, Cocconito è una frazione di Cocconato) è una piccola azienda nata 25 anni fa da una coraggiosa scelta di vita di Giuseppe Bo che la fondò grazie a complicate acquisizioni di possedimenti ecclesiastici e che oggi ha una grande curiosità verso il nebbiolo su cui ha deciso di investire. La Barbera d’Asti Superiore Cocconito 2019 è lieve, elegante, ampia e fresca al naso. La beva è sapida e pungente, vellutata e saporita e nel finale è marcata da un tannino fine e leggero. Un vino di gran bella bevibilità.

Infine, nella bella serata in piazza, da menzionare la Barbera d’Asti La Luna e le Stelle 2020 di Dezzani, azienda di lungo corso del territorio, un vino dal naso sottile ed elegante e una beva rotonda e compatta, dinamica e conclusa con un tannino finissimo; e la Barbera d’Asti Superiore Stradivario 2012 di Bava, probabilmente il produttore più noto del territorio con importanti possedimenti anche in Langa, un vino che sorprende per la sua freschezza e che regala sorprendenti e piacevoli sensazioni giovanili.

Riccardo Farchioni

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