Suggestioni parigine 2024

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Viene un pizzico di invidia al constatare che quella che si considera e vuole essere una grande capitale europea, all’ottimo collegamento fra l’aeroporto di Orly e la città offerto dalla Orlyval (ogni 6 minuti, 16 euri), ne ha aggiunto un altro, quello garantito dalla linea 14 della metropolitana che porta allo snodo di Saint Lazare, da dove arrivi pressoché dappertutto. Magari c’è da trascinare un po’ il trolley, ma costa 10 euri.

Rue de Bourgogne

Alloggiare a Rue de Bourgogne, significa stare nella Parigi che mette un po’ di soggezione, a due passi dall’Hôtel des Invalides, dall’Assemblea Nazionale e dal museo Rodin. Si torna magari frastornati dal casino dei luoghi più turistici e ci si rimette subito in riga, immersi in una atmosfera di rarefatta eleganza. E poi, esci dal palazzo e nel portone accanto c’è Auguste, stella Michelin. Fai duecento metri verso sinistra e trovi l’Hemicycle, stella Michelin e, by the way, chef romano (Flavio Lucarini). Ne fai duecento verso destra e c’è l’Arpège, tre stelle Michelin all’angolo con Rue de Varenne.

Scampoli di Olimpiadi

Nella Parigi stravolta dalle Olimpiadi il turista  costernato ha trovato tante strade sbarrate dalla polizia, tre stazioni consecutive della metro chiuse e celebri piazze (vedi Concorde) trasformate in arene per epiche imprese sportive.

Ma arrivando a tre giorni dalla fine, si può anche prendere il meglio, camminando liberamente dove di solito ci sono fiumi di auto, respirando l’atmosfera dell’evento con uno sciamare di gente con il badge al collo e di atleti da tutto il mondo con magliette e bandiere del proprio Paese.

Ce n’è uno simpatico con una medaglia al collo, viene dalla Mongolia e sorride mentre viene festeggiato perché è nientemeno che alla sua sesta olimpiade. Lo filmano e lo intervistano, tante foto e tanti selfie. Nella lunga corsia dedicata alle maratone (maschile e femminile) vengono trascinate enormi telecamere, e lungo il percorso in tanti si affacciano per vedere se per caso passa un corridore.

Ostriche all’Hotel du Nord

Passeggiare lungo il canal Saint Martin è sempre piacevole. E’ bello far perdere lo sguardo sul corso d’acqua ritmato dai colorati ponti mobili che riflette il verde degli alberi e l’azzurro del cielo estivo. Purtroppo c’è anche qualche palazzone di troppo, ma l’atmosfera è di quelle giovanili, in tanti sono seduti sulle rive a chiacchierare, a mangiare e a bere. Ci ricordavamo da visite di anni fa tante bottiglie di vino, ma ne vediamo molte meno, purtroppo.

Le guide consigliano di sedersi ai tavoli de La Marine, dai quali è vero che si vede il canale ma attraverso un discreto fiume di auto con tubi di scappamento annessi. Preferiamo allora il fascino antico dell’Hotel du Nord, quello dell’emozionante film di Marcel Carné. Dentro, una grande sala dall’arredo classico, dove d’inverno si svolgono concerti di musica classica e jazz, e spettacoli di cabaret. Fuori pochi tavolini, e anche se il canale è vicino ma non si vede, l’atmosfera è tranquilla e piacevole. 

Aperitivo a base di ostriche n.3, quelle che pesano mezz’etto, un po’ “a centro classifica” nella scala dei valori qualitativi ma assai gustose e gustativamente intriganti grazie a un sorprendente finale dolce.

Eh sì, le ostriche hanno subìto un profondo fenomeno di “democratizzazione”: riecco le n. 3 nella formula “Aperò” (sei con un bicchiere di vino a 15 euro) nello spigliato Paris Pêche (dove hanno anche le boulotte, sorta di chiocciolone di mare) della allegra e deliziosa zona del marché d’Aligre che mantengono il loro tono salmastro e pungente dall’inizio alla fine.

Pranzo a Le moulin de la Galette

Scendendo dalle zone più sopportabilmente, se si è di buonumore, altrimenti insopportabilmente turistiche di Montmartre, può capitare di non saper resistere alla tentazione di pranzare nel luogo mirabilmente ritratto da Renoir nel suo Ballo a Le moulin de la galette. Sopra incombe, appunto, il mulino. Sotto c’è un raccolto spazio esterno, ma preferiamo entrare nella sala ampia e piacevole. Il cameriere è (fin troppo) simpatico e con cortesia divide un tavolo da quattro per offrirci l’affaccio sulla graziosa via.

Nel menu, sono ben eseguiti must quali la Soupe à l’oignon gratinée e il Coq au vin. Peccato perché l’atmosfera piacevole del luogo viene guastata da rovinosi inciampi nel servizio, con un errore nel piatto servito, l’entrecote chiesta in sostituzione (probabilmente nel frattempo) terminata, e la proposta di un dimenticabile brandade de saumon quando poi invece circolavano intorno assai più congrui fillet de beouf.

Galette Gourmet

Camminando all’imbrunire lungo la Senna luci, bagliori e una musica fragorosa in lontananza. Pizza! Pinsa!, scritte che probabilmente alletteranno molti, ma noi no, grazie lo stesso.

Poco più in là una postazione di street food ma in stile francese, composta e anche un tantino seriosa, nella quale figure si muovono come nella cucina di un ristorante. “Fou de Breizh”, è l’annuncio orgoglioso. Cibo bretone a cura di una maison familiale, bretonne et biologique,  con i fornitori delle materie prime, rigorosamente regionali, esibiti con orgoglio su di un apposito cartellone. Ci sono le crêpes, certo, c’è anche il gelato.

Ma il nucleo del menu è costituito dalle galette, simili alle crêpes ma più sostanziose, quasi ruvide, con il grano saraceno nell’impasto. Quella che attira è, oltre alle guarnizioni più classiche (a base di emmenthal, prosciutto, funghi, carne, verdure, ecc…), la proposta di quattro versioni “gourmet” fra le quali colpisce la Finistere, a base di trota affumicata, fondue di porri e crema alla curcuma che, oltre a colpire grazie a una presentazione cromaticamente vivace, è veramente buona con una materia prima, che si avverte di qualità, all’origine di sapori intensi e centrati.

Ed è bello gustarsela nella sera parigina, sui tavolini a bordo Senna.

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