In Toscana il confronto con l’uva sangiovese è inevitabile. Ci sono territori (Montalcino, Montepulciano, Chianti e Chianti Classico) che ormai lo conoscono bene, gli danno del tu, sanno che è un “tipo” difficile ma che se si impara a trattarlo dà grandi soddisfazioni. Ce ne sono altri che, nonostante abbiano intrapreso con successo strade diverse (pensiamo a Bolgheri, ma anche a Cortona con il syrah o le zone appenniniche con il pinot nero) lo guardano con rispetto. E poi ci sono quei comprensori che sono rimasti a lungo incerti se continuare a frequentarlo o provare a prenderne gradualmente le distanze.
Uno di questi è quello pisano, che con intensità sempre maggiore sta raccogliendo i frutti di un lungo percorso di presa di coscienza delle proprie possibilità. Anche qui, numerosi bei risultati “di pubblico e di critica” sono stati via via raggiunti grazie a fatica e caparbietà, e servendosi dei famigerati “vitigni internazionali”. Ma anche qui, ad un certo punto, ha prevalso (sta prevalendo) la toscanissima attrazione per questo vitigno, quasi che il sentirsi viticoltori compiuti possa avvenire solo accettando la sua sfida. Non a caso la Doc Terre di Pisa, che vuole fornire un quadro coerente della viticoltura matura del territorio e che sta crescendo con velocità sempre maggiore, prevede la sottodenominazione “Sangiovese”.
Quelli che seguono sono i risultati di una bella panoramica di sangiovese “pisani” dell’annata 2021, caratterizzata da una gelata ad aprile che fece perdere il 30-40% delle uve, e con buone piogge primaverili che crearono riserve idriche preziose per fronteggiare l’estate siccitosa. Vivacizzata dalle parole di Luca Grippo, influencer del vino ma dai solidi trascorsi nella guida Bibenda e giurato del Concours Mondial de Bruxelles, ha dimostrato come il rapporto con questa uva iconica sia ormai saldo e sicuro, grazie all’opera di valorosi pionieri e all’intelligenza “moderna” di nuovi viticoltori che credono in questo territorio e ne traggono nuove espressioni.
Serto 2021 – Colline Albelle (campione di barrique).
Una mano francese, quella di Julian Reneaud, guida una realtà di Riparbella nella parte più costiera della provincia pisana, interpretando le regole dell’agricoltura biodinamica. L’uva è stata vendemmiata dal 29 agosto, coerentemente con l’idea di realizzare progressivamente un sangiovese con basso tenore alcolico come viene già fatto con il vermentino.
Di colore porpora intenso è fresco e persistente al naso sulle note di frutta di bosco rossa fresca e di foglia di pomodoro; la beva è equilibrata e vellutata, contrastata da acidità viva, e accompagnata da una decisa sapidità nel finale in cui si avverte la scalpitante gioventù. Buona ma non esagerata lunghezza.
Il Presuntuoso 2021 – L’Agona
Questa azienda a conduzione strettamente famigliare nelle colline di Terricciola da due ettari e mezzo di vigne piantate ad alta densità (8500-9000 piante per ettaro) trae un vino che affina 18 mesi fra barrique e tonneau usati e altri 8 in cemento.
Di colore rubino di media intensità, mostra un naso comunicativo e leggero in cui si avvertono toni spigliati di caramella di lampone. Aromaticamente coerente, in bocca è rotondo e vellutato, con un andamento di beva ordinato in cui alla lunga il rovere si fa sentire. Bella energia nel finale.
Chianti Superiore Cerretello 2021 – Pieve de’ Pitti
Ancora dalle colline di Terricciola una imponente tenuta con vigneti a conduzione biologica. In questo vino il sangiovese è completato da alcune delle uve classiche previste nella composizione del Chianti, ossia canaiolo e malvasia nera, e matura in cemento.
Il naso è sfaccettato e persistente senza allargarsi troppo, e gioca fra l’arancia candita, note mielate e la frutta rossa matura. La bocca è quella di un vino ancora alla ricerca del suo equilibrio (del resto questa cantina preferisce far uscire le proprie etichette piuttosto tardi) fra qualche dolcezza insistente, un alcol chiaramente avvertibile e un tannino un pochino scalpitante.
Severus 2021 – Podere Marcampo
Dietro questo vino c’è la storia poetica di una famiglia abruzzese con un combattente intraprendente (Genuino del Duca) e la sua infaticabile moglie Ivana che hanno attraversato esperienze importanti di ristorazione per arrivare al vino (certificato bio) grazie all’impegno profuso dalla nuova generazione rappresentata da Claudia Del Duca.
Il territorio di Volterra con le sue particolarità (argilla “tosta” e sotto una placca di sale che arriva fino a Castagneto Carducci) marca decisamente questo vino la cui peculiarità appare già alla vista, con il suo colore cupo e fitto. Al naso si esprime su note terrose e di frutta nera, e al palato è subito scattante, di grande vitalità ed energia, e va al galoppo esibendo spontaneità e sapidità. Vibrante e fresco il finale.
Terre di Pisa Sangiovese VignAalta 2021 – Badia di Morrona
Una incantevole abbazia camaldolese del 1200 è al centro di una tenuta ormai da decenni custodita dalla famiglia genovese dei Gaslini Alberti, che furono fra i primi a credere nelle potenzialità del sangiovese piantato nel territorio di Terricciola.
Colore rubino di bella intensità; al naso convivono toni floreali e di frutta di bosco, accompagnati da una spruzzata di menta ed erbe aromatiche. Il vino si apre successivamente su note ampie di ciliegia e che si ritrovano all’ingresso in una bocca, più matura nel carattere, piena e vellutata. Riserva per il finale, saporitissimo e succoso, energia e un ragguardevole impatto gustativo accompagnato da bel tannino fine.
Terre di Pisa Sangiovese Reciso 2021 – Beconcini
Da San Miniato una coppia di dinamici viticoltori vantano vigneti della uva spagnola tempranillo portata probabilmente da pellegrini lungo la via Francigena da cui traggono due bei vini.
Ma è questo sangiovese che colpisce per la sua forza accompagnata da un fascino innegabile. Di colore rubino porpora di media intensità, esprime un naso leggero e persistente che a fresche note di ribes affianca intriganti sfumature di tè nero, balsamo, spezie e bacche (ginepro). Attacco gustativo subito saporito che prelude ad un ragguardevole impatto gustativo accompagnato da sapidità e acidità.
Terre di Pisa Sangiovese Ceppatella 2021 – Fattoria Fibbiano
Una famiglia lombarda decise di trasferirsi tanti anni fa in Toscana, nel territorio di Terricciola; prima con timidezza, e poi con decisione e caparbietà sempre maggiori hanno raggiunto risultati brillanti fra cui questo vino di fascino innegabile.
Colore rubino di media intensità e grande brillantezza. In un naso ampio ed elegante domina il registro floreale in cui convivono rosa e viola accompagnate da fresche erbe aromatiche. In un secondo momento si affacciano anche l’amarena e il ribes rosso, che preludono ad una beva che va in progressione, assai succosa e vibrante. Un vino leggero sul palato che sfoggia un bel rilancio nel finale.
Terre di Pisa Sangiovese Turseno 2021 – Marina Romin
Le sorelle Palazzi, pionieristiche vignaiole del pisano, hanno consentito alla attuale titolare Marina Romin di disporre di vigne ormai vecchie, tutte a uve autoctone e coltivate in regime biologico.
Questo vino ha naso fine e persistente, che con bella ampiezza esprime note floreali e di frutta di bosco fresca. In bocca è saporito esprimendo in una beva che procede senza strappi, contraddistinta com’è da una potenza controllata e non esibita, coadiuvata da una tessitura setosa e conclusa da un tannino di spiccata eleganza.

Scrive di vino, gastronomia e agroalimentare di qualità. Assieme a Luca Bonci ha fondato nel 1999 L’AcquaBuona. Direttore editoriale, gestisce le relazioni con i lettori e con la stampa. È membro dell’ASA (Associazione Stampa Agroalimentare)









