Presentazione a Firenze della Guida Vitae 2025 dell’AIS: una giostra gioiosa per l’appassionato di vino

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Che bello, finalmente l’Associazione Italiana Sommelier dopo lo stop dovuto al Covid19 ha deciso di rientrare in pista e presentare la sua Guida Vini Vitae 2025 in un evento aperto al pubblico e svoltosi alla Stazione Leopolda di Firenze il 16 novembre scorso. Il risultato del grande lavoro fatto da un migliaio di collaboratori raggruppati in 22 redazioni territoriali nel degustare 20mila etichette circa ha come nucleo i quasi 3000 vini censiti nel volume dei quali 452 sono stati premiati con il simbolo dell’eccellenza, la “gemma”.

La presentazione fiorentina, oltre a masterclass tematiche ed eventi collaterali (vedi la designazione di Andrea Gualdoni come vincitore del premio Miglior sommelier d’Italia–Premio Trentodoc), ha proposto in degustazione proprio le “gemme”; è stata assai ben organizzata e vivibile, e ha costituito un’occasione imperdibile per salire su una giostra gioiosa e istruttiva fatta di etichette meravigliose da assaggiare in sequenza passando da una regione all’altra, da un territorio all’altro, da una tipologia all’altra scegliendo fior da fiore, incrociando sensazioni e riannodando ricordi, trovando conferme e sorprese. L’unica nota stonata, le tante cose interessanti purtroppo inevitabilmente trascurate.

Scesi dalla giostra, ecco qualche appunto di degustazione che sarà, per una volta, “Toscana free”.


Vini bianchi

Iniziamo da uno dei vini bianchi italiani più iconici, il Trebbiano d’Abruzzo 2020 di Valentini, dove ritroviamo i “classici” sentori di cedro, pepe bianco, pietra focaia e macchia mediterranea; quello che stupisce è il modo in cui attanaglia il palato subito all’ingresso, dirompente ed acuto. Altro vino bianco con i caratteri dell’unicità è il Castelli di Jesi Verdicchio Classico Riserva Contrada Balciana 2022 di Sartarelli che ad un naso improntato alla frutta gialla dalla consueta seducente maturità dei toni, fa seguire un palato sfaccettato, dalla progressione impressionante, assai potente, secco e minerale, contrappuntato da qualche tono amarognolo e di grande persistenza.

Proseguendo con i bianchi da vitigni autoctoni, il Colli Tortonesi Timorasso Filari di Timorasso 2022 di Luigi Boveri (da singola vigna) colpisce per i suoi toni pirici e di idrocarburo quasi intossicanti per la loro intensità, mentre la bocca è spiccatamente minerale, nervosa, quasi asprigna nei toni agrumati che dominano il finale.

Di ineccepibile eleganza al naso, e spesso e potente in bocca, è il Rosazzo Terre Alte 2021 di Livio Felluga, assemblaggio di friulano, pinot bianco e sauvignon; il Collio Bianco 2023 di Raccaro (friulano, sauvignon e pinot grigio, vinificazione in acciaio) è un vino dal naso di godibile opulenza, fatto di toni fruttati espliciti e “caramellosi” (pesca bianca, pera) ed è coerente in una bocca molto saporita ed “easy”.

Della Campania non si possono mancare perlomeno alcuni dei suoi bianchi d’autore: il Costa d’Amalfi Furore Fiorduva 2023 di Marisa Cuomo colpisce come sempre per i suoi meravigliosi toni agrumati e “rocciosi” ed è elegantemente mediterraneo in bocca; il Fiano di Avellino Pietramara Etichetta Bianca Riserva 2021 de I Favati (una anteprima) sfoggia un naso pieno di frutta gialla e agrumi di incredibile persistenza e un palato che gioca sulla morbidezza e sulla intensità della sua progressione gustativa; il Cilento Fiano Pietraincatenata 2022 di Luigi Maffini mette in evidenza una opulenta frutta bianca matura al naso e una straordinaria forza al palato.

Dalla Valle d’Aosta è molto bello il Valle d’Aosta Chardonnay Le Vin de Michel 2022 di Grosjean Vins, elegante e persistente in un naso da una intensa mineralità e da un corredo imponente di sensazioni di fiori gialli; in bocca è compatto, sapido, saporito, fragrante e concentrato, e termina con un finale esplosivo.

Vini rossi

Partiamo dalla inevitabilmente ampia pagina di Langa, una di quelle full immersion dalle quali, come sempre, si ricava l’impressione di un universo fatto di infiniti caratteri e sempre nuove meraviglie da esplorare. Partiamo dal fascino straordinario del Barolo Villero 2020 di Livia Fontana (Castiglione Falletto) tratto da una vigna di un ettaro: il naso è seducente, ampio ed elegante fatto di sottobosco, fiori secchi, rosa; il palato è leggero, succosissimo e di persistenza gustativa impressionante. Il Barolo Broglio 2020 di Schiavenza (Serralunga d’Alba) ha naso carezzevole di carattere autunnale, di persistenza infinita e impreziosito dalle note di rosa appassita. In bocca si apre lentamente, è leggero sul palato, per chiudere poi con un grande finale. Di carattere più diretto, penetrante, elegantemente floreale il Barolo Cerretta 2020 di Giovanni Rosso (Serralunga d’Alba), che poi sfoggia un palato saporito, progressivo fresco e dal nerbo deciso.  Il Barolo Sarmassa 2020 di Brezza (Barolo) mette in evidenza un naso deciso, diretto, elegante, persistentissimo; entra in bocca subito pieno, morbido, di sostanza più che dinamismo, con una tessitura tannica seducente. Il Barolo Cannubi Riserva 2019 di Borgogno, dalla “mitica” collina di Barolo è un vino dall’olfatto intenso e penetrante dalla florealità e dai caratteri che paiono ancora piuttosto giovanili, ribaditi in un palato compatto, gustativamente impattante, denso e potente. Il Barolo Bricco Voghera Riserva 2014 di Azelia, che proviene da una vigna di 95 anni a Serralunga d’Alba anche se l’azienda è di Castiglione Falletto, ha straordinario fascino ed eleganza, e al palato è vellutato e spesso, col frutto in evidenza. Straordinario anche il corredo fruttato fragrante (la ciliegia in evidenza) del Barolo Vignarionda 2018 di Oddero, che accarezza il palato con una ampiezza “spaziale” e termina con un finale stratosferico. Come spesso accade, in vini di Vietti sono molto riconoscibili per le loro insolite “tonalità” aromatiche, a partire da Barolo Ravera 2020 in cui si intravedono toni chiari, addirittura  agrumati, e il Barolo Villero Riserva 2016 potente, compatto, ma anche leggero sul palato e setoso, fino ad un finale pieno di energia.

Il Barbaresco Maria Adelaide 2019 di Bruno Rocca Rabajà (Barbaresco) ha un naso puro, prevalentemente floreale, ed un palato che non colpisce immediatamente ma ha trama larga, bella succosità, ed un finale in allungo dalla persistenza pressoché infinita. Il Barbaresco Vallegrande Riserva 2019 di Ca’ del Baio (Treiso) invece, dopo un olfatto improntato su toni balsamici e di sottobosco, è compatto, potente e percussivo, per poi rinfrescarsi nel finale. Il Barbaresco Rizzi Riserva Vigna Boito 2019 di Rizzi (Treiso) ha naso arioso e fresco, delicatamente floreale; in bocca si allarga subito, è succoso, ed ha una progressione gustativa che lo conduce ad un finale di grande energia.

Uscendo dalla Langa, non si può mancare l’omaggio alla Barbera d’Asti Bricco Uccellone 2021 di Braida-Giacomo Bologna, dal naso ampio e avvolgente, e in bocca setoso, leggero, per diventare poi percussivo verso il finale con una espressione di frutto croccante.

L’Amarone della Valpolicella Riserva 2015 di Brigaldara (55% corvina, 35% corvinone, saldo di rondinella, affinamento di tre anni in legno grande e due in barrique) ha un colore rubino granato con belle trasparenze, e naso dominato da confettura di ciliegia, lampone e prugna; in bocca è pieno, largo, saporitissimo con un carattere dolce in cui innestano spunti acidi; è leggero e piacevole sul palato. L’Amarone della Valpolicella Classico Albasini 2017 di Villa Spinosa mostra una elegante dolcezza al naso e una beva piena, matura, potente e concentrata. Da un territorio veneto “outsider” come quello vicentino della cantina Masari, nasce il Montepulgo 2017, un merlot che affina 60 mesi in legno: di caratteri esplosivi sia al naso che in bocca, si mantene comunque equilibrato e scorrevole nonostante la sua ragguardevole densità.

Dall’Umbria il Montefalco Sagrantino Terra Cupa 2020 di Romanelli dall’olfatto opulento, mediterraneo, ampio e di grande intensità. In bocca è largo, caldo, di carattere maturo e dalla qualità del tannino eccezionale.Il laziale Habemus 2022 prodotto dalla cantina San Giovenale certificata bio, è un vino assai interessante che viene dalla Tuscia: impianti ad alberello ad alta densità, blend di grenache, syrah, carignano, tempranillo, lungo affinamento in barrique; fine al naso con seducenti note di frutti di bosco è succoso, vibrante, ideale per chi ama il frutto diretto e croccante.

Risalendo su fino in Alto Adige, troviamo l’Alto Adige Lagrein Vigna Klosteranger Riserva 2020 della Cantina Convento di Muri Gries per il quale non resistiamo a fare un paragone tennistico: così come in Sinner l’incredibile potenza non si associa ad un fisico muscoloso, anche nei grandi Lagrein come questo si avverte la materia imponente ma non c’è traccia di pesantezza o di ridondanza. Qui troviamo un colore violaceo fitto e al naso confettura di more e mirtilli; un carattere maturo e assieme elegante è evidente in un palato pieno ma non ingombrante e chiuso da una lunga scia fruttata.

Di Bruno Verdi, l’Oltrepò Pavese Rosso Riserva Cavariola 2020  (uve croatina, barbera, uva rara e ughetta di Canneto) ha naso speziato con un buon corredo di frutta rossa matura. In bocca è compatto, concentrato e croccante, con sfumature dolci.

Reincontriamo con piacere la Romagna interpretata dalla Fattoria Zerbina con il Sangiovese Marzeno Riserva Pietramora 2018 (oltre al sangiovese un 3% di ancellotta, vinificazione in acciao e tonneaux) giocato sulla purezza, l’eleganza e il dinamismo, e il Romagna Sangiovese Marzeno Riserva Monografia 4 2019 che aggiunge carnosità e concentrazione in bocca.

Arriviamo a sud e incontriamo un vino dalla lunga e meritata storia di successo partita dagli esplosivi anni 90 quando dimostrò come anche nel territorio campano i vitigni “internazionali” potevano contribuire a vini outstanding e di carattere territoriale. Il Montevetrano 2022, dell’omonima cantina di San Cipriano Picentino nel salernitano, blend di cabernet sauvignon (60%), aglianico (30%) e merlot vinificati in acciaio e affinati in barrique, sfoggia un frutto purissimo e scorre in bocca vellutato con straordinaria eleganza. Infine l’Aglianico del Vulture Superiore Vigneto Serpara 2019 di Re Manfredi-Cantine Terre degli Svevi sfoggia grande eleganza al naso, dove dominano note di frutta nera; è progressivo in bocca, dove riesce a mantenere una bella freschezza.

 

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