Il giro del mondo in 18 vini (dal catalogo di Proposta Vini)

Tempo di lettura: 8 minuti

A pensarci bene, l’idea di aprire una agenzia di distribuzione di vini nel 1984 ha significato farlo in un momento in cui la viticoltura italiana aveva sì dei “blasoni” storici o esiti felici di antiche e magari personali intuizioni, ma non aveva di certo un movimento dietro, una consapevolezza dei propri mezzi, una coscienza chiara che l’Italia fosse veramente pressoché nella sua interezza una terra del vino con i mezzi per impattare in modo significativo sui mercati e sulle tavole  non solo italiane, ma anche europee e mondiali.

E calandosi all’oggi, guardando la lunga “navata” della stazione Leopolda di Firenze piena di vignaioli consapevoli e maturi da tutta Italia, e pullulante di un pubblico di operatori che sciamano curiosi e interessati in occasione della presentazione del catalogo 2025 di Proposta Vini (3.000 etichette selezionate da 417 cantine di cui 258 italiane e 159 straniere a cui si affiancano 600 referenze spirits di 100 realtà ) si conclude che sì, il nostro Paese è diventato veramente un Paese di vignaioli i quali grazie a idee, pratiche, originalità e caparbietà, ricevono un grande apprezzamento per il loro lavoro. Apprezzamento che deve necessariamente essere anche economico.

Sono proprio questi vignaioli in genere senza grandi brand alle spalle che si propone di rappresentare Proposta Vini, come ha tenuto a enfatizzare il fondatore Gianpaolo Girardi, cercando di trasmettere la sua idea che fin dall’inizio è stata quella di “togliere le castagne dal fuoco” a chi è piccolo, nel senso di liberarlo dagli impegni di rappresentanza, perché magari deve stare sul trattore, o a potare, o in cantina e non ce la fa a girare per locali o fiere per promuoversi. Un’idea che ha funzionato visto che siamo qui, più di quarant’anni dopo, con un fatturato che ha raggiunto nel 2024 i 28 milioni di euro, siglando un +3% nonostante inflazione e altre problematiche contingenti, con dei trend ben chiari: crisi dello Champagne e dei rossi importanti, successo delle bollicine, dei bianchi e dei rossi “freschi”, e il grande momento degli spirits confermato dal selezionatore Antonio Beneforti che prevede nel 2025 e 2026 un successo del vermouth, il vino fortificato che diventerà sempre più attraente in quanto “crossover” tra liquoristica ed enologia

A ribadire il fatto che il vino coinvolge ambiti non solo economici, Proposta Vini si è sempre caratterizzata per la scelta di temi di interesse culturale (ricordiamo ad esempio quello dei vini delle abbazie frutto di una viticoltura antichissima). Quest’anno l’attenzione è stata concentrata sulle vigne a piede franco, ossia non innestate su quei portainnesti “americani” che, resistendo agli attacchi della peronospora, consentirono di far ripartire la coltivazione della vite dopo il flagello di 150 anni fa. Ed è solo uno degli aspetti del problema assai complesso di come si può riuscire a trasmettere in una bottiglia la grande complessità di un territorio in vini senza appiattimenti o perdite di preziosi caratteri.

Le testimonianze che abbiamo di vigne “prefilloseriche” (e che possono essere quindi secolari) sono sparuti vigneti sparsi per l’Europa che per fatalità sono stati risparmiati perché affondavano le radici in suoli non praticabili come sabbie e rocce. Questo argomento intrigante è fra l’altro l’oggetto del bel volume L’importanza di essere franco curato assieme a Gianpaolo Girardi da Marta De Toni, con tanti intriganti contributi e l’introduzione di Mario Fregoni  in cui viene fra l’altro sollevato l’importante dubbio sulle limitazioni che l’innesto può portare alla longevità delle viti e alle caratteristiche di complessità e territorialità dei vini, visto che “la barriera fra le due zone cambiali per alcuni composti delle radici funziona da filtro insuperabile. Nella fermentazione alcolica i lieviti non trovano certi aminoacidi, proteine, ecc. con ripercussioni negative nella sintesi degli aromi e delle molecole nobili del gusto e dell’olfatto”.

Detto questo, ecco gli appunti di degustazione riferiti ad una “vetrina” del catalogo con 18 vini scelti per rappresentare la filosofia dell’azienda da Gianluca Telloli, selezionatore in chief per l’azienda.

Monti Lessini Pas Dosé Riserva ioTeti 2020 – Tonello
10 ettari di vigne ai piedi dei monti Lessini sono curati dalla giovane Diletta Tonello. Nel bicchiere riempito da questo metodo classico si avverte un naso delicatamente fruttato che anticipa le caratteristiche di un vino freschissimo, dissetante, dalla “bolla” fine e pungente, che termina lasciando lunghe sensazioni al palato.

Trentodoc Brut Nature Riserva Rhodium 2017 – Salizzoni
Interpretazione del territorio trentino dell’alta Vallagarina, questo metodo classico di bella finezza,  con le sue sensazioni floreali e minerali “pietrose” che connotano un olfatto di grande persistenza. In bocca è vino molto “verticale”, “diritto” e fresco. Tanta energia in un finale persistente.

Extra Brut Blanc de Blancs Metodo Classico – Cossignani
Questo spumante da uve pecorino prodotte sulle colline marchigiane mostra un naso è sussurrato, delicatamente floreale, e burroso, al quale segue una beva di carattere assai diverso, potente, progressiva e assai saporita. Impatto ragguardevole soprattutto a centro bocca.

Corpinnat Brut Nature Gran Reserva Finca Serral Del Vell 2018 (degorg. 2023) – Recaredo
Questa cantina catalana, avendole iniziate nel 2006, si può considerare pioniera nelle pratiche biodinamiche applicate alla produzione del Cava. Le uve sono quelle canoniche (xarel-lo e macabeu, vitigno dalla spiccata acidità) e il naso viene investito da una “ventata” imperiosa di carattere minerale e pirico. Bella “bolla” decisa, larghezza nella beva e potenza nel finale.

Lambrusco di Sorbara Cru Leclisse 2023 – Paltrinieri
Da questa cantina convinta interprete del Lambrusco di Sorbara, un metodo Martinotti che seduce con note leggere di fragola e lampone al naso, confermate in una bocca fresca vibrante e saporita.

Weinwiertel Dac Reserve Neuberg-Schanz 2020 – Schloss Maissau
Nel 1999 Josef Maria Schuster decise di prendere in affitto i vigneti storici dello Schloss Maissai dove si fa vino dal 1114, nel Weinwiertel a nord di Vienna, terra d’elezione per il Grüner Veltliner dove un terreno sabbioso e ricco di minerali trasmette freschezza e avvolgenza. E da questa realtà (certificata bio dal 2017) arriva un vino di straordinario impatto olfattivo e persistenza infinita su note di frutta gialla e riflessi minerali, agrume maturo e un tocco di crema pasticcera. In bocca è straordinariamente saporito, combinando opulenza e verticalità, spessore e toni quasi salati.

Assyrtiko 2022 – Argyros
Azienda di riferimento dell’isola di Santorini con 120 ettari di vigne su terreni vulcanici, alcune delle quali a piede franco sopravvissute alla fillossera che arrivano a 200 anni di età. Si avverte qui una grande finezza olfattiva che mescola un’impronta minerale con belle sensazioni di erbe aromatiche. In bocca è potente e sapido, scorrevole e vellutato. Finale iperespressivo.

Riesling Renano Cembrani d’Autore 2021 – Pelz
Cantina nata nel 1995 dalla volontà di tre fratelli di dare un’interpretazione “sincera” della viticoltura della Val di Cembra, dove possiedono una ventina di ettari sparsi nel versante sud, dal 2019 certificati bio. In questo vino si avverte una grande ampiezza olfattiva ed espressività su spunti di agrumi e menta. Piacevole morbidezza in un palato largo e bel finale.

AOC Wallis Heida Veritas 2019 – St. Jodern Kellerei
Una cantina cooperativa svizzera con 480 soci conferitori realizza questo vino da uve heida grazie a vigne a quasi 1500 metri di altezza in parte a piede franco. Colore paglierino vivo e intenso, naso fresco e penetrante con tratti vivacemente agrumati; una beva di grande spessore va in progressione riservando grande energia in un finale in cui si scorgono un filo di alcol e tocchi amarognoli.

Greco di Tufo Vigna Cicogna 2023 – Benito Ferrara
Azienda risalente al 1860 che prende il nome dal fondatore all’epoca aiutato dalla moglie Michelina; di generazione in generazione siamo arrivati ad oggi, con 25 ettari vitati. Fiori e frutta gialla in un naso di grande vitalità, nerbo e freschezza al palato e finale succosissimo.

Ribolla Gialla Selezione 2010 – Damijan Podversic
Per dieci anni al fianco di Josko Gravner da cui si è poi distaccato, preferendo non seguire la filosofia dell’anfora e proponendo vini bianchi frutto di macerazioni e lunghi soggiorni in legno come questo, affascinante ed essenziale al naso, dalla trama fittissima in una beva non priva di qualche punta alcolica.

Südtiroler Blauburgunder Riserva 2021 – Prackfol
Otto ettari fra 500 e 800 metri ai piedi del massiccio altoatesino dello Sciliar. Questo Pinot Nero sfoggia una veste porpora luminoso e dalle belle trasparenza, e al naso toni delicatamente floreali e di frutta di bosco fresca preludono all’agilità, il dinamismo, la grande succosità e la trama ampia di una beva piacevole che acquista slancio in un finale di grande compattezza. Dopo un lungo soggiorno nel bicchiere, i profumi sono quelli quasi stordenti di un mazzo di fiori di fascino straordinario.

Lessona Omaggio a Quintino Sella 2012 – Tenute Sella 1671
Partita da una vigna acquisita nel 1671 da Comino Sella in alto Piemonte, con un suo Rosso Lessona Quintino festeggiò nel 1870 il suo incarico ministeriale nel primo governo dell’Italia unita. Al naso il fascino del nebbiolo (qui unito ad un piccolo saldo di vespolina) c’è tutto, con spunti di rosa e frutta rossa suadente. In bocca la partenza è sussurrata, e prelude ad una beva di grande freschezza e succosità e a un bel rilancio aromatico nel finale.

Saint Saveur 2018 – Abbaye de Lérins
Un “vino dell’abbazia”, un Syrah biologico prodotto da una ventina di monaci benedettini da vigne molto vecchie nell’isola di Honarat al largo della baia di Cannes. In un naso profondo e persistente esprime una frutta matura seducente e ribadita al palato dove il vino ha spessore ed è progressivo. Bell’impatto gustativo in una bocca che riesce ad essere godibile e nonostante le innegabili maturità dei toni, senza esibire dolcezze banalizzanti.

D.O. Valle del Elqui Grus de Alcohuaz 2021 – Viñedos de Alcohuaz
“D.O. Valle del Elqui 2200 metri sul livello del mare” recita con orgoglio l’etichetta, e le viti sono a  piede franco. E’ in qualche modo emozionante venire a contatto con un vino così lontano e così “estremo”, che si presenta con un colore viola impenetrabile e un olfatto profondo, grafitico e balsamico, con tanta frutta nera. Un carattere ribadito in una beva coerente, progressiva, che scorre leggera sul palato, succosa e con un finale interminabile.

Barbagia Rosso Ghirada Fittiloghe 2021 – Vikevike
Nella cuore della Barbagia, cinque ettari nella Mamoiada, territorio d’elezione per il cannonau con vigneti ad altezze medie sui 700 metri. Naso balsamico, pieno di eucalipto, di macchia mediterranea e di prugna matura, prelude ad una beva agile, fresca, scattante, ampia e lunga nel finale.

Valénte 2020 – Podere Castellaccio
Il vino che non ti aspetti dal territorio di Bolgheri, perché assemblaggio di sangiovese e poi pugnitello e fogliatonda. Eleganza e piacevolezza in un naso con un frutto nero levigato: in bocca è setoso e dal profilo snello e dinamico.

Zibibbo Passito Zhabib 2023 – Hibiscus
Una cantina che possiede 3,5 ettari vitati e che riesce a realizzare tutti i passi della lavorazione del vino nella piccola isola di Ustica, dove ha portato cloni di zibibbo da Pantelleria. E questo vino ha il fascino dei grandi passiti che avvolgono il naso con sensazioni di uva passa e confettura di albicocca; al palato riesce ad essere vellutato e teso, aromaticamente deciso e mai stucchevole.

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