“Vini eroici da terre estreme”: le difficoltà portano all’unicità

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L’agricoltura è di per sé un’attività piena di difficoltà, per i mille fattori che possono comprometterne i risultati, sempre incerti e comunque bisognosi di continue cure e attenzioni. Non sfugge a questa legge la viticoltura, che spesso aggiunge un’ulteriore complicazione: l’essere ospitata in terre impervie, pendii, sabbie, rocce e nevi dove la coltivazione della vite è una vera e propria continua battaglia.

Ma spesso proprio queste caratteristiche conferiscono alle uve caratteri peculiari, capaci di trasferire ai vini prodotti una unicità che poi può diventare la chiave del loro successo, anche a livello di mercato. Quindi è stato interessante visitare la sezione di Taste 18 (piuttosto sacrificata negli spazi e nel comfort, va detto) dedicata a cantine che operano in situazioni difficili, o che scelgono procedure più complicate per raggiungere risultati più interessanti e meno standardizzati.

Dalla Basilicata era presente la cantina NiMa, nel territorio del Vulture, dai suoli vulcanici e con vigneti posti piuttosto in alto. Il Podere 28 2023, un blend di moscato e fiano, dal colore giallo intenso, appare denso, potente ed espressivo. Il Camarda 2023 (uve aglianico) ha naso elegante e leggero ma anche croccante nell’espressione del frutto. Carattere easy nella beva fragrante, all’impronta di una piacevole caramella di frutta rossa e nera e con un finale lungo. Lo Spinale Anfora 2022 (ancora aglianico), dopo una macerazione di tre mesi e la fermentazione malolattica in anfora (provenienza Impruneta), affina in bottiglia. Il naso è molto aperto ed estroverso, con un corredo fruttato che spazia dal mirtillo nero alla mora ed è accompagnato da una decisa speziatura; in bocca sfoggia una bella ampiezza e termina con deciso rilancio aromatico in un finale fresco. Infine l’Aglianico del Vulture Spinale 2022, che affina 18 mesi in tonneau e sfoggia un naso ricco, dominato da sensazioni di amarena e in bocca riesce a combinare l’opulenza del frutto ad un assetto fresco e nervoso

L’Azienda Agricola Biagi, abruzzese delle colline teramane di Colonnella, si contraddistingue per una linea di “vini d’altura” le cui bottiglie vengono affinate sul Gran Sasso a oltre 2000 metri di altezza subendo l’influenza dell’aria e il microclima della montagna. Assaggiamo il Trebbiano d’Abruzzo Ashè 2023, bio e da vecchie vigne, che si contraddistingue per un olfatto improntato sui fiori gialli e la mela matura, è spesso e sapido, scorrevole e vellutato, e accompagnato da una acidità fine che spinge vivida fino al finale agrumato. Il Montepulciano d’Abruzzo Retrò 2021 (bio anch’esso) esibisce un naso profondo pieno di frutto nero, e sorprende poi per l’ampiezza e la leggerezza dell’espressione aromatica della beva. Ritorno di note di frutta matura nel finale.

Vini decisi e potenti quelli di Tenuta Stella, nel Collio Friulano. Qui le caratteristiche “estreme” del territorio consistono nella frammentazione dei vigneti immersi nei boschi, caratterizzati poi da pendenze importanti. Proprio il Metodo Classico di Ribolla Gialla (non dosato, 36 mesi sui lieviti) dal naso delicato ma persistente di agrumi e una bolla fine, proviene da quei filari più vicini ai boschi che maturano di meno per la ridotta insolazione e forniscono così una base per uno spumante di spiccata freschezza. Il Collio Ribolla Gialla 2022 (metà della massa matura in tonneau per un anno) mostra un olfatto persistente su note di fiori gialli, sfoggia considerevole concentrazione e arriva vellutato nel finale. Il Collio Friulano 2022 è ancora all’insegna della grande espressività accompagnata dall’eleganza del tratto floreale, ed è compatto e potente in bocca. Il Collio Ribolla Gialla Riserva 2020 è frutto di 30 giorni di macerazione, sfoggia un colore giallo intenso e un ampio corredo olfattivo basato su fiori gialli e agrumi canditi; in bocca sorprende per freschezza e leggerezza. Fra i rossi, segnaliamo il Collio Pinot Nero 2021 in cui l’anno di barrique nuove è ben assorbito in un naso floreale impreziosito da sfumature di erbe aromatiche; il Collio Merlot Riserva 2021 (due anni in barrique) è elegante e anche austero, riservando per la beva potenza e compattezza.

Vini di spiccato carattere anche quelli “montani” di Sandro de Bruno, ormai alla terza generazione nelle zone dei monti Lessini e del Soave con vigneti fra i 300 e gli 800 metri sul livello del mare. Il Soave Colli Scaligeri 2021 sfoggia ampiezza e persistenza al naso e una tensione e verticalità in bocca; nel Soave Superiore Monte San Piero 2021 agrume intenso al naso e beva compatta, saporita e straordinariamente sapida grazie ai suoli vulcanici in cui affondano le radici delle vigne. Da segnalare infine il Lessini Durello Metodo Classico Riserva, un Extra Brut con soggiorno di 100 mesi sui lieviti, dalla bolla fine e un carattere percussivo al palato.

Menzione finale per la laziale Casale del Giglio e per la sua opera meritoria di recupero dell’uva bianca autoctona bellone da viti a piede franco, ossia non innestate e che quindi utilizzano le proprie radici da cui fluiscono tutte le sostanze e non quelle di un portainnesto. I suoli sabbiosi vicinissimi al mare sono uno di quegli ambienti in cui la fillossera non è riuscita a fare i rovinosi danni che hanno compromesso la viticoltura europea; quindi, in linea di principio, le viti possono avere anche centinaia di anni. La scelta di colmare le lacune nei vecchi vigneti mantenendo questa caratteristica ha significato utilizzare talee, e quindi aspettare in media tre anni per la radicazione e lo sviluppo, e poi i quattro canonici prima della vinificazione dell’uva: questo per avere un’idea del sacrificio che c’è dietro i vini prodotti. Ma ne vale la pena: l’Anthium 2021 ha naso maturo con una affascinante frutta esotica e fiore bianco dolce, per proseguire grasso e burroso in bocca, sapido, quasi salato. Il Radix 2020 è ottenuto sempre da uve bellone, con due anni di macerazione in legno d’acacia, niente malolattica, e affinamento di un anno in anfora. Giallo carico impattante alla vista, naso pieno di fiori gialli e frutta esotica, con sfumature di macchia mediterranea; bocca fresca e succosa. Fra i rossi, menzioniamo il Matidia 2022, blend di cesanese di Olevano (60%) e di Affile (40%), un vino dal naso assai piacevole e una beva da frutto gustoso. Il Madreselva 2019 (cabernet sauvignon, merlot e petit verdot in parti uguali) sfoggia eleganza nella proposizione del frutto al naso e una bocca ampia, con un finale che ripresenta il frutto in versione più matura.

 

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