Doveva succedere prima poi, e tutto sommato dovevamo pure aspettarcelo.
Non si è fatto in tempo ad eccepire sull’efficacia degli influencer nella promozione del vino, a far le pulci ai conteggi dei followers e dei like, per capire quanti sono veri e quanto farlocchi. Ad ironizzare su una modalità di comunicazione, in generale, “scosciata” (con tutto il rispetto per le doverose eccezioni), stendendo pietoso velo sulle frequenti fregnacce/banalità con cui vengono descritte/promosse etichette dalle più blasonate (e care, e glam) alle più correnti (supermercato, scansati!).
Non avevamo fatto in tempo, dicevo, ed ecco che un ente ufficiale, i Castelli Romani (nella forma delle Città del Vino), si è inventato una brand ambassador virtuale: un’attraente avatar sotto forma di procace (come volgarità c’è di peggio, va detto) fanciulla, tale Francesca Giubelli, le cui conturbanti immagini predispongono il wine lover (maschietto, specialmente) ad associare il vino in questione all’idea di un sofisticata serata wine&dine, in dolce compagnia, e un calcio alla miseria. Una volta il sogno di ricchezza degli italiani era fare 13 al Totocalcio, adesso ci siamo guadagnati Chiara Ferragni e questa sua eponima virtuale: mala tempora currunt.
Venendo al vino, senza divagazioni, una cosa sono gli assistenti virtuali che sotto forma di pupazzetti su più siti web forniscono informazioni e gestiscono le chat con una clientela in cerca di risposte (così si risparmia su un call center, anche albanese, e i moccoli dell’utente pazienza). Altro è delegare l’esposizione delle proprie attrattive, e in futuro il dispensare consigli, ad un referente artificiale, per quanto gnocca. Intanto così si svilisce la competenza di chi con e per quegli argomenti e attrattive si sbatte da anni. Poi in questo modo ci si appiattisce su una comunicazione standardizzata, rinunciando all’empatia che tanta parte ha nel dispensare il consiglio giusto.
Magari un giorno l’Intelligenza Artificiale potrà ricoprire questo ruolo con adeguata competenza, ma certamente è ancora presto, e la dovizia di contenuti artefatti e uguali a se stessi che prolifera sui social, con la medesima terminologia qualunque sia l’argomento, lo dimostra senza tema di smentita. Si dirà che questa è un’esperienza all’avanguardia, che precorre il futuro, e forse molti andranno a vedere di che si tratta per pura curiosità (“Non importa male o bene, l’importante è che se ne parli”). Ma che tristezza infinita che sforzi pluriennali per creare una CULTURA (o almeno i prodromi di essa) al fine di poter apprezzare dei VALORI (o almeno loro manifestazioni più o meno significative) alla fine si risolvano nella finzione di una bella figliola che beve un calice.
E a ben vedere, la differenza con le influencer reali e carnali è solo relativa: sempre si tratta di uno specchietto per le allodole (di nuovo, con le dovute eccezioni) per parlare d’altro. E qualcuno ha opinato che piuttosto che pagare a una fanciulla compensi, trasferte, diarie, perché adombri un interesse per il vino, ce la si costruisce in casa una volta per tutte, semplificandosi l’esistenza.
Confesso che con una certa supponenza ho partorito quanto sopra senza essermi andato a vedere il profilo Instagram in questione. Ciò fatto, mi rassicura il giusto che trattasi del secondo profilo virtuale al mondo che ha ottenuto la “spunta blu” da Meta (dev’essere tipo la Bandiera Blu). Esplorando più a fondo, i video esibiscono movimenti languidi e ripetitivi, come un’animazione GIF che riparte ogni tre secondi, ma soprattutto il commento sonoro è piuttosto meccanico, atonale, con pause che non corrispondono ad una cesura sintattica o semantica: qui si può definitivamente far di meglio.
Noto inoltre che la nostra finta signorina si definisce in intestazione “creator digitale”: magari è più corretto CREATA digitale…; e “food travel blogger”: è vero che forse sui biglietti risparmierà, ma quando accennerà a un ristorante o un vino mi auguro che qualcuno abbia mangiato e bevuto al posto suo, per sé e certo anche per noi…
Per la gioia dei suoi 12.000 follower, Francesca partorisce contenuti anche in merito a moda, sport e POLITICA. Abbastanza spaventato, non ho approfondito in merito. Rimanendo quindi al vino, nel video che celebra l’attribuzione ai Castelli Romani del riconoscimento collettivo di Città Italiana del Vino la nostra non manca di rammentare che “ogni calice racconta la storia di chi lo ha prodotto, delle mani sapienti che lo hanno trasformato con passione e dedizione”. Sarò all’antica, ma ricorrere a un’avatar per ribadirlo mi pare una sorta di ingiustizia poetica, o di beffa.
Se qualcuno volesse approfondire, si può contattare (sic!) Francesca Giubelli anche a mezzo mail, riportata dal suo omonimo profilo Instagram. Alla fine, mi pare che la sua migliore qualità sia di essere davvero bellina. Ma per quello, sul web fioccano dei siti e profili più specificamente dedicati…
L’immagine della avatar è tratta da horecanews.it

Sono oramai una ventina d’anni che sto con il bicchiere in mano, per i motivi più disparati, tra i quali per fortuna non manca mai il piacere personale. Ogni calice mi pone una domanda, e anche se non riesco a rispondere di certo imparo qualcosa.
Così quel calice cerco di raccontarlo, insegnando ai corsi sommelier Fisar, conducendo escursioni enoturistiche, nelle master class che ho l’onore di tenere per il Consorzio del Chianti Classico; per tacere delle mie riflessioni assai logorroiche che infestano le pagine web e cartacee, come quelle della Guida Vini Buoni d’Italia per la quale sono co-responsabile per la Toscana.
Amo il Sangiovese, Il Riesling della Mosella, il Porto, ma non perdo mai occasione per accostarmi a tutto ciò che viene dall’altrove enoico. Vivo da solo e a casa non bevo vino, poiché per me il vino è condivisione: per fortuna mangio spesso fuori, in compagnia.









