Notturno delle 4 di un degustatore di vino

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E’ il periodo dell’anno in cui al mio lavoro di analisi degustatoria, “per contratto”, viene chiesto il di più, e il di più va oltre il bicchiere. Giustamente, comprensibilmente.

Guarda ai luoghi agli stili e alle persone, e delle persone ne soppesa i gesti e i modi, le storie e la virtuosità di un approccio, parametrizzandoli al cospetto di un determinato contesto sociale & territoriale nel quale quel produttore opera e in cui quel certo vino nasce.

Così il racconto prende un’altra piega, più complessa, più articolata; entrano in gioco la conoscenza, la memoria gustativa, la consuetudine allo scandaglio, la capacità di andare a fondo nelle cose e il sapere quali corde toccare. L’eventuale sintesi deve raccogliere il non detto, e del non detto fartene apprezzare il peso.

Oggi però dimenticarsi di tutto ciò che attiene ad un processo cognitivo ragionato non soltanto si era fatta esigenza, ma atto volontario di liberazione. Ritornare al via, “going back to the start”.

Fortunatamente, nel caso del vino di stasera, non ho fatto nessuno sforzo per ritornare al via e sentirmi liberato degli abiti che sono solito indossare. Perché niente sapevo e niente so degli artefici e dell’etichetta, delle storie e degli intendimenti. Zero.

Il fatto che mi abbia trasportato via da qui, over the rainbow, riguarda soltanto me e lui, la fugacità di un incontro e la sua subitanea carica emozionale, ivi inclusa la casualità di un sentimento inatteso.

Questo vino combina istinto e complessità e tu non sai che scegliere; è una bomba di dinamicità e di materia sottile sotto ai denti, dove tutto si sbriciola in sale e dove gli artefici ed il loro operato sembrano fare un passo di lato per lasciar parlare l’essenza. Richiama nudità, e nella nudità c’è sempre una verità un po’ più vera delle altre. Dalla nudità, per esempio, puoi ricevere in dono ricchezza.

E’ il vino che non ti aspetti, lo sconosciuto che smuove i pensieri alla meraviglia prima ancora che si facciano pensieri, prima ancora del loro passaggio attraverso i gangli sensibili della corteccia cerebrale.

Ecco, per una volta sentirsi al di fuori di tutto per affacciarsi solo e soltanto alle porte della percezione, abbandonarsi placidamente all’idea di una pagina muta e sentirsi bene, resta uno degli aspetti più intimi e stimolanti di questo strano e obliquo pseudo-mestiere, di quelli che ti danno l’abbrivio e la forza di continuare, lasciandoti gli spiragli per immaginarne persino un senso.

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Chablis Les Reinettes 2021 – Denis & Isabelle Pommier

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