Il Palazzo de Sterlich di Cermignano, con le sue fresche sale e il fascino sospeso nel tempo, ha fatto da cornice a una degustazione che è stata molto più di un evento enologico. Gianluca Galasso, titolare insieme allo zio e al fratello della Cantina San Lorenzo – una delle realtà più rinomate (e belle da visitare!) del Teramano – ha aperto le porte delle annate storiche del suo Pecorino, conducendo stampa e operatori di settore in un viaggio tra memoria, identità e prospettiva.
«La prima vigna di Pecorino l’abbiamo piantata nel 1998, quando qui non ce n’era» racconta Galasso. «Il vitigno ha origini antiche, se ne parla già nel Cinquecento nei trattati di Noccia. Tra la provincia di Teramo e quella di Ascoli, nei vecchi tendoni di Trebbiano, c’era sempre qualche pianta che dava grappoli piccoli o più lunghi: erano pecorino e passerina, mescolati con altro. Negli anni ’80 e ’90 il vitigno ha iniziato la sua vera rinascita».
Per l’Abruzzo, terra di grandi rossi, il Pecorino ha significato la possibilità di affermare un bianco capace di fare storia: «Mancava un vitigno bianco importante, perché il Trebbiano d’Abruzzo non ha mai solleticato più di tanto la fantasia dei bevitori (al netto delle iconiche e rarissime punte di eccellenza). Il Pecorino ha colmato questo vuoto» prosegue Galasso. «Oggi è una delle punte di diamante della nostra regione».

La degustazione
Per dimostrare le potenzialità di questo vino, Galasso ha attinto alla sua riserva privata, selezionando annate storiche che raramente escono dalla cantina di famiglia. Il percorso di degustazione è stato pensato dal più giovane al più vecchio, con etichette scelte tra conferme e sorprese: «Alcune le conoscevo bene, altre le ho riaperte dopo tanti anni e mi hanno stupito. Il Pecorino, come il Riesling, ha momenti di chiusura e riapertura: bisogna saperlo aspettare e leggere».
Il parallelo con il Riesling, però, resta per Galasso soprattutto un riferimento stilistico: «Qualcuno pensava addirittura mettessimo riesling nei tagli, ma il nostro Pecorino è 100%. Ha la sua personalità, ed invecchiando esprime una nota minerale che è diversa da quella del vitigno tedesco, meno idrocarburo, più grafite, mantenendo grande acidità e struttura».
Dal punto di vista tecnico, San Lorenzo non ha mai voluto il legno per questo vino: fermentazioni in cemento e acciaio, lieviti selezionati, temperature controllate intorno ai 18 °C, piccola sosta sui lieviti. «Non vogliamo interferire con l’identità del vitigno» sottolinea.
La chiosa
Assaggiando queste bottiglie, emerge con forza una riflessione sulla cultura dei vini longevi nel Sud Italia: per troppo tempo si è bevuto quasi esclusivamente nell’annata, rinunciando a scoprire le potenzialità evolutive dei grandi bianchi meridionali. È una tradizione mancata, che ha privato il territorio di esperienze gustative irripetibili. Al tempo stesso, la mineralità e sapidità del Pecorino, la sua struttura e la sua personalità rappresentano un patrimonio identitario che va valorizzato per quello che è, senza cercare paragoni fuorvianti. È un vino capace di sfidare il tempo e raccontare la sua terra, e l’auspicio è che sempre più produttori abruzzesi ne prendano piena consapevolezza, interpretandolo con autenticità e senza cercare sterili scorciatoie che strizzino l’occhio al mercato.

I vini degustati
- Pecorino 2018
Fresco, agrumato, con spiccata sapidità e tensione acida. Vino ancora in perfetta forma, pieno di sapore ed energia. Paradossalmente, ha ancora qualche spigolo da smussare, quasi che fosse troppo giovane! - Pecorino 2016
Profilo fruttato maturo, note di erbe officinali, chiusura minerale. Vino di bella verticalità e molto espressivo. In questa finestra temporale ci si inizia a divertire… - Pecorino 2015
Più rotondo e complesso, dolcezza di frutto bilanciata da acidità viva. Forse il mio preferito, per questa sua capacità di coniugare una complessità che gli deriva dal tempo, ad un sottofondo di frutta ancora vivissima. - Pecorino 2013
Verticale, secco, elegante, con sentori di mandorla amara e camomilla. Qui entriamo in un mondo sorprendente, dove le annate successive sono state ancora più spiazzanti. Le note ossidative sono evidenti, ma c’è ancora acidità ed energia. - Pecorino 2010
Evoluto, note ossidative fini, accenni di grafite e spezie. Sembra un vino fatto con la flor…davvero difficile da interpretare. Penso ad una grande Vernaccia sarda…penso ad uno Sherry Fino…ed invece è (solo) Pecorino! - Pecorino 2007
Profondo, complesso, di stile ossidativo come il precedente, ma anche qui con una struttura ancora viva. La grande acidità è probabilmente la chiave di questo mistero…ma io rimango dietro la porta e proverò a bussare in altre occasioni.


Franco Santini ([email protected]), abruzzese, ingegnere per mestiere, giornalista per passione, ha iniziato a scrivere nel 1998 per L’Ente Editoriale dell’Arma dei Carabinieri. Pian piano, da argomenti tecnico-scientifici è passato al vino e all’enogastronomia, e ora non vuol sentire parlare d’altro! Grande conoscitore della realtà vitivinicola abruzzese, sta allargando sempre più i suoi “confini” al resto dell’Italia enoica. Sceglie le sue mète di viaggio a partire dalla superficie vitata del luogo, e costringe la sua povera compagna ad aiutarlo nella missione di tenere alto il consumo medio di vino pro-capite del paese!









