Il grande pannello sistemato in una delle meravigliose pareti della sala del Palazzo Capponi, oltrarno di Firenze prossimo a ponte di Santa Trinita, fornisce efficacemente in un colpo d’occhio la contesto geografico delle Cantine Terlano e Andriano, quest’ultima “assorbita” nel 2008.

Ce lo illustra Klaus Gasser, oggi responsabile commerciale ma che ha vissuto la storia di Terlano dal 1994 da protagonista in tutte le scelte, anche quelle tecniche visto che di formazione è enologo. Si vede una grande valle con le Alpi sullo sfondo, e le due realtà che si fronteggiano arrampicandosi su per le opposte pendenze: di meno per Andriano perché il versante è più freddo, di più per Terlano i cui vigneti arrivano a 900 metri suk livello del mare.
Da una parte, carbonio e calcio a formare terreni calcarei, dall’altra è protagonista il silicio in suoli ricchi di cristalli di quarzo che si inseriscono nel porfido vulcanico.Ed è stata proprio la natura “povera” dei suoli delle sue vigne in fondo a segnare il destino di Terlano. La produzione delle viti era naturalmente contenuta, e la difficoltà nel soddisfare le richieste di conferimenti abbondanti ha alla fine spinto verso la decisione di una autonomia produttiva.
Grazie alla continuità e alla solidità della gestione, in cantina sono conservati esemplari della prima annata prodotta (1893!) e bottiglie di tutte le vendemmie dalla 1955 in poi, consentendo degustazioni retrospettive come quella che stiamo per descrivere e che hanno visto protagonisti il sauvignon, e due vini di assemblaggio, il Nova Domus e il Terlaner I Primo. E poi ci sono 18 annate di vari vitigni dalla 1979 in poi che stanno affinando sui lieviti e termineranno questo processo quando l’enologo Rudi Kofler lo riterrà opportuno per la produzione delle cosiddette “rarità”, secondo un protocollo definito dallo storico artefice dei vini di Terlano, Sebastian Stocker.
La retrospettiva
Nel territorio di Terlano lo chardonnay è arrivato nel 1850 e il sauvignon nel 1910, avendo quindi un tempo sufficiente per poter sviluppare dei “cloni “territoriali” che maturano più tardi, e su terreni ricchi di silicio mostrano una spiccata sapidità e spesso caratteristici toni di pompelmo rosa. Sono proprio queste caratteristiche distintive che hanno suggerito la svolta di affiancare alla tradizione consolidata della cuvée, in cui si sfruttano armonizzandole le qualità di più vitigni alla ricerca della ricchezza e della complessità, la pratica della vinificazione “in purezza”. Il primo Sauvignon di Terlano è del 1957, ed è stato seguito dalla selezione “Quarz” che è proprio un omaggio al suolo dentro cui affondano le radici delle vigne. Le uve del Quarz sono le migliori di due appezzamenti vitati, uno collinare ad altezze fra i 250 e i 350 metri sul livello del mare, ed uno più in altura che sta sui 600 metri. L’affinamento avviene per nove mesi sulle fecce fini per metà in acciaio e metà in botte grande.
Alto Adige Terlano Sauvignon 1991
Affinato per 8 mesi in botti da 25 ettolitri usate, sfoggia un olfatto intenso e persistente in cui emergono affascinanti note di idrocarburi. Una linea olfattiva penetrante che è confermata in un palato all’insegna di nerbo e acidità in cui di avvertono fiori di sambuco, e in una beva leggera sul palato che lascia una lunga scia agrumata.
Alto Adige Terlano Sauvignon Quarz 2010
Al naso è entusiasmante per le folate di fiori d’arancio accompagnate da mature note fruttate. In bocca ha buona densità ed è vellutato, saporito, compatto; il finale è esplosivo.
Alto Adige Terlano Sauvignon Quarz 2023
Buona intensità in un olfatto ampio e penetrante, persistente ed acuto, dai tratti ancora giovanili. In bocca è sapido e concentrato, e assai succoso su note di pompelmo. Potenza nel finale.
Il Nova Domus si iscrive invece pienamente nella tradizione della cuvée. La sua spina dorsale è costituita dal pinot bianco da vigne di 40 anni della zona di Vorberg che stanno fra i 400 e i 900 metri sul livello del mare, scegliendo qui altitudini “mediane” fra i 450 e i 600. E’ affiancato dallo chardonnay e dal sauvignon (che contribuisce con il “sale” tratto dai suoi terreni) da vigne di 30 anni con esposizioni classiche a sud e sud-ovest. In cantina la fermentazione avviene in botti grandi da 30 ettolitri e quella malolattica viene svolta solo dal pinot bianco e dallo chardonnay. Poi, ancora 12 mesi di affinamento con le fecce fini, sempre in botte grande.
Alto Adige Terlano Nova Domus Cuvée Riserva 1998
Un “tocco” di barrique nell’affinamento di questo vino di un’annata che in Alto Adige è stata piuttosto fresca; veste giallo vivo, e toni maturi al naso che spaziano dalla banana alla crema pasticcera, alle sfumature di vaniglia. In bocca è coerente, ha discreta tenuta anche se nel finale cala un pochino di espressività.
Alto Adige Terlano Nova Domus Cuvée Riserva 2009
Da una annata calda e bella, un vino dall’olfatto appagante: ampio, intenso, minerale, che spazia fra note di frutta gialla matura ed eleganti sfumature “macerative”. In bocca è compatto e potente, vellutato e saporito. In finale si distende lungo, rilasciando sensazioni di mandarino e albicocca.
Alto Adige Terlano Nova Domus Cuvée Riserva 2019
Se il primo decennio degli anni 2000 è stato dominato da annate calde, il secondo è stato punteggiato da stagioni più fresche come quella da cui proviene questo vino dall’olfatto elegante e minerale, con un carattere floreale dominato dai tratti seducenti del pinot bianco. In bocca è teso, vibrante, fresco e reattivo.
Infine, ci sono voluti dieci anni per selezionare, vinificando e testando, le parcelle per dare vita alla Grande Cuvée Terlaner Primo che, prodotto a partire dal 2011 in 3000-4000 bottiglie, vuole rappresentare l’essenza di Terlano unendo al meglio la suadente eleganza del pinot bianco alle salinità del sauvignon e ai tocchi fruttati dello chardonnay. Le vigne del pinot bianco (circa il 70% nella composizione) hanno oltre 50 anni e stanno sui 550 metri sul livello del mare. In cantina si usano botti da 12 ettolitri non tostate e usate dai 2 ai 5 anni.
Alto Adige I Primo Grande Cuvée 2019
Olfatto intensissimo, ampio e penetrante dal carattere “astratto” che non ricerca l’evidenza del frutto quanto i tratti sfumati dei fiori bianchi e della mineralità. Spiccata verticalità in una beva densa e potente, in cui si avverte un agrume elegante e fresco.
Alto Adige I Primo Grande Cuvée 2021
Anche qui si avvertono note di fiori bianchi espresse con persistenza e una beva ancor più “diritta” rispetto al 2019, vellutata e levigata, senza sbavature espressive.
Alto Adige I Primo Grande Cuvée 2022
Un’annata più calda rende questo vino più spostato verso l’espressione del frutto maturo e toni di confetto accompagnati poi da note lievi di anice; l’andamento in bocca è meno lineare e più reattivo, oscilla attorno ad un punto di equilibrio ancora da raggiungere, gestendo ancora con difficoltà ricchezza di materia e potenza.
I vini di oggi
Piccola panoramica dei vini della Cantina di Andriano: l’Alto Adige Pinot Bianco Finado 2024 ha naso pulito ed elegante ed una bocca viva, saporita e reattiva; l’Alto Adige Sauvignon Floreado 2024 ha varietalità assai intensa, in bocca è fresco, piacevole equilibrato, succoso e lungo. L’Alto Adige Chardonnay Morado 2024 sfoggia una elegante frutta matura, ed una piacevole cremosità al palato .
Espressione “alta” di pinot bianco è senz’altro l’Alto Adige Terlano Pinot Bianco Vorberg Riserva 2022 che coniuga la classica eleganza dei fiori e delle frutta bianca a pienezza e potenza, “condite” da una giovanile acidità. Ed è sempre emozionante assaggiare una delle “rarità” di Terlano: in questo caso è ancora un pinot bianco che, dopo una maturazione in botte grande di un anno, è stato lasciato affinare in vasche d’acciaio 10 anni assieme alle fecce fini per poi sostare un anno in bottiglia. Risultato, l’Alto Adige Pinot Bianco Rarity 2012 che ha naso floreale, carazzevole, ed è giovane ma antico in bocca, dove è scorrevole e dissetante, e ricco di luminose vibrazioni.

L’Alto Adige Terlano Sauvignon Winkl 2024 (che rispetto al Quarz ha una prevalenza di affinamento in acciaio) è ampio, delicatamente varietale, è giovane e asprigno in bocca, e molto succoso. Diverso il carattere dell’Alto Adige Sauvignon Andrius 2023 (della Cantina di Andriano, affinato in prevalenza in acciaio e il resto in tonneaux) dove ad un naso delicato segue un palato pieno, morbido, rotondo, che chiude ampio e succoso. L’Alto Adige Terlano Chardonnay Kreuth 2023 (fermentazione in legno grande, affinamento per metà in acciaio e per metà in legno grande) esprime elegantemente note di frutta esotica, e anche in bocca ad una pienezza fruttata affianca freschezza e dinamismo, che caratterizza anche il lungo finale.
Profilo diverso per l’Alto Adige Chardonnay Doran 2022 di Andriano, dove invece l’olfatto non mostra troppi sottintesi, è ampio, maturo ed espressivo sulle note della frutta gialla e della banana. L’Alto Adige Gewürztraminer Lunare 2023 (Terlano) è persistente e profondo al naso, le cui note di albicocca e melone vengono ribadite in una bocca cremosa, iperespressiva e dal finale lunghissimo.
Un breve cenno sui vini rossi: l’Alto Adige Pinot Nero Riserva Monticol 2022 è assai elegante abbinando note floreali ad un mirtillo fresco ed ampio; la beva è carnosa, saporitissima, ma anche succosa e lieve sul palato. Poi, due versioni di Lagrein: l’Alto Adige Lagrein Riserva Gries 2022 (un anno per metà in legno grande e metà in barrique) sfoggia un naso improntato sul frutto di bosco maturo ed ha bella feschezza al palato; l’Alto Adige Lagrein Riserva Porphyr 2022 (18 mesi in barrique per un terzo nuove) è invece un vino che lascia spazio a toni speziati, a liquirizia e vaniglia a caffè, ed è concentrato e denso in bocca senza però essere ingombrante.

Scrive di vino, gastronomia e agroalimentare di qualità. Assieme a Luca Bonci ha fondato nel 1999 L’AcquaBuona. Direttore editoriale, gestisce le relazioni con i lettori e con la stampa. È membro dell’ASA (Associazione Stampa Agroalimentare)











