Vinitaly 2025, degustare da pascià/2: verticale dell’Anfiteatro di Vecchie Terre di Montefili

Tempo di lettura: 4 minuti

Non posso fare a meno di ammettere che essere il destinatario di degustazioni ad personam sia una bella sensazione. Tanto più quando una colonna dell’identità chiantigiana (e panzanese, ossia da Panzano in Chianti, con le sue specificità) come Vecchie Terre di Montefili, ti sciorina annate storiche di un Supertuscan come l’Anfiteatro, con l’assistenza della gentilissima enologa Serena Gusmeri.

Tanto più che la felice occasione si è concretizzata per una mia mancanza. Il rifiuto inconscio ma convinto del suono della sveglia mi aveva impedito di presentarmi in fiera per la verticale segnalata debitamente in agenda. Per la quale mi sarei più che accontentato di arrivare in zona Cesarini ed assaggiare ciò che era rimasto, scolature e depositi inclusi. Au contraire: detto, fatto. Non ho potuto esimermi (e manco ne avrei avuto l’intenzione) dal presentarmi il giorno successivo allo stand, dove mi attendevano tutte le annate in programma NUOVAMENTE stappate per l’occasione (ovviamente poi le bottiglie sono state adoperate anche per altri visitatori; da solo non ce l’avrei fatta a scolarmi tutto, anche se la tentazione di provarci è stata grande).

L’Anfiteatro è un’etichetta cui sono molto legato, poiché mi suscita ricordi delle prime esperienze gustative, con sinottiche visite settembrine a Vino al Vino in quel di Panzano. Orgogliosamente Sangiovese, già all’epoca più di un “mero” Chianti Classico, sempre volumico, innervato da un’acidità mai annegata nella pienezza del corpo, o tanto meno nel legno usato per l’affinamento; la quale freschezza animava (anima) la spina dorsale sapida e una traccia tannica austera ma mai asciugante. “Scuro” e terroso nel corredo aromatico, compresso in gioventù (ovvero quando lo si assaggiava confusi tra il pubblico), se ne apprezzava comunque la concreta e modulata costruzione e il sostanziale equilibrio. In pratica, una molla panzanese pronta a scattare, con la sostanziale differenza dell’innata introversione rispetto alle etichette della Conca d’Oro.

Con l’abbandono della barra del timone aziendale da parte dello storico fondatore Roccaldo Acuti, industriale inventatosi vignaiolo (o comunque regisseur aziendale), appassionato se mai ce n’è stato uno, va a merito della nuova proprietà di più soci italo-americani di formazione imprenditoriale non aver stravolto lo stile aziendale, solo di averlo leggermente smussato nelle sue angolature più caratteriali. In questo ambito provvida la scelta di Serena Gusmeri, giovane professionista con esperienze in Valpolicella, che ha avuto l’intelligenza di affacciarsi in punta di piedi in un’identità storica gloriosa (non in termini di anni, bensì di riconoscimenti), ma con le idee chiare per addolcire le asperità della gioventù di un Sangiovese così imperioso, e disvelarne l’intima eleganza in tempi più accessibili. Inoltre non solo la sapienza enologica, ma anche la sensibilità dell’appassionata degustatrice (prima appassionata, poi degustatrice, che le due cose DOVREBBERO andare insieme), le hanno consentito un’interpretazione dei millesimi quanto mai scevra di divismi dimostrativi.

Nel dettaglio delle annate siamo partiti da un quintessenziale 2000, prima annata di Serena alle prese con una tradizione incombente: evoluto nel tono granato (e più ancora) del colore, non certo nella sua luminosità, mentre all’olfatto pare attendere di dispiegarsi del tutto (e ha 25 anni!!), al sorso è tanto elegante quanto nervoso, con goloso rilancio di frutto da centro bocca, e finale di prugna. Sincero figlio del suo millesimo il 2015, polposo e maturo, con il lavoro di cesello sui legni di Serena in divenire, nel mezzo della transizione verso contenitori più grandi, in paritetica associazione tra tonneaux da 500 litri e botti da 10 ettolitri. L’annata favorevole ha suggerito un’estrazione un poco allegra, che irrigidisce appena il finale, veniale sacrificio per godersi l’allargamento del frutto.

A due anni di distanza, non scontata la scelta di proporre il torrido 2017 (“perché con le grandi annate sono tutti bravi”, Serena – più o meno –  dixit). Detto senza piaggeria, magnifica l’attenzione nello scansare tutte le insidie del riscaldamento globale: il vino non è seduto, non è cotto, il tannino non strappa, la dolcezza dei riconoscimenti di prugna e ciliegia mature non deriva verso l’evoluzione. Averne (e averne avuti…) di 2017 così. N.B.: almeno un paio di descrittori li ho riportati, i sommelier si accontentino…

Quanto mai sincero un 2018 intelligentemente giocato in sottrazione: freschezza e sottigliezza dell’annata sconsigliavano l’utilizzo di un protocollo di vinificazione consueto. Le conseguenti levità e sottigliezza hanno rivelato una nuance inedita del temperamento materico dell’Anfiteatro. Ed è sbucato il coté floreale e balsamico che il Sangiovese ha quasi dimenticato. Beva compulsiva.

Quanto al finale in gloria del 2019, le mie meditate note di degustazione erano le seguenti: “E che gli voi di’?”. Basta, finito. Ho sempre detto che in questa annata per fare un vino cattivo occorreva un corso semestrale, con impegnativo esame finale. Ma raggiungere questi livelli comunque non è scontato. Aggiungo infatti che per cogliere questa opportunità di eccellenza sono state necessarie esperienza nonché sensibilità e umiltà nel “servire” il genius loci. E non mi sento all’altezza di macchiare queste qualità con un mio commento ozioso.

Una verticale in Fiera per limiti logistici può contemplare solo un numero limitato di annate. In questo caso, plauso alle scelte di millesimi rappresentativi, al punto che l’assaggio in anteprima delle nuove uscite, Chianti Classico compreso, è (ingiustamente) passato in secondo piano. Se certo tono encomiastico potrà far pensare che mi sono eccessivamente esaltato, mi dichiaro colpevole: se al Vinitaly, con tutto quel ben di Dio a disposizione, mi è venuta voglia di tornare al Sangiovese a prescindere, qualcosa avrà pur voluto dire.

Condividilo :

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *