La trentottesima unicità

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In passato i vini del Paradiso di Manfredi ( Montalcino, Italia, Mondo) mi hanno fatto sempre tribolare, lasciandomi spesso interdetto.
Non riuscivo a entrarci dentro, a leggerli nelle intimità, o non so cosa.
Mi fermavo prima: a una veracità fin troppo disinvolta, a certe “spettinature” dispettose, a una grammatica enologica piuttosto libera, a fronte delle quali non sapevo rispondermi se il tempo sarebbe stato galantuomo oppure se si trattasse di una tangibile rappresentazione dell’imperfetto.
 
Da alcune stagioni a questa parte qualcosa è cambiato, e i casi sono due: o sono io, o sono i vini. O magari entrambi, vallo a capire.
Fatto sta che i vini del Paradiso mi pare abbiano accolto e fatte proprie doti quali chiarezza, nitore, pulizia, e in questa “nuova” veste abbiano liberato il didentro, ciò che prima non riuscivo a vedere: un immenso candore, una purezza leggiadra, una struttura senza peso.
 
E’ il caso di questa 38ma Unicità 2019, che doveva essere un Brunello ma che Brunello invece non lo è ( do you remember le commissioni d’assaggio delle Doc e le loro – a volte – opinabili determinazioni?).
Un Brunello forzatamente declassato, quindi, che è soprattutto un vino di struggente naturalezza espressiva: raffinato, composto, pervasivo, profondamente floreale.
 
Inutile stare a discorrere, commissioni o non commissioni questo vino di Florio Guerrini mi ha incantato, rimuovendo incrostazioni e consentendomi di attraccare felicemente alla sua sponda.
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