Merano, divenuta città del vino con il Merano Wine Festival, ha confermato anche nel 2025 la sua centralità nel panorama delle manifestazioni enologiche e gastronomiche di respiro internazionale.
L’articolata serie di eventi che compongono il MWF sono oramai uno spaccato delle realtà enologiche italiane e non, selezionate dal patron e fondatore della manifestazione Helmuth Köcher. Quest’anno la nostra presenza si è concentrata sui primi giorni della manifestazione: a Taste terroir – Bio&dinamica, il 7 di novembre, e il giorno successivo, data di inizio del Festival.
Il 7 novembre siamo arrivati sfortunatamente molto in ritardo a causa di un blocco autostradale che ci ha costretti a lunghe ore di attesa e poi a dover percorrere un itinerario alternativo. La giornata però era di sicuro interesse, comprendendo anche, oltre ai vini biologici e biodinamici, tutta la diversificata schiera dei vini “alternativi”, dagli orange a quelli in anfora, dai PIWI ai Low e No alcool, fino agli Underwater Wines.
Nel poco tempo a nostra disposizione abbiamo così cercato di fare la conoscenza di alcune realtà di sicuro interesse in tale contesto. Il primo incontro è con Villa Rubini, da Cividale del Friuli. Storica realtà della zona, dal 2021 Dimitri Pintar ne ha assunto la gestione, mettendo enfasi e capacità sia nella vinificazione che nella coltivazione del vigneto. Gli assaggi si sono concentrati sui due vini premiati: Villa Rubini Vigna Aratorio di Praducello Ribolla Gialla 2022 e Schioppettino Villa Rubini Bio 2022.
Il primo, le cui uve provengono da singolo vigneto, fermenta con lieviti indigeni e affina per 8 mesi in legno prima di essere imbottigliato. Il colore intenso, su note dorate e lievemente aranciate, ci introduce a quelle dolci e lievemente balsamiche del vino, che ricorda anche il miele di castagno e la mela matura. In bocca la pesca e la mela cotta si sposano con una tannicità persistente, che ne fa un vino da molteplici abbinamenti.
Lo Schioppettino, vino-vitigno regionale che fermenta per 10 gg a contatto con le bucce per poi riposare 18 mesi in legno, si presenta di un interessante colore rosso rubino medio e con note speziate e fruttate, su lieve sentore di peperone verde. In bocca è di corpo equilibrato e buona acidità, che si lega a tannini ancora vivi. Sicuramente versatile negli abbinamenti.
Altro incontro interessante è stato quello con Le Carline, azienda biologica della provincia di Venezia, nella zona del Lison- Pramaggiore. Attiva dal 1988, più di recente si è interessata anche ai vitigni PIWI. E infatti abbiamo assaggiato proprio alcuni vini di questa tipologia per capire come questi vitigni si stiano adattando ai vari territori italici,
Il Resiliens bianco nasce da un blend di uve resistenti le quali, vinificate in biologico, danno un vino dal colore giallo paglierino scarico e dai profumi ampi e complessi che vanno dal tiglio alla pesca, comprendendo anche sensazioni di frutti esotici. La bocca è fresca e sapida, il finale persistente e minerale.
Il Resiliens Prior, dal nome del vitigno utilizzato (un incrocio con caratteristiche di resistenza alla peronospora), è stato fermentato e vinificato in anfora, poi trasferito dopo alcuni mesi in legno di rovere francese. Nella linea genetica del vitigno vi è il pinot nero, che gli conferisce aromi floreali e fruttati, anche se non propriamente fini come il vitigno borgognone da cui discende. In bocca guadagna in corpo e in sapidità anche se un confronto con il pinot nero non ci pare indicato, data la struttura diversa e il diverso stile produttivo. Rimane comunque un interessante approccio al vino e alla coltivazione a basso impatto ambientale.
La chiusura dei battenti del venerdì ci sprona a ripresentarci alle porte del Merano Wine Festival il giorno seguente alla buon’ora. Riusciamo così a guadagnare subito l’ingresso alla sala principale e ad incontrare amici di vecchia data e nuovi produttori alla prima loro presenza. Tra questi ci piace ricordare i vini di Aldo Vajra, che con il Barolo Bricco delle Viole 2021 conferma il grande livello qualitativo di cui è capace questa famiglia di produttori di Barolo. Il rosso granato, la consistenza setosa e il naso floreale ma austero, assieme alla silhouette fresca e incisiva, tratteggiano un Barolo di grande stoffa.
Passando ad una cantina del sud Italia, assaggiamo i vini della molisana Di Majo Norante di Campomarino, in provincia di Campobasso. Di antica tradizione vitivinicola, la proprietà si estende su oltre 100 ha. Il primo vino che assaggiamo è il Greco 2024: raccolto ad ottobre e vinificato in vasche d’acciaio, ha colore giallo paglierino medio, naso floreale e fruttato dai bei rimandi agrumati, una bocca assai fresca e un finale di mandorla dolce.
Il Don Luigi Molise Rosso 2019 è invece un montepulciano raccolto tra ottobre e novembre e vinificato e affinato in fusti di rovere. Di un bel colore rosso granato con riflessi violacei, è un vino ancora giovane che mostra stoffa e nerbo; semmai non ancora in perfetto equilibrio, se pur la qualità e l’intensità dei tannini e degli estratti si facciano garanti per una sicura buona evoluzione nel tempo.
Passando al mondo delle bollicine incontriamo un’azienda guidata da un professionista del settore.
L’azienda Costaripa di Mattia Vezzola, per 40 anni in Bellavista, è il progetto di un enologo che ha segnato la storia del Franciacorta. Incontriamo al tavolo la figlia, che ci illustra il progetto e le caratteristiche dell’azienda, posta sulle pendici moreniche del lago di Garda, in Valtènesi. Il lavoro per il raggiungimento del livello qualitativo desiderato inizia in vigna, con la raccolta parcellare delle uve, cui fa seguito una vinificazione separata per poter disporre di quella diversità e di quella tipicità che fanno grande uno Spumante. L’assemblaggio di oltre 40 tipi di vino diversi consente all’azienda di affrontare la sfida delle cuvée con un patrimonio ampio e variegato.
Il primo vino che assaggiamo però non è un vino spumante ma un elegante vino rosato fermo: è il RosaMara 2024 Valtènesi DOC, un vino rosato dalle suadenti tinte rosa perla che offre profumi leggeri di frutti di bosco, melagrana e frutti dolci; in bocca freschezza e mineralità accompagnano un finale sapido e invitante.
Per gli spumanti assaggiamo il Mattia Vezzola Grande Annata Millesimato Rosé 2019. Sessanta mesi sui lieviti per questo rosato da uve 100% chardonnay raccolte a mano e vinificate per il 50 % in barrique. Alla vista è giallo paglierino con riflessi verdolini e bollicine fini e persistenti. Al naso sprigiona sentori di agrumi e frutta matura, con note di pane e meringa; in bocca è fresco, cremoso, dalla persistenza elegante e dall’acidità bilanciata.
Si conclude così la nostra visita al Merano Wine Festival 2025, non prima di aver fatto visita al lago Resia, alle estreme propaggini della val Venosta.

Agronomo ed enologo libero professionista, ho affinato la mia formazione con periodi di studio presso l’Università di Bordeaux. Collaboro con aziende toscane in qualità di consulente vitivinicolo ed enologo, e faccio parte della Commissione di degustazione di diverse DOC e DOCG toscane. Sono assaggiatore di olio metodo COI iscritto all’albo Nazionale e mi occupo anche di Agricoltura Biologica. Iscritto ASSOENOLOGI. Le mie frequenti visite all’estero per eventi enologici sfociano spesso in reportage, in particolare dalla Francia. Da sempre amante dell’olivicoltura, tra i maggiori esperti di olivo Quercetano. Mi occupo anche di frutticoltura per aziende toscane. Socio Slow Food da diversi anni.












