Come gli enofili più astuti sanno bene, il Beaujolais offre alcuni dei vini migliori per rapporto qualità/pregio di tutta l’Europa. La zona di produzione del Beaujolais è in Francia, una nazione che molti di voi avranno sentito nominare. Si trova a nord dell’arco alpino, confina a sud con la Spagna e a est – tra gli altri paesi – con la Germania.
Distinto dalla più mediatizzata Borgogna, ma amministrativamente ad essa collegato, il Beaujolais è soprattutto terra di rossi gourmand, ovvero golosi. Attenzione, si tratta di una macro caratteristica e quindi di un’inevitabile generalizzazione, dal momento che – accanto a vini disimpegnati e diretti, debarrassins (“sbarazzini”), da bere giovani e freschi di cantina – si esprimono numerosi cru che danno al contrario bottiglie poderose e capaci di sfidare il tempo.
Non sto qui a snocciolare i relativi dettagli enografici, le caratteristiche del terroir, l’elenco delle vigne migliori (che peraltro contiene nomi molto eufonici ed evocativi: Fleurie, Moulin-à-Vent, Chenas, Brouilly…).
Conta tenere a mente che:
a) l’offerta è ampia (pure troppo)
b) la qualità media buona, con punte di eccellenza
c) la bevibilità assicurata, dal momento che anche i rossi più strutturati vanno giù in modo pericolosamente facile
d) ultimo ma non ultimo, i prezzi sono di solito davvero convenienti.
La caratteristica d) è precisamente il punto di forza del rosso che suggerisco, il Beaujolais-Villages 2021 di una produttrice dal nome di battesimo bizzarro (per le orecchie italiche): Mee Godard. Nessuna parentela – a quanto mi risulta – con il celebre regista di culto scomparso nel 2022. Il nome Mee, obiettivamente esotico anche per i parlanti di lingua francese, si spiega per le origini coreane della vignaiola.
Oddio, non esattamente vignaiola: almeno in partenza non lo era, quando nel 2013 si è limitata a rilevare le parcelle vitate di un coltivatore locale di Morgon. Oggi i suoi vini vengono descritti dai colleghi gallici come “liberi”, “vibranti”, vinificati e affinati “con maestria”.
Questo 2021* è delizioso, agile, pieno di succo, e si beve in un amen. Conviene quindi trovare un equilibrio virtuoso tra le spinte egoistiche (“me ne tracanno mezza bottiglia da solo”) e quelle improntate alla convivialità: stare a tavola in tre/quattro commensali pare la scelta più centrata.
Il prezzo? “ben” 15 euro.
* oggi non facilissimo da trovare; mi parlano in ogni caso molto bene anche del 2023
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Giornalista professionista. Si è dedicato dalla fine degli anni Ottanta ad approfondire i temi della degustazione e della critica enologica professionale. Ha collaborato con Luigi Veronelli Editore, casa specializzata in critica enologica e gastronomica, e dal 1996 ha lavorato come redattore ed editorialista presso il Gambero Rosso Editore. È stato collaboratore e redattore per la Guida dei Vini d’Italia edita da Gambero Rosso Editore e Slow Food. È stato per diversi anni curatore dell’Almanacco del Berebene del Gambero Rosso Editore. È stato titolare, in qualità di esperto di vino, di diverse rubriche televisive del canale tematico Gambero Rosso Channel. È stato relatore per l’AIS, Associazione Italiana Sommelier. È stato membro del Grand Jury Européen.
Dal 2003 al 2015 è stato curatore, insieme a Ernesto Gentili, della Guida I Vini d’Italia pubblicata dal gruppo editoriale L’Espresso. Del 2015 è il suo libro “Le parole del vino”, pubblicato dalla Giunti, casa editrice per la quale ha firmato anche – insieme ad Armando Castagno e Giampaolo Gravina – “Vini da scoprire” (2017 e 2018). Con gli stessi due colleghi è autore del recente “Vini artigianali italiani”, per i tipi di Paolo Bartolomeo Buongiorno. Scrive per diverse testate specializzate, tra le quali Vitae, il periodico ufficiale dell’AIS. E’ relatore dell’Accademia Treccani.











