La mia ignoranza sui vini spagnoli è superata soltanto dalla mia ignoranza sulla fisica dei plasmi relativistici. Sono giustificato dall’evidenza che si tratti di un argomento di carattere vertiginoso: nei numeri produttivi, nella varietà di tipologie ed etichette, nella complessità delle diverse declinazioni dei climi, mesoclimi, microclimi, nanoclimi, eccetera. Non si può essere tuttologi. Anzi, in questo caso non si può nemmeno essere orecchianti, come fanno molti in tutti i settori dello scibile umano. La materia è semplicemente troppo vasta.
Devo quindi tenermi a un approccio casuale, con piccole incursioni degustative isolate, slegate dal contesto. Nella consapevolezza che scrivendone potrei risultare l’ingenuo di turno, come uno straniero che non conosca – per dire – la Toscana e affermi: “ho assaggiato un buon rosso di una zona interessante, mi pare che si chiami Chianti”.
In questo spirito, molto al ribasso sul piano del rigore critico, ho stappato qualche giorno fa un bianco prodotto nel Penedès, territorio che mi risulta essere in effetti spagnolo, un regalo molto gradito che ho ricevuto da parte di Stella Principi, degustatrice abile e di sani princìpi ( qui l’accento va sulla seconda i).
Il Penedès si trova precisamente in Catalogna, a sud di Barcellona, e costituisce – si dice – la regione vitivinicola catalana più significativa. Vi si produce soprattutto il celebre Cava, vino spumante tra i più venduti nel mondo. I vitigni a bacca bianca coltivati sul posto hanno nomi evocativi: macabeo, parellada (base dei Cava), xarel-lo, oltre agli ubiqui chardonnay e sauvignon.
Il bianco in questione era uno Xarel-lo 2022 dell’azienda Cisteller. Interpellato a riguardo, il web mi restituisce queste scarne informazioni (copioincollo):
Xarel·lo (pron. it. “ciarèi”): vitigno autoctono catalano del Penedès, base del Cava (con macabeo e parellada), rustico e vigoroso con grappoli compatti e buccia spessa.
e di seguito (ari-copioincollo):
Cisteller: piccola cantina bio di Sergi/Jessica (Penedès DO), 100% xarel·lo su calcare. Affinato 7-9 mesi in barrique e anfore ceramiche. Giallo paglierino, zenzero, pesca, frutta secca, mineralità.
Non mi era ben chiaro se la rete per “Sergi/Jessica” intendesse un toponimo o una coppia di vignaioli, quindi ho insistito nello smanettare e ho ricostruito che si tratta di marito e moglie, Sergi Canals e Jessica Madigan. L’azienda pare giovanissima, presente sul mercato giustappunto dalla vendemmia 2022.
Il vino mi è sembrato molto buono: luminoso nel colore, molto netto ma non tagliente all’olfatto e al gusto, innervato dagli ormai onnipresenti sentori salini e salmastri, che non possono mancare nella descrizione di un vino bianco assaggiato da chiunque dopo il 2015. Tenuto in frigo alcuni giorni per provarne la resistenza all’ossidazione si è comportato egregiamente, risultando sempre scattante, rinfrescante, vitale, molto facile da bere.
Ah, dimenticavo: anche salino e salmastro, eh. Ma che scherziamo.
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Giornalista professionista. Si è dedicato dalla fine degli anni Ottanta ad approfondire i temi della degustazione e della critica enologica professionale. Ha collaborato con Luigi Veronelli Editore, casa specializzata in critica enologica e gastronomica, e dal 1996 ha lavorato come redattore ed editorialista presso il Gambero Rosso Editore. È stato collaboratore e redattore per la Guida dei Vini d’Italia edita da Gambero Rosso Editore e Slow Food. È stato per diversi anni curatore dell’Almanacco del Berebene del Gambero Rosso Editore. È stato titolare, in qualità di esperto di vino, di diverse rubriche televisive del canale tematico Gambero Rosso Channel. È stato relatore per l’AIS, Associazione Italiana Sommelier. È stato membro del Grand Jury Européen.
Dal 2003 al 2015 è stato curatore, insieme a Ernesto Gentili, della Guida I Vini d’Italia pubblicata dal gruppo editoriale L’Espresso. Del 2015 è il suo libro “Le parole del vino”, pubblicato dalla Giunti, casa editrice per la quale ha firmato anche – insieme ad Armando Castagno e Giampaolo Gravina – “Vini da scoprire” (2017 e 2018). Con gli stessi due colleghi è autore del recente “Vini artigianali italiani”, per i tipi di Paolo Bartolomeo Buongiorno. Scrive per diverse testate specializzate, tra le quali Vitae, il periodico ufficiale dell’AIS. E’ relatore dell’Accademia Treccani.









