La cosa che più mi ha colpito è che nell’anno domini 2019 la giustificazione addotta dal consorzio Chianti DOCG (che contempla e riguarda l’universo geograficamente diffuso dei Chianti NON Classici, che vanno dalla Rufina alle colline Pisane passando dai colli aretini, senesi, fiorentini e Montalbano) nell’annunciare l’adozione della nuova e “apicale” menzione GRAN SELEZIONE, sia stata sostanzialmente questa: “l’abbiamo creata per il mercato cinese e americano“.
Parole che mi rincuorano (ma viva la sincerità). 🙁
D’altronde anche la recente modifica del disciplinare di produzione varata dallo stesso consorzio e riguardante la possibilità di incrementare gli zuccheri residui nei vini va in quella direzione, no? Perciò la coerenza è la coerenza, e che diamine!
Ah, nota a margine: GRAN SELEZIONE è pari pari la stessa dizione invalsa da qualche anno per i Chianti Classico. Al tempo i “chiantigiani classici” non la giustificarono così, ma addussero semplicemente che avrebbe costituito il vertice assoluto della piramide qualitativa, nientepopodimenoche, avendo però “l’accortezza” di affidarsi a parametri prestazionali anziché al territorio (ultrasigh). 🙁
Oggi i vertici consortili del Chianti Classico, nonché i produttori stessi (chissà), mi immagino sprizzino contentezza da tutti i pori nell’apprendere del copia-incolla effettuato dai cugini chiantigiani (non classici), che non hanno badato poi tanto alle cautele e alle premure tipiche del buon vicinato.
C’è un di più, nel mare magnum dei Chianti DOCG: il varo di una ulteriore sottozona, Terre di Vinci, e il divieto di utilizzare il fiasco per la nuova e ambiziosa tipologia.
Siamo una squadra fortissimi.

Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.










Una risposta
“Per ‘ibbischeri un c’è paradiso”
E un dico altro.