Il repertorio che segue raccoglie e racconta 50 Supertuscan di storico blasone (od emergenti) provenienti dal Chianti Classico, còlti nella loro ultima annata, quella attualmente in commercio. Sono disposti in stretto ordine alfabetico, con le predilezioni e i bemolle da cogliersi a seconda delle parole, ma anche dei silenzi. Ah, fra parentesi ho indicato i vitigni e il comune (o la sottozona) di provenienza: la presenza eventuale di un punto e virgola sottolinea la netta preminenza di un vitigno rispetto agli altri.
Per l’introduzione e i primi 25 vini commentati LEGGI QUI
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FATTORIA DI RIGNANA – Il Riccio 2016 (cabernet franc – Da Panzano)
Lo spirito bordolese si esprime attraverso un sorso sanguigno segnato dai toni erbacei, dal peperone e dalle pirazine. Convince per freschezza, quello sì, un po’ meno per le asprezze, e per quella sensazione vegetale un po’ cruda.
FELSINA – Fontalloro 2018 ( sangiovese – Da Castelnuovo Berardenga)
Teso, fresco, piccante e molto speziato, la seriosità del passo trasmette un’idea di futuro, mentre la manifattura moderna concede qualche spazio di troppo a un tannino primattore. Sopportabili le screziature vegetali lungo il percorso, di indiscutibile valore la materia prima, non così lampante la riconoscibilità varietale.
GAGLIOLE – Valletta 2018 (merlot, sangiovese – Da Panzano)
Quando un’impronta stilistica moderna sposa il sapore, e con il sapore la misura e l’integrità. E’ un tipo contrastato, diffusivo, ampio, ti immagini per lui un bel futuro, e poi ha tanto sale in corpo.
IL BORGHETTO – Bilaccio 2018 ( sangiovese – Da San Casciano Val di Pesa)
Il tono acido concorre alla levità e alla disinvoltura. E’ sinuoso, naturale nello sviluppo, con sentori di giaggiolo e fragoline selvatiche. Nel conforto di un bel timbro chiantigiano, l’armoniosità apparentemente spensierata te lo fa amare.
ISOLE E OLENA – Collezione Privata Syrah 2018 (syrah – Da Barberino Tavarnelle)
Un’elegante speziatura e una perfetta liaison con il rovere, dagli intriganti risvolti fumé, annunciano un profilo fine e slanciato, con un frutto integro e maturo al punto giusto e una adeguata progressione gustativa. Un bellissimo Syrah che sa di Toscana.
LE CINCIOLE – Camalaione 2016 (cabernet sauvignon; syrah, merlot – Da Panzano)
Frutto vivo in un sorso ampio, con la ricchezza ben bilanciata dall’acidità, a rendergli il passo impettito, distintivo e profondo. Vino di prospettiva, ed è prospettiva buona.
L’ERTA DI RADDA – Due & due 2019 ( sangiovese, canaiolo; trebbiano, malvasia – Da Radda)
Teoricamente un Supertuscan, anche se prezzo (amorevole) e intendimenti lo proietterebbero semmai su lidi meno ambiziosi, con tanto di governo all’uso toscano e di uve rosse mischiate a quelle bianche. Ma la luce che irradia è talmente intensa che non puoi tacerne il passaggio. Di stoffa serica e sentimento d’altura, ha un garbo infinito e una mineralità struggente.
MONTEMAGGIO – Torre di Montemaggio 2017 ( merlot – Da Radda)
A un naso introspettivo dalle leggere cadenze ossidative associa invero una materia flessuosa e un disegno aggraziato, adornato da suggestioni di pepe bianco e scortato da una appendice salina. Molto interessante per garbo e proporzioni.
MONTEVERTINE – Montevertine 2018 (sangiovese; canaiolo, colorino – Da Radda)
Profondo e disinvolto al tempo stesso, unisce istinto a complessità e tu non sai che scegliere. E’ sinuoso, sfumato, composto, il gran tannino prefigura un futuro all’altezza e lui sa concedersi ai massimi livelli di espressività.
MONTEVERTINE – Le Pergole Torte 2018 (sangiovese – Da Radda)
Quando si dice portamento. Pergole ’18 HA il portamento. E la droiture, la freschezza, la stoffa. E la solida concretezza dei migliori fenomeni fisici in cui la materia si manifesti allo stato liquido.
MONTESECONDO – Tïn 2018 (sangiovese – Da San Casciano in Val di Pesa)
Ha una veste incorrotta, verginale, o comunque rende l’idea di quella roba lì. Un piccolo incantesimo di equilibrio, fatto di aria, contrappunti, freschezza, agrumi e fiori. E’ puro slancio, e non lo dimentichi.
PODERE ERICA – La Ghiandaia 2019 (sangiovese; canaiolo – Da Barberino Tavarnelle)
Una profonda mineralità sottocutanea e un tatto setoso aprono alla compostezza e alla naturalezza espressiva, garantendo da un lato una bevibilità straordinaria, dall’altro un portamento signorile. E’ bello non riuscire a scegliere cosa preferire di lui.
PODERE POGGIO SCALETTE – Capogatto 2018 ( merlot, cabernet sauvignon, cabernet franc, petit verdot – Da Ruffoli, Greve in Chianti)
Ancora giovane e aitante, a un naso in attesa di distensione e dettaglio ci unisce una bocca carnosa, dove a vibrare sono la materia e il tannino, e dove la prestanza fisica che percepisci trasmette un’idea di sensualità.
PODERE POGGIO SCALETTE – Piantonaia 2018 ( merlot – Da Ruffoli, Greve in Chianti)
Contrastato e profondo, rifugge i tipici cliché del celebre vino-vitigno estraendo dal cilindro una qualità tannica e una sapidità che ne fanno intuire il sotteso, ben aldilà della presenza scenica o della didattica varietale.
PRUNETO – Demodé 2018 (merlot; sangiovese – Da Radda)
Molto toscano nell’impianto dei sapori, presenta un frutto integro, desinenze floreali, umori di sottobosco, uno sbuffo etereo e un sostanziale garbo, ciò che si concretizza in un finale arioso, di bella dolcezza tannica.
RIECINE – La Gioia 2017 ( sangiovese – Da Gaiole)
Speziato, orientaleggiante, compatto, profilatissimo sia pur sostanzioso, sciorina fragranza viva, un bel sotteso di mineralità e una tattilità sopraffina, lasciando lampeggiare di già il suo enorme potenziale.
RIECINE – Riecine di Riecine 2017 (sangiovese – Da Gaiole)
Materia, eleganza, saldezza, profondità. Crea rimbombo.
ROCCA DI CASTAGNOLI – Pratola 2018 (colorino – Da Gaiole)
Ricchezza, avvolgenza e calore in un disegno per niente banale, tanto da “piegare” la viscosità della materia in un abbraccio voluttuoso, chiosato da una dolce dote tannica e da un fresco contrappunto speziato. Comunica integrità, ecco, e nell’integrità trova la sua espressione.
TENUTA DI ARCENO – Il Fauno 2018 ( merlot, cabernet franc, cabernet sauvignon, petit verdot – Da Castelnuovo Berardenga)
Dietro l’irruenza aromatica della prim’ora, scandita dai toni erbacei e cuoiosi, si cela un bel frutto rosso e un bell’alito balsamico, ad addolcirne la trama. In bocca è melodioso, ampio, lungo e futuribile. Chiarissimo l’imprinting bordolese, e chiarissimi pure gli attributi.
TENUTA DI CARLEONE – Uno 2018 (sangiovese – Da Radda)
Istintivo e complesso al tempo stesso, senti l’uva e senti la spontaneità. E una florealità gentile, e un fruttato fresco, per un vino senza strascichi tannici che danza sulle punte con innata naturalezza.
TOLAINI – Al Passo 2018 (sangiovese, merlot, cabernet sauvignon – Da Castelnuovo Berardenga)
Buona profondità aromatica, dove a prevalere è l’ascendente bordolese/cabernettoso: terriccio, erbe, peperone, cuoio….. Bocca robusta, caratteriale, un po’ calda ma di potenza controllata, instradata dalla freschezza acida e chiosata da un tannino ben estratto, senza strafare.
VECCHIE TERRE DI MONTEFILI – Bruno di Rocca 2017 (cabernet sauvignon; sangiovese – Da Greve in Chianti)
In qualità di virtuosa esplicitazione di un’annata difficile, ne schiva gli eccessi e lo fa con disinvoltura, ammansendo la ricchezza strutturale grazie a uno straordinario senso dell’equilibrio. Ordine, piacevolezza, profilatura, e un buon succo pepato che profuma di erbe, incenso e menta.
VILLA A SESTA – Vas 2017 (merlot – Da Castelnuovo Berardenga)
Molto speziato, gustoso, dinamico, proporzionato, senza sciabordio di materia, chiude dolce nel tannino, e in quel modo acquisisce eleganza. Da un millesimo insidioso, una inattesa misura.
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Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.









