Il Belvedere di Suvereto è un luogo di potente suggestione, che guarda al mare ma anche alle colline interne. Uno spartiacque microclimatico e pedologico fra paesaggi diversi; un luogo in bilico, la cui forza seduttiva l’ha sicuramente esercitata su Maddalena Pasquetti, che qui ha cambiato vita, mestiere e prospettive, fondando I Mandorli una quindicina di anni fa.
L’ambiente incontaminato e selvaggio che vi incontrò allora ha fatto sì che gli approcci dovessero essere coerentemente più che puliti, mentre la natura dei suoli e le esposizioni hanno indirizzato le scelte varietali su autoctoni ( sangiovese, vermentino) ed alloctoni ( la famiglia dei cabernet), da cui Maddalena ne ricava dei vini profondamente mediterranei, che alla umoraltià di un tempo associano oggi un maggior grado di dettaglio e una nitidezza persino migliore.
Gli appezzamenti vitati si spartiscono il crinale: nella porzione fronte mare il contesto è mediterraneo e i suoli un misto di argilla, sabbia e limo, ideali per i vitigni bordolesi; nella vigna a monte ci sono argilloscisti e terre rossastre, esposizioni più fresche e il sangiovese a protagonista.
E a tal proposito, il Sangiovese (leggi il 2020) recupera qui una droiture chiantigiana, e un profilo brillantemente disadorno guidato dalla freschezza e dal sale. Non ti fa apprezzare il peso o il volume, solo la dinamica, solo la parte aerea del sorso.
Che poi è proprio il sale l’elemento ricorrente nei vini della casa, come nel caso del Cabernet Sauvignon (2020), la cui visceralità si alimenta di un avvincente grip gustativo e di una scia lunghissima di sale; oppure del nuovo Cabernet Franc (2020), che ha una selvatichezza scalpitante permeata di sapidità. Ah, affinano in legno grande, che non è affatto scontato, per questi vitigni e a queste latitudini.
Non mancano però i vini d’annata, come I Mandorli Bianco, un vermentino macerato sulle bucce e affinato in anfora e in cemento che nella versione 2022 non ti fa pesare affatto il metodo di vinificazione e la sua tendenziale cerebralità. E’ scattante, equilibrato, schietto, delicatamente aromatico.
Oppure I Mandorli Rosso, da uve sangiovese, cabernet sauvignon e aleatico, maturato in cemento, che nella edizione 2022 ha una precisione e una pulizia invitanti, tannini lievi, una beva conclamata e una venatura aromatica che ricorda il fiore di sambuco.
Sono vini senza filtri, questi qua, e poi Maddalena ha capacità di ascolto e sensibilità alle stelle: prova un continuo struggimento perché sente che in fondo sta sfruttando la natura, turbandone gli equilibri originari, procurandogli delle ferite, costringendola a delle forzature, legate al fatto che viene sfruttata per una viticoltura razionale, indirizzata, intermediata. Anche se il suo è un approccio naturale, biodinamico, per nulla interventista. Un turbamento interiore che diventa stimolo, una sincerità d’animo a cui non si è avvezzi.
I vini rispondono da par loro, con una naturalezza espressiva disarmante, e con invidiabile unicità di forma e di sostanza. Probabilmente Maddalena ne è consapevole, o non lo so. Ma un’esperienza così, a Suvereto, ci voleva proprio.
___§___
Contributi fotografici dell’autore

Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.













