La trappola del Sassicaia

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Dopo anni di degustazioni seriali, e dopo anni di osservazione del comportamento umanoide in tali ambiti, mi sono accorto che quasi ogni degustatore, professionale e non, parvenu o “attempato” che sia, raramente sfugge alla trappola del Sassicaia.

Io la chiamo così per rendere evidente l’asserto, ma potrebbe trattarsi di un Biondi Santi, di un Monfortino, o di qualunque altra etichetta “tònante” nell’ambito di una determinata tipologia di vini.

Il senso è questo: che tal degustatore si ritrova a sparare le più immense cazzate (cit. Alex Drastico), nell’ambito della sessione di assaggio alla cieca, perché macchiata alle fondamenta dal peccato originale: la preoccupazione unica e sola di indovinare il Sassicaia, di riconoscerlo, e quindi sentenziare circa la sua grande bontà (tesi peraltro facilmente avvalorata), autoproclamandosi nel contempo – senza bisogno di dirlo, basta coglierne lo sguardo – un grande conoscitore del territorio, passando tacitamente in cavalleria la circostanza secondo cui gli altri dieci presunti Sassicaia da lui inevitabilmente riconosciuti come tali per il timore di non beccare quello giusto, gli han fatto perdere la trebisonda dell’indagine critica, che non ha più un suo asse, o una sua misura. Che non ha più direzione.

So che tutto questo porterebbe di nuovo all’annosa (noiosa?) diatriba sulla degustazione scoperta o alla cieca, se sia cioè meglio l’una o l’altra, o nessuna delle due, in una ricognizione di merito, perdipiù svolta in contesti per così dire professionali. Fatto sta che anni di osservazione comportamentale portano dritti alla esondazione del preconcetto, nell’ambito della categoria degustatoria.

Un preconcetto sostanzialmente motivato dal timore di perdere la reputazione nel caso in cui il giudizio di merito emesso alla cieca e portato alla conoscenza di altri (accidenti, che iattura!) sentenziasse qualcosa di diverso rispetto al pensiero precostituito che quel degustatore ha già nella sua testa, e che vorrebbe soltanto confermare, senza troppe distrazioni, per far dormire sonni tranquilli alla sua candida, claudicante autorevolezza.

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FERNANDO PARDINI

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