Qui Cocconato d’Asti, la riviera del Monferrato/2: visita a Benefizio di Cocconito

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Esiste una categoria di persone per le quali ad un certo punto della vita scatta un “clic”, leggero ma avvertibile che corrisponde un po’ a quel “devi cambiare la tua vita!” che credette di sentire il poeta Rilke un giorno mentre era al Louvre. Questo, soprattutto ultimamente, succede spesso con il lavoro in campagna: nonostante la fatica, i risultati incerti, le difficoltà da affrontare e le scarse gratificazioni economiche, sono tante le persone che la scelgono dopo aver sentito quel “clic”.

Così è successo a Giuseppe Bo, vignaiolo a Cocconato d’Asti, chiamata “la ringhiera del Monferrato” perché pressoché tutto il suo territorio sta sopra i 500 metri sul livello del mare, compresi i vigneti di una vivace pattuglia di produttori (di Barbera ma non solo) che qui si battono per le peculiarità dei loro vini. Di formazione studioso d’arte finì ad insegnare a scuola, ma ad un certo punto si rese conto di dover cambiare. Passò inizialmente per una attività immobiliare e da lì arrivò l’ispirazione per l’acquisto di una casolare nella campagna di Cocconito (frazione di Cocconato) che era proprietà della parrocchia di Cocconato e di tanta campagna intorno, di proprietà invece del vescovo di Casale Monferrato a cui forniva vino e altri prodotti della terra. Oltre ad una miriade di piccole parcelle strappate una ad una grazie ad estenuanti trattative.

La sua fortuna fu avere, a causa amicizie famigliari, il sostegno un grande personaggio come Vittorio Vallarino Gancia che gli diede una mano ad iniziare, per poi lasciarlo andare per la sua strada. Messe da parte consulenze enologiche diventate troppo onerose, oggi Giuseppe detto Pino fa quasi tutto da sé, controllando personalmente i suoi sette ettari di vigneti che circondano la casa e che osserviamo dall’alto, con le pendenze importanti che sono un classico della zona. La direzione è quella del biologico (siamo in fase di conversione) resa problematica dalla preoccupazione che è, ancor di più della siccità (che in Piemonte sta colpendo particolarmente forte), quella della flavescenza dorata, una malattia propagata di pianta in pianta da un insetto: tutti i “buchi” che si vedono nei vigneti sono l’effetto degli espianti delle viti malate, e qui a Benefizio si parla di mille piante l’anno.

Elencando le varietà delle uve si capisce già detto verso cosa batte il cuore: su sette, ci sono due ettari di barbera, mezzo di syrah e mezzo di cabernet sauvignon, il resto è nebbiolo, che sarà protagonista anche nelle nuove recenti acquisizioni e per ora viene utilizzato nel piacevole Monferrato Chiaretto Vin Gris e nei Monferrato Rosso Trentatrepercento e Vecchia Cappaia, assieme a syrah e cabernet sauvignon. Ma non è escluso che in futuro diventi protagonista “in purezza” di un vino che senza voler far concorrenza alle “blasonate” zone di elezione, sappia esprimere una nuova personalità effetto anche delle altitudini.

Ma è alla Barbera che dobbiamo arrivare, e ci arriviamo: la Barbera d’Asti Superiore Cocconito 2019 (sei mesi in tonneaux) ha un carattere molto classico, è ampia e persistente al naso sulle note di frutta rossa matura. In bocca è stimolante sul palato, sapida e piccante, reattiva e complessivamente assai godibile. E ha un prezzo onestissimo.

Benefizio di Cocconito
Strada Cocconito, 6 – Cocconato (AT)
tel. 3356976200
www.cocconito.it

Riccardo Farchioni

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