Bourges. Città crocevia dei commerci nel medioevo è anche una ottima posizione per la visita ai territori di Sancerre , località della valle della Loira che si sviluppa sulla curva che fa il fiume nella sua corsa verso Nantes venendo dal Massiccio Centrale, e terra indiscussa del Sauvignon Blanc che qui da origine a due denominazioni il Sancerre e il Pouilly-Fumé. Tanto questo vitigno è qui caratteristico e particolarmente marcato dal territorio, da far nascere uno stile proprio della zona che lo distingue dai Sauvignon che hanno conquistati i cinque continenti.
La città ruota intorno alla magnifica cattedrale di Santo Stefano “gemella” di Notre Dame a Parigi, i cui lavori iniziarono nel 1195 e proseguirono fino al 1324 circa. La imponente cattedrale vale sicuramente la visita per la magnificenza degli interni e delle vetrate ma anche per l’orologio astronomico e l’organo a canne di rinomanza nazionale. Infine la cripta, che abbiamo avuto la fortuna di visitare in periodo di chiusura, resto della precedente chiesa su cui si fonda la cattedrale, ha reperti di pregevole fattura risalenti all’alto medioevo e alcune sculture originali della facciata.
La distanza tra Bourges è Sancerre è facilmente colmabile in meno di un’ora e quindi la destinazione si raggiunge facilmente partendo di buon mattino. Avevamo fissato in precedenza alcuni incontri, arrivati in zona ci presentiamo per la visita al Domaine Guyon-Barillot. Il domain è stato ripreso dal 2024 dal giovane proprietario Loris Guyon che ha seguito le orme dei precedenti proprietari Frédéric et Elisabeth Barillot. Esiste dal 1770 ma il nuovo proprietario gli sta infondendo un suo stile proprio che lo ha portato a recuperare anche vecchie viti di chasselas per dare vita ad un vino della denominazione Pouilly-sur-Loire, chasselas in purezza, e ha diviso le vigne in una zonazione propria in funzione dell’età delle viti e del terreno. L’azienda ha undici ettari in produzione nei comuni di Sancerre, Pouilly-sur-Loire e Saint-Adelain.
Dopo le informazioni di base sull’azienda passiamo alla degustazione che inizia con Pouilly-sur-Loire 2023. Prodotto da una sola parcella, in agricoltura integrata, il vino fermenta con lieviti indigeni della cantina e affina dieci mesi in acciaio e imbottigliato alla fine dell’estate dell’anno seguente. Dal colore giallo paglierino medio, bella consistenza, fragranza di fiori e frutti freschi, mela, pesca lieve mandarino, in bocca è elegante e fresco con riprese lievemente dolci e finale fruttato. Un vino di ottima beva e da bersi giovane. Il secondo vino che assaggiamo è un Pouilly-Fumé 2023, vitigno sauvignon blanc in purezza, derivante dal resto degli appezzamenti con rese intorno ai 50 quintali per ettaro e una gradazione finale di 12,5%. I terreni calcarei argillosi,donano freschezza e corpo a questo vino che si presenta con un giallo luminoso con riflessi verdognoli e una fluidità che fa presagire una
struttura più consistente del precedente. E infatti lo spettro aromatico è giocato tra frutti, in particolare agrumi e pomi, e su note sulfuree che richiamano la pietra focaia. In bocca la linea delle freschezza si distende fino alla fine della beva portando però con sé una sapidità e una ampiezza degne di nota. Bella espressione della denominazione.
Il
terzo vino in assaggio è “L’essai”, una “prova” della vinificazione in contenitori ovoidali da 600 litri dove si vinifica e si affina questo Pouilly-Fumé 2023 che nasce da singola vigna di 2000 metri quadru. Il profilo a partire dal colore è lievemente diverso con spunti meno verdi, ma i caratteri distintivi si trovano nell’aroma e nel gusto dove si amplificano fino e fanno apprezzare una minore intensità pirazinica (note vegetali, di asparago ecc.) e un maggiore nota minerale e sulfurea con un sottofondo ancora rilevante di agrume (pompelmo) e mela verde. La bocca è fresca e reattiva con una nota dolce più significativa legata alla fermentazione malolattica che qui è svolta. Direi esperimento riuscito.


Nel pomeriggio ci spostiamo nel Sancerre per una visita alla cantina di Serge Laloue. I terreni di Sancerre si dividono stoicamente in tre tipologie: i terreni argillo sabbiosi (posizionati in genere alla base delle colline), i terreni ciottolosi calcarei (posizionati a mezza costa) e i terreni silicei (in genere alla sommità delle colline). Queste tre tipologie originano vini differenti: i primi floreali e fruttati, i secondi più maturi e anche più morbidi, i terzi più minerali e speziati tendono ad evolvere più lentamente.
L’azienda è costituita da 20 ettari a Sancerre e cinque nella IGP Côtes de la Charité dove coltivano Pinot Noir e Chardonnay. Azienda familiare e storica della zona ha recentemente rinnovato la cantina e introdotto tecniche alla moda come i contenitori oviformi che anche in questo caso sono stati oggetto di prove aziendali. Lo stile aziendale è espressivo e preciso e i vini sono di ottima fattura nel solco della tipologia della zona. Dei vari vini degustati sono stati molto apprezzati il Sancerre Blac cuvée Silex 2023, un sauvignon blanc in purezza da terreni silicei che si apre all’olfatto con sentori di limone fresco, pepe bianco, leggera povere da sparo, in bocca ampio, fresco e salino con finale persistente e con un ritorno di buccia di pompelmo.
Altro vino interessante è il Sancerre Blanc Les Poitevinnes 2023, sauvignon blanc in purezza da terreni argillo-sabbiosi affinato 12 mesi in contenitori oviformi e certificato bio, che si apre su note di fiori di campo e frutti dolci (pera e pesca) fino a note minerali persistenti. In bocca è più morbido del precedente, e si gioca più sulla mineralità e sulle note fruttate che si chiudono con una lieve vena gessosa.
L’ultimo vino degustato è il Pinot Nero Sancerre Rouge Vendanges Entières 2023, importante sia nell’impostazione che nella realizzazione, che paga ancora la propria giovinezza nelle note ombrose dell’olfatto in questa fase, su ciliegia e cassis con note lievemente vegetali; la bocca è più distesa ampia, con note fruttate e speziate anche se i tannini sono importanti e confermano la possibilità di una buona tenuta nel tempo. Da riassaggiare. Terminata la degustazione è d’obbligo una visita a La Charité sur Loire; fondato dai frati cluniacensi nel 1059 e interessata dal cammino di S. Jacopo di Compostela, è patrimonio dell’Unesco e custodisce ancora la chiesa abbaziale e le mura. La piacevole cena all’Auberge de la Noir conclude la nostra visita.
Passaggio in Champagne e nel Jura
Il giorno seguente il viaggio continua in direzione dello Champagne attraversando una ridente campagna con temperature già estive, punteggiata die piccoli borghi fino a raggiungere Troyes e poi percorrere ancora centokm con destinazione Epernay.
Qui nella vicina Chavot -Courcourt ci aspettano Natalie e Vincent che insieme a Margot conducono la Maison Diogène Tissier. L’azienda di sette ettari divisa tra Côte de Blancs e Aube da cui trae le uve canoniche (chardonnay, pinot noir e pinot meunier ) per la produzione dei loro Champagne.
Arriviamo nel pomeriggio e la degustazione si trasforma facilmente in un gradevolissimo aperitivo che ci consente di degustare molti vini dell’ampia gamma dell’azienda. Come in altre occasioni in cui abbiamo incontrato i vini dell’azienda, il Blanc de Blancs e l’Extra Brut , assieme al Saveur de Juliette (con il 70% di pinot meunier e 30% di pinot noir) sono gli champagne più espressivi e autentici dell’azienda. Rimarchevole anche il Rosé di pressa fruttato e fresco con bella bolla fine e persistente. Il giorno seguente ci avviamo verso il Jura dove ci attende a Chateau d’Arlay il proprietario Pierre-Armand de Laguiche, che ci guida nella degustazione sempre interessante e istruttiva dei vini della produzione aziendale, sempre incentrati sui vitigni locali come savagnin, chardonnay ecc.
Il savagnin, se pur originario sembra del Tirolo, si è diffuso in tutta l’aria centro europea data la sua antica origine sicuramente di epoca romana. E’ imparentato con il petit manseng blanc, lo chenin blanc, e con il traminer aromatico dato che il cosiddetto traminer rosé non è altro che un mutazione genetica del savagnin. Uva che dona grandi vini da invecchiamento e di una aromaticità caratteristica (esprime pianamente note speziate intense di frutta dolce come albicocca), e una struttura ampia , consistente, inebriante, e adatti ad un lungo invecchiamento.
Nella fattispecie dei vini di Chateau d’Arlay sia i vini normali che i vin Jaune o i vin de paille sono caratterizzati dalla presenza di questo vitigno che ne marca lo stile, Nel dettaglio il Vin Blanc “Tradition 2023” , vino prodotto con chardonnay e savagnin e non sottoposto ad affinamento ossidativo, denota le caratteristiche salienti dei vini del territorio: freschezza affilata pienezza in bocca e un ventaglio aromatico che spazia del floreale al fruttato di mandorla dolce , fino alla frutta di fresca bianca come susina claudia o mela verde.
II vin Jaune, di cui abbiamo assaggiato la versione 2017, si fa ricordare per la potenza e gli aromi ossidativi che rimandano direttamente al mallo di noce poi alla frutta secca dolce alle spezie tra cui chiodi di garofano e noce moscata. Indimenticabile la lunghezza di questo vino, che a mio modesto avviso negli abbinamenti deve trovare una cucina consona al suo carattere.
Successivo vino in degustazione il Vin de Paille 2015, vino dolce che si elabora dai vitigni locali del Jura: poulsard, trousseau, chardonnay e savagnin. Vino pieno e strutturato sia negli aromi che spaziano dal miele di eucalipto alla mandorla tostata passando dal fico e dalle spezie dolci (cannella e coriandolo), in bocca permea il palato di fresca dolcezza che non arriva mai alla saturazione e che riporta ai sentori di sottobosco e terra umida con una persistenza rimarchevole.
Si conclude così la nostra avventura tra vini e vitigni francesi di zone a volte meno frequentate con la consapevolezza che molto ancora c’è da scoprire nel mondo del vino e dei vitigni sia oltralpe che in casa nostra.
Degustazioni effettuare dal 30/04/2025 al 5/05/2025

Agronomo ed enologo libero professionista, ho affinato la mia formazione con periodi di studio presso l’Università di Bordeaux. Collaboro con aziende toscane in qualità di consulente vitivinicolo ed enologo, e faccio parte della Commissione di degustazione di diverse DOC e DOCG toscane. Sono assaggiatore di olio metodo COI iscritto all’albo Nazionale e mi occupo anche di Agricoltura Biologica. Iscritto ASSOENOLOGI. Le mie frequenti visite all’estero per eventi enologici sfociano spesso in reportage, in particolare dalla Francia. Da sempre amante dell’olivicoltura, tra i maggiori esperti di olivo Quercetano. Mi occupo anche di frutticoltura per aziende toscane. Socio Slow Food da diversi anni.








