Ricordo i corsi AIS e le serate di studio e approfondimento, l’apprensione riguardo l’esame finale per la qualifica di sommelier. Gli esaminatori più scaltri sottoponevano ai corsisti, giustamente, qualche tranello per testare la loro preparazione. Tra questi vi era la fatidica domanda: “Parlami del Gamay del Trasimeno, che peculiarità possiede il celebre vitigno francese allevato in provincia di Perugia?
Ho raccontato questo simpatico aneddoto, per smarcare un curioso equivoco che da sempre aleggia attorno al mondo del vino umbro e non solo. La questione va spiegata molto bene proprio per evitare malintesi. Ebbene sì: il Trasimeno gamay con il vitigno francese non c’entra nulla, trattasi in realtà dell’uva più allevata al mondo, ovvero grenache. Dunque, perché continuare ad ostinarsi a chiamarla così? Come spesso accade in questi casi occorre fare un tuffo nel passato, ripercorrendo le tradizioni di un’area geografica affascinante e ricca di storia, oltre che suggestiva. La popolazione umbra è attaccata alle proprie origini in maniera viscerale, autentica. Tutto ciò, nel lungo corso degli anni, ha portato ad apprezzare prodotti enogastronomici di grande valore: vino, legumi, olio, salumi e formaggi, per non parlare di una tra le cucine regionali più buone d’Italia. Restringiamo il campo al vino. Fin dal suo arrivo in quest’area, la tecnica di allevamento prescelta fu l’alberello e non la “vite maritata” ben più comune nell’area del Trasimeno. Tra le varietà maggiormente allevate ad alberello in Francia vi è per l’appunto il gamay, utilizzato per produrre il noto Beaujolais. Per questo motivo, tra le sponde del lago Trasimeno, prese erroneamente il nome della cultivar francese. Una storia senza dubbio affascinante che ancor oggi ahimè genera non poca confusione, soprattutto riguardo mercati nazionali ed esteri.
Ci troviamo in quel particolare fazzoletto di terra umbra a confine con la Toscana, per l’esattezza in provincia di Perugia. L’uva grenache fu introdotta in quest’area a partire dal XVI secolo, nel periodo di dominazione spagnola nell’Italia centro-meridionale conseguente alla pace di Chateau-Chambrésis del 1559. Tale influenza, nell’area adiacente alla città di Perugia e sulle rive del Trasimeno, è testimoniata dal matrimonio tra il Duca Fulvio Alessandro della Corgna, da cui deriva il nome del palazzo di Castiglione del Lago, e la marchesa Eleonora de Mendoza.
Il Trasimeno gamay, come già anticipato, fa parte della famiglia della grenache (garnacha in spagnolo). Man a mano che “viaggia” in giro per l’Italia cambia nome: cannonau in Sardegna, granaccia in Liguria e tai rosso nei Colli Berici, in provincia di Vicenza. Il Consorzio Tutela Vini Colli del Trasimeno nasce nel 1997 con l’obiettivo di promuovere e divulgare l’uva in questione e le colline dove viene allevata. Tra i tanti obbiettivi prefissati vi è senza dubbio quello legato all’organizzazione di iniziative promozionali, l’interesse rivolto alla comunicazione e divulgazione dei principali aspetti che identificano il territorio. L’assemblea di dicembre 2021 ha riconfermato alla presidenza, per il triennio 2022/2024, Emanuele Bizzi. Ad affiancarlo il vicepresidente Camillo Angeli e Nicola Chiucchiurlotto, quest’ultimo in qualità di direttore. La Doc Colline del Trasimeno, istituita nel 1972, coinvolge i comuni di Castiglione del Lago, Città della Pieve, Corciano, Magione, Paciano, Panicale, Passignano sul Trasimeno, Perugia, Piegaro e Tuoro sul Trasimeno. La vite si integra con la bellezza del paesaggio, l’ambiente – parzialmente incontaminato – offre panorami suggestivi soprattutto al tramonto. È Impossibile non menzionare il lago omonimo che lo rappresenta, una sorta d’icona per l’intero areale. Viene definito poeticamente: “un velo di malinconia su una bellezza struggente, azzurra e tenera, increspata di canne”. Un volano turistico ed economico non indifferente, attorno ad esso vengono svolte da millenni le principali attività della zona. Le stesse generano risorse anche di tipo agricolo: olio, vino, pesce e cereali.
Trovo corretto menzionare le sedici cantine associate al Consorzio, soprattutto considerando l’impegno profuso e i passi avanti fatti negli ultimi anni in termini di qualità media dei vini prodotti. Ho avuto modo di constatarlo lo scorso anno durante un press tour dedicato al Gamay del Trasimeno, tenutosi presso il pittoresco borgo di Corciano. In ordine alfabetico: Azienda Agraria Carlo e Marco Carini, Berioli, Cantina Goccia, Cantina Nofrini, Castello di Magione, Coldibetto, Duca della Corgna, Il Poggio, La Querciolana, Madrevite, Montemelino, Podere Marella, Poggio Santa Maria, Pucciarella, Società Agricola Casaioli e Viandante del Cielo. La percentuale di rappresentatività del Consorzio Trasimeno sfiora il 90% per un totale di 270 ettari. Tra il 2016 e il 2020 la produzione media annua di uve appartenenti alla Doc Trasimeno è stata di 13.000 quintali, mentre la produzione, in vino, si attesta sui 7600 quintali. Le bottiglie certificate dal Consorzio negli ultimi tre anni sono circa 990.000. Il vitigno che dà il nome alla Doc protagonista di questo articolo è utilizzato quasi sempre in purezza, anche se il disciplinare prevede un minimo pari all’85%. Per quanto concerne il Trasimeno Gamay la superfice vitata si attesta attorno ai trenta ettari, 24.300 bottiglie, 8.800 di queste sono di Riserva. L’impegno profuso dagli attori coinvolti fa ben sperare riguardo un sostanziale incremento negli anni a venire. Quest’ultima tipologia prevede un affinamento minimo di due anni, il vino deve sostare almeno quattro mesi in botti di legno. I terreni sono prevalentemente ricchi di sabbia, ghiaia e argilla.
Passiamo ora al nostro punto di vista riguardo 6 etichette differenti di Gamay del Trasimeno proposte dal consorzio omonimo.
Trasimeno Gamay Giovanotto 2023 – Montemelino
Rubino di media trasparenza, vivace e luminoso; media consistenza. Interessante la parte olfattiva legata alla macchia mediterranea, ben articolata e ricca di spunti freschi anche balsamici. Il frutto appare vivo e rimanda alla susina nera e al mirtillo. Rotondità mitigata da guizzi acidi che al palato convincono, anche la sapidità fa eco in un finale mediamente lungo e appagante.
Trasimeno Gamay Rosso Principe 2023 – Cantina Nofrini
Rubino caldo, profondo, impenetrabile. Dapprima ricolmo di suggestioni dolci di amarena e caramella alla liquirizia, affiora pian piano la parte floreale in favore della rosa rossa e il geranio selvatico; in chiusura grafite e pepe nero. In bocca ritrovo un vino avvolgente, mediamente voluminoso, la sapidità sfuma lentamente corroborata da una freschezza appena in secondo piano. È un vino ancora giovane a mio avviso. Il tannino è dolce e setoso. Si farà.
Trasimeno Gamay 2023 – Pucciarella
Rubino intenso, trasparenza e consistenza media. Il timbro è incalzante, al naso: ciliegia matura, cannella, lentisco e un profumo spigliato di cosmesi. È un vino in fasce, necessita di tempo per stemperare l’irruenza del terroir; riconosco pur tuttavia la stoffa grazie ad un buon centro bocca e un’irruente sapidità.
Gamay del Trasimeno “Opra” 2023 – Madrevite
Tra il granato e il rubino, trasparenza e medio estratto. Il naso è stupendo perché coniuga alla perfezione l’ariosità dei frutti rossi e dell’agrume, ad un corredo floreale di zagara e violetta; in chiusura mentolo e peperone verde abbrustolito. Ne assaggio un sorso e ritrovo slancio, vitalità in termini di acidità e succo; il tannino è setoso. Convince appieno per doti di persistenza in totale assenza di eccessivo peso.
Gamay del Trasimeno “E-trusco” 2021 – Coldibetto
Rubino smagliante, il vino che mostra un buon estratto. Il timbro è incalzante, vivo, l’intensità olfattiva è scandita da ricordi di amarena, timo, mentolo e croccante alla mandorla; un lieve accendo vanigliato chiude il cerchio. Apprezzo sin da subito la dolcezza del tannino e la rotondità del sorso, presto vivacizzata da lampi acidi e sapidi ben bilanciati tra loro. Lungo, penetrante, il finale richiama la vaniglia e la spezia. Gode già di un ottimo equilibrio.
Trasimeno Gamay Riserva “Poggio Pietroso” 2020 – Duca della Corgna
Trama cromatica particolarmente vivace, un bel rubino con riflessi magenta. Intenso al naso, gioca in serie A considerando la raffinatezza dei frutti rossi selvatici, ribes e mora, effluvi balsamici, bastoncino di liquirizia ed erbe officinali; con l’aumento di temperatura vaniglia e spezie dolci. Le ritrovo anche in bocca, ben allineate alla freschezza di fondo data dai frutti rossi e da un finale lungo, appagante e ammandorlato. Buono davvero.
Nella seconda immagine, a destra Emanuele Bizzi, presidente del Consorzio Tutela Vini Colli del Trasimeno, assieme a Marco Cecchetti, presidente dell’Associazione Eventi Castiglione del Lago
Le prime due foto sono state fornite dal Consorzio, le altre sono di Danila Atzeni

Nasce a Novara, ma non di Sicilia, nonostante le sue origini lo leghino visceralmente alla bella trinacria. Cuoco mancato, ama la purezza delle materie prime, è proprio l’attività tra i fornelli che l’ha fatto avvicinare al mondo del vino attorno al 2000. Dopo anni di visite in cantina e serate dedicate all’enogastronomia. frequenta i corsi Ais e diventa sommelier assieme alla sua compagna, Danila Atzeni, che oggigiorno firma gli scatti dei suoi articoli. Successivamente prende parte a master di approfondimento tra cui École de Champagne, vino che da sempre l’affascina oltremodo. La passione per la scrittura a 360° l’ha portato, nel 2013, ad aprire il blog Fresco e Sapido; dal 2017 inizia la collaborazione con la rivista Lavinium e dal 2020 quella con Intralcio. Nel 2021 vince il 33° Premio Giornalistico del Roero. Scorre il nebbiolo nelle sue vene, vitigno che ha approfondito in maniera maniacale, ma ciò che ama di più in assoluto è scardinare i luoghi comuni che gravitano attorno al mondo del vino.









