Leggere la Borgogna

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Visto che non si può più bere la Borgogna, a causa dei costi inaccessibili dei vini, si può avere una forma di risarcimento – insufficiente quanto si vuole –leggendo la Borgogna. Con “inaccessibile” mi riferisco soprattutto al prezzo dei cru migliori, premier e grand, ma anche a quello dei cru di buon livello. Certo, ravanando nei cataloghi degli ormai sterminati siti online si può accedere a bottiglie borgognone ancora acquistabili per un bevitore dalle normali risorse economiche: rossi da appellation secondarie quali Rully, Givry, Mercurey, bianchi da appellation poco note come Montagny, Saint-Romain, Saint-Véran, e qualche altro santo minore.

I più informati commenteranno: “eh, però negli ultimi due o tre anni la bolla speculativa sui grandi nomi si sta sgonfiando”. Vero, il mercato delle ultrabottiglie (DRC, Rousseau, Leroy, Coche Dury, e compagnia cantante) registra cali significativi nelle quotazioni da almeno 18-24 mesi.
Ciò vuol dire che uno Chambertin di Rousseau appena uscito si compra più o meno alla modica cifra di 3.500 euro; mentre nel 2022 costava sui 5.000 euro. Evviva! Dall’inaccessibilità totale all’inaccessibilità relativa. Un bel progresso.

Leggere la Borgogna costa invece molto meno. Segnalo qui l’uscita recentissima (6 novembre 2024, la settimana scorsa) della versione italiana di un caposaldo della letteratura sul tema, quell’Inside Burgundy di Jasper Morris che da anni costituisce una delle due o tre opere di riferimento in lingua inglese sulla regione.
Borgogna, il libro dei terroir, dei produttori e dei vini è pubblicato da Topic, la nuova casa editrice di Marco Bolasco e soci. Ne ho curato la traduzione italiana, e non è stata un’impresa semplice. Trascrivo la mia introduzione:

“C’è stato un tempo, nemmeno tanto remoto, in cui la Borgogna e i suoi vini erano conosciuti e frequentati da una ristretta cerchia di appassionati, mentre al resto della popolazione mondiale i loro stessi nomi – anche i più augusti, Romanée Conti, Musigny, Chambertin –  non dicevano nulla. Oggi, proprio all’opposto, la Borgogna è riassorbita in una deriva modaiola implacabile, capace di sconfinare ben oltre l’ambito enogastronomico. Qualsiasi categoria sociale – dagli odontotecnici ai piloti di aereo, dagli ebanisti ai benzinai – parla quotidianamente dei vini borgognoni, spesso sotto forma di citazione elementare al “Pinot Nero” e alla sua “finezza”.

Nascosta dietro la sua debordante sovraesposizione mediatica, la Borgogna reale si smaterializza, diventa evanescente, inafferrabile. Come la Monna Lisa o la Quinta di Beethoven, perde concretezza fisica ed entra in un empireo dorato, stucchevole, banalizzato, sottratto a ogni analisi critica puntuale.
Ma la Borgogna reale esiste. E anche se i prezzi stellari che li rendono quasi inaccessibili sembrano metterlo in dubbio, esistono anche le sue bottiglie.

Parallelamente all’esplosione dei suoi vini, si è assistito alla moltiplicazione delle pubblicazioni dedicate alla regione. Ma solo un pugno di opere monografiche – il magnifico trattato di Armando Castagno, il raffinato studio di Camillo Favaro e Giampaolo Gravina, i libri di Antony Hanson, Remington Norman, Clive Coates, e poco altro – possono considerarsi dei classici ineludibili. Tra questi classici, molti osservatori considerano il monumentale testo di Jasper Morris il più completo per ricchezza di informazioni e ampiezza degli apparati storiografici.

Portarne a termine la versione italiana è stato insieme stimolante e impegnativo. L’inglese di Morris è straordinariamente essenziale, anche considerando la proverbiale capacità di sintesi della lingua anglosassone. Rendere godibile per il gusto italico la scarna, economica, direi ossuta prosa di Morris è stata una piccola impresa: neanche mezza delle subordinate che siamo abituati a leggere in italiano, nessun vezzo autorale, nessuna ricercatezza formale, ma una scrittura diretta e diritta, del tutto priva di fronzoli, che va subito al sodo.

Borgogna il libro dei terroir, dei produttori e dei vini offre al lettore i dati – una moltitudine di dati preziosi – nella loro forma più basilare ed efficace. È insomma una vasta e articolatissima enciclopedia, che come tale va consultata, e che merita senza dubbio un posto di rilievo nella biblioteca di ogni cultore del vino.”

Infatti il verbo più appropriato per il volume di Morris è senz’altro consultare: voglio conoscere che caratteristiche ha la combe brûlée di Vosne, sono curioso di sapere come lavora Bruno Clavelier, voglio sapere quanti ettari possiede Madame Leroy in Musigny, eccetera.
In 800 pagine fittamente scritte, il Master of Wine Morris mette a disposizione migliaia di dati su vigne, produttori, négociants, comuni, villaggi. In questo senso avrei dovuto più puntualmente intitolare il post “Consultare la Borgogna”.

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Borgogna, il libro dei terroir, dei produttori e dei vini
Pagine 751 (più una sessantina di mappe)
Edizioni Topic
Euro 95

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