Il Merano Wine Festival è una manifestazione che da il termometro, a fine anno, delle nuove tendenze e degli accadimenti del mondo del vino che conta. Ormai da diversi anni la nostra rivista, e il sottoscritto in particolare, è presente a questo evento per percepire queste evoluzioni e riflettere sul futuro del vino.

Il ritardo nella pubblicazione del nostro resoconto della manifestazione, ci fornisce l’occasione per registrare l’ennesima difficoltà che incontra il settore otre a quelle manifestatesi negli ultimi tempi (calo dei consumi, cambio dei gusti del consumatore, campagne dei media a discapito del vino ecc.) ovvero le nuove norme sul codice della strada che a mio avviso non risolveranno il problema. Problema che rimane costante nel tempo e che indipendentemente dalle norme, si aggira sul 9 % degli incidenti con lesioni, rilevate dal Polizia e Carabinieri (fonte Ministero della salute anno 2022).
Non entrerò nel merito della proporzionalità delle pene, di cui non ho compe
tenza e capacità di giudizio, ma è facile prevedere che l’ulteriore stretta normativa causerà un calo delle vendite di vino e alcolici in particolare per i consumi “fuori casa”.
Tornando alla manifestazione altoatesina, il successo di pubblico e le presenze d’eccellenza che hanno caratterizzato la manifestazione sembrano consolidare sempre più un evento a fronte delle difficoltà sopra menzionate. Sale piene, code all’ingresso, difficoltà di accedere causa troppa folla alle sale più prestigiose, hanno caratterizzato anche quest’anno la kermesse meranese. Nel nostro girovagare all’interno delle sale alla ricerca di novità e particolarità ci siamo imbattuti i produttori di alto livello che portano avanti progetti e tradizioni in Italia e all’estero. Tra questi ci piace ricordare La Roncaia in quel di Nimis (provincia di Udine) che ci ha proposto una verticale di Picolit di particolare pregio. Un carrellata che dal 2019 ci ha portato al 2010 con profumi e aromi che si facevano via via più intensi e complessi fino alla fusione tra naso e bocca, sempre sostenuti da un grande freschezza ed eleganza.
Sempre alla ricerca di conferme ci è piaciuto riassaggiare dopo alcuni anno il Turriga della famiglia
Argiolas. Punto di riferimento dei rossi sardi questo vino stupisce sempre per la complessa eleganza e struttura che anche in versione anteprima come era quello assaggiato (2020), già da l’idea di una grande personalità e longevità.
Passando al Piemonte, interessante l’assaggio del Barolo di Podere Gagliassi (sede a Monforte d’Alba) che ha due origini e tipologie separate. Una a Serralunga e una Monforte. Il Barolo di Serralunga 2017 ha un profilo aromatico intenso e deciso con un tannino vivo e persistente come deve essere. La nota lievemente balsamica e speziata accompagna un tabacco che nel finale si fa riconoscibile.
Passando alla degustazione di vini stranieri, con difficoltà per la ressa che si era creata, siamo riusciti ad assaggiare Il Cabernet Sauvignon di Elizabeth Spencer di Napa Valley nel nord della California. Il vino, che però porta la denominazione di Mendocino, località nota per essere stato il set della serie della “Signora in Giallo”, esprime freschezza e corpo con note vegetali che si fondono a spunti di frutti rossi come ciliegia e ribes. Affinato solo in acciaio, conserva la fragranza del frutto e un corpo longilineo.
Arriviamo poi dai produttori che si trovano ai piedi del Monte Bianco con la Cave Mont Blanc. Giovane cantina cooperativa di Morgex, propone in degustazioni un metodo classico a base di Prié Blanc , il loro vitigno autoctono per eccellenza: il vino base compie la prima fermentazione in legno grande (larice/rovere) poi la presa di spuma per un periodo minimo di 24 mesi; non dosato. Intrigante il naso che offre una freschezza e un floreale intenso, in bocca l’acidità è viva e accompagna il sorso fino alla fine. Bollicine di sicuro interesse.
Restando in Valle d’Aosta, della cantina Crotta di Vigneron assaggiamo il Moscato diChambave passito Prieuré 2021. Vino di ampii e avvolgenti profumi di frutta e fiori, mostra un corpo pieno e rotondo, con mandorle dolci e miele ad emergere nel finale. Da abbinare alla pasticceria ma soprattutto a formaggi erborinati e fois gras. Si conclude qui la nostra visita al Merano Wine Festival, non senza annotare che la settimana successiva era in programma un’altra grande manifestazione, la Interpoma dedicata alle mele, che coinvolge l’altro settore importantissimo dell’Alto Adige e del Trentino. Fiera di settore che abbiamo visitato e che meriterebbe un articolo a parte.

Agronomo ed enologo libero professionista, ho affinato la mia formazione con periodi di studio presso l’Università di Bordeaux. Collaboro con aziende toscane in qualità di consulente vitivinicolo ed enologo, e faccio parte della Commissione di degustazione di diverse DOC e DOCG toscane. Sono assaggiatore di olio metodo COI iscritto all’albo Nazionale e mi occupo anche di Agricoltura Biologica. Iscritto ASSOENOLOGI. Le mie frequenti visite all’estero per eventi enologici sfociano spesso in reportage, in particolare dalla Francia. Da sempre amante dell’olivicoltura, tra i maggiori esperti di olivo Quercetano. Mi occupo anche di frutticoltura per aziende toscane. Socio Slow Food da diversi anni.












