Un giorno di dicembre da Bassermann-Jordan

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Il venerdì prima di Natale un sole perfetto irradiava l’intera Pfalz. Il Palatinato, zona delimitata a ovest dalla catena montuosa della Haardt e a est dal fiume Reno, si estende per un’ottantina di chilometri dal Rheinhessen all’Alsazia: una lingua di terra che accoglie più di 23.000 ettari vitati, secondo comprensorio per ordine quantitativo della Germania dopo lo stesso Rheinhessen che ne ha circa 3.000 in più.

Dei due Bereich (Mittelhaardt/Deutsche Weinstrasse e Südliche Weinstrasse) in cui è diviso questo Land, il paese di Deidesheim appartiene al primo e ospita, tra le altre, la Weingut Geheimer Rat Dr. von Bassermann-Jordan, nome articolato come si addice al blasone della cantina, fondata nel 1718 da Pierre Jordan (nella Schatzkammer, la “camera del tesoro” dove sono conservate le riserve storiche, circa 900 bottiglie, c’è la leggendaria Kometenjahrgang, la “vendemmia cometa” del Forster Ungeheuer 1811), venduta nel 2002 al magnate palatino Achim Niederberger, che, con le successive annessioni di Reichsrat von Buhl (2005) e von Winning (2007), altre due celebri cantine di Deidesheim, è diventato il proprietario del più grande vigneto privato tedesco (150 ettari complessivi).

Dopo la sua scomparsa, avvenuta nel 2013, la proprietà di Bassermann-Jordan è passata alla vedova Jana Seeger Niederberger. La direzione tecnica è saldamente nelle mani di Ulrich Mell. Nel piazzale della cantina mi riceve, come già in passato, l’affabile e preparato Philipp Losem, export manager, cantiniere, tuttofare (parla anche, e bene, l’italiano).

Il primo atto della visita è un salto a Forst, un paesino di 500 anime che ospita il più importante “giardino dei cru” di Riesling di tutta la Pfalz. Chi ha negli occhi la Mosella e la dimensione estrema della sua viticoltura, rimarrà probabilmente stupito dai dolci e più lineari rilievi di questo comprensorio. Eppure qui i Riesling non difettano di carattere, verticalità, longevità. Merito di un microclima baciato da Dio (è uno dei più miti della nazione, con ben 220 giornate all’anno di esposizione al sole e poche precipitazioni) e soprattutto di un’estrema varietà pedologica: arenarie rosse, rocce calcaree, argille, scisti e basalti compongono un assieme complesso che custodisce il segreto dei grandi Riesling di questa regione, secchi, dinamici, contemporanei.

Kirchenstück

I principali Grosse Lage di Forst che appartengono a Bassermann-Jordan sono riconoscibili dai cipressi che affiancano le stele in pietra locale con sopra inciso il nome del vigneto. C’è il celebre Kirchenstück (“pezzo di chiesa”) il vigneto che genera il Riesling più raro e prezioso di tutta la Pfalz. Quello aziendale è quasi mezzo ettaro di sabbie rosse. «Bellissimi grappoli su vecchie viti» commenta Philipp.

Jesuitengarten

C’è lo Jesuitengarten (“il giardino dei Gesuiti”), due ettari e mezzo di argille e sabbie gialle con strato superficiale di basalto. La storia di questo vigneto risale addirittura al 1793.

Pechstein

C’è il Pechstein (“pietra di pece”), un ettaro e mezzo di terra vulcanica (basalto) e sabbia gialla.

E c’è l’Ungeheuer (il “mostro”), il cru più esteso dell’area (33 ettari) equamente suddiviso, dal punto di vista pedologico, tra calcare, sabbia rossa e basalto.

Ungeheuer

Il nome di questo Weinlage mi ha sempre affascinato perché ricorda l’inizio della Metamorfosi (Die Verwandlung) di Franz Kafka: «Als Gregor Samsa eines Morgens aus unruhigen Träumen erwachte, fand er sich in seinem Bett zu einem ungeheuren Ungeziefer verwandelt» (“Quando un mattino Gregor Samsa si svegliò da sonno inquieti, si ritrovò trasformato nel proprio letto in un gigantesco insetto”).

Un cartello nella parte alta del vigneto riporta il motto di spirito di Otto von Bismarck, che apprezzò questo vino: «Dieses Ungeheuer schmeckt mir ungeheuer» (“Questo mostro mi piace enormemente”). Il nome del cru deriva però da una persona, il segretario comunale Johann Adam Ungeheuer, che viveva a Deidesheim nel XVII secolo: la sua lapide si trova ancora oggi accanto alla vecchia chiesa di Mußbach.

«Un tempo le vigne più alte erano tutte terrazzate ma sono state abbandonate con la meccanizzazione. In piano c’erano solo i seminativi» racconta Philipp.

Kieselberg

Tornando ci soffermiamo a vedere i Grosse Lage di Deidesheim: il Kieselberg (“montagna di ciottoli) con la statua del crocifisso, i due ettari dell’Hohenmorgen (“l’alto mattino”) e il prospiciente Kalkhofen (“fornace per la calce”) dall’altra parte della strada. Facciamo un altro salto (secondo atto) a vedere la cantina di vinificazione a Niederkirchen e poi rientriamo in cantina per la degustazione (terzo e ultimo atto).

Kalkhofen

«La 2023 è un’annata simile al 2021 ma più fredda e umida, molto buona per i Riesling, che hanno acidità e non troppo alcol» dice Philipp.

Il Pfalz Riesling Trocken 2023 è uno dei più buoni Gutswein che si possano bere, con i suoi profumi di minerale e di albicocca, con il suo palato succoso, fruttato, sapido, piacevolissimo. I Gutswein rappresentano la base della piramide qualitativa secondo la VDP (Verband Deutscher Prädikatsweingüter), l’Associazione dei Produttori Tedeschi di Vini di Qualità (circa 200 aziende in tutta la Germania), le cui bottiglie s’identificano dal simbolo dell’aquila sulla capsula. Dal canto suo, il Deidesheimer Riesling Trocken 2023 è un perfetto Ortswein (un equivalente del “Village” di Borgogna): scaglia di rocca, frutta gialla, minerale, pesca, sapore, contrasto.

Seguono gli Erste Lage (“Premier Cru”), identificati in etichetta dal simbolo 1G.

Il Deidesheimer Leinhöhle Riesling Trocken 2023, dalle vigne più vecchie del cru, con fermentazione integrale in botte grande e sosta sulle fecce fini ad aprile, ha vibrazione minerale, tratto speziato, allungo secco e sapido. Il nome, Leinhöhle, letteralmente “grotta del lino”, deriva da “Linenhelde”, come veniva chiamata la zona intorno al 1310, e si riferisce probabilmente a una precedente coltivazione locale di lino. Dal 2022 il vino porta in etichetta la dicitura Erstes Gewächs  (letteralmente, “pianta o vino di prima qualità”, “pianta o vino da premier cru”, Gewächs significa «genere di pianta allevata o di vino prodotto in un dato momento, in un dato luogo»), che identifica i Riesling secchi provenienti dai vigneti classificati Erste Lage.

Il Ruppertsberger Reiterpfad Riesling Trocken 2023 proviene da un cru di 86 ettari complessivi, di cui 4 appartenenti all’azienda.  Il nome Reiterpfad, “sentiero del cavaliere” o “percorso equestre”, si riferisce con tutta probabilità all’importanza del luogo per il passaggio di eserciti e cavalleria, e non è escluso che qui, come già tra i vigneti di Forst, esistesse una strada militare romana. Fiori bianchi, pesca bianca, note minerali “calcaree”, tratto pieno, tonico, embrionale, sapidissimo.

Il Forster Ziegler Riesling Trocken 2023 nasce da una parcella dell’Ungeheuer che si è sempre distinta per i suoi caratteri peculiari: un tempo vinificata separatamente, è stata poi accorpata per effetto della legge tedesca sul vino del 1971. Dal 2012 si è nuovamente tornati a vinificarla a parte con una fermentazione in botte di rovere. Profumi luminosi, senso di purezza minerale, palato citrico-agrumato, acido-contrastato, fine, sottile, dritto, laminato, un treno. «È il Riesling con la mineralità e salinità più alte» dice Philipp.

L’Auf der Mauer Riesling Trocken 2023 è un “Riesling Premium” proveniente da una selezione dei migliori vigneti di Deidesheim che si trovano su un piccolo altopiano sostenuto da muri di arenaria, da cui il nome del vino (Mauer, “muro” o “parete”). Fa fermentazione spontanea, come tutti i principali vini aziendali, in botti da 1200 litri, e viene imbottigliato ad agosto dopo una sosta più lunga sui lieviti. Avvincente riduzione pietroso-minerale, sorso di pesca succosa, incedere frontale, laminato-minerale, tonico-vibrante, con persistenza calcareo-sabbiosa che fa precipitare la saliva.

Grosse Lage, equivalente dei “Grand Cru” di Borgogna, rappresentano l’apice qualitativo della classificazione VDP. La doppia GG riportata in etichetta sta per Grosses Gewächs (letteralmente, “pianta o vino di grande qualità”, “pianta o vino da grand cru”, Gewächs significa «genere di pianta allevata o di vino prodotto in un dato momento, in un dato luogo») e identifica i vini secchi di questa categoria.

Il Deidesheimer Kieselberg Riesling Trocken GG 2023 proviene da un cru (letteralmente “montagna di ciottoli”) menzionato per la prima volta in un atto del XIII secolo. La parcella aziendale è del 1979 e si trova su un altopiano tra il Leinhöhle e il Mäushöhle. Come tutti i GG, la vinificazione avviene parte in acciaio e parte nelle tradizionali botti di legno. Tutti i GG del 2023 hanno il 12% di alcol svolto. Colore paglierino brillante, naso di grande finezza, sottile, sussurrato, un fremito di fiori e roccia, palato teso, frontale, salino, tonico, contrastato.

Il Deidesheimer Kalkofen Riesling Trocken GG 2023 è «il migliore che abbiamo fatto negli ultimi anni».  Nel XV secolo in questa località esisteva una fornace per la calce, da cui il nome del cru (quello aziendale si estende per poco più di un ettaro sui cinque complessivi). Olfatto vibrante di fiori e sbrecciature sassose con sfumature di pesca, palato succoso e frontale, di sale e carattere, tratto cristallino e vibrante, minerale-calcareo, assai persistente e vibrante. Lo attende un raggiante futuro.

Il Deidesheimer Hohenmorgen Riesling Trocken GG 2023 è un’altra perla. Il vigneto aziendale occupa poco più di due ettari dei quasi tre del cru, è posto nella parte occidentale del comune di Deidesheim e ha un’esposizione interamente solatia. Il nome indica la mattina (Morgen) di lavoro che serviva per arare con il cavallo un acro di questa terra argillosa (più pesante di quella sabbiosa), mentre Hohe, altezza, si riferisce ai muri di contenimento dei vigneti che arrivano fino a sette metri. Che luce, che intensità, che leggerezza! Passo ritmato, nitore aromatico, sapore ampio, intenso, perentorio. Un cristallo.

Il Forster Ungeheuer Riesling Trocken GG 2023 sfoggia scaglie minerali e brecce sassose al naso, così come il suo sorso: succoso e secco, asciutto-laminato, tonico-sapido, minerale-pietroso.

Ancora più verticale il Forster Pechstein Riesling Trocken GG 2023, che proviene, come ricorda il suo nome (da Pech, “pece”, e Stein, “pietra”) da una terra basaltica, dunque scura (“color pece”), di origine vulcanica. Ed è una lama vulcanica anche il vino: olfatto vibrante e radicale, profondo e penetrante, sapore trascinante, intransigente, scaglioso e teso, assai persistente con finale di pietra focaia. La piccola parcella aziendale non arriva nemmeno all’ettaro dei 15 del cru. Fermentazione spontanea per l’80% in botti di legno e per la restante parte in uova di ceramica. Il 2020 ha evoluzione idrocarburica, succosità balsamico-mentolata, tonicità minerale, incedere dritto e affusolato, con sale a profusione e persistenza rocciosa.

Il Forster Jesuitengarten Riesling Trocken GG 2023 è uno dei più importanti patrimoni viticoli dell’azienda. La famiglia Jordan acquistò il vigneto nel 1793, parte originaria del giardino dei Gesuiti (da cui il nome) dell’ex monastero a Neustadt an der Weinstrasse. Sussurrato, elegantissimo: un fiore sublimato e una roccia ancora embrionale. Succoso, invitante, tonico, brillante. Bisogna aprire un 2021 per avere qualcosa di più espressivo pur se ancora gelosamente custodito nel proprio scrigno sensoriale. È un Riesling “preraffaellita” soffuso di fiori bianchi e puri, con densità laminata, impeccabile definizione, tensione acido-sapida. Gli accenni minerali e balsamici (menta) che fanno capolino nel finale svelano anni luce di evoluzione futura.

Poi il coup de théâtre. Philipp scompare per un attimo e poi torna con una bottiglia impolverata, cui appiccica un’etichetta: è il Forster Jesuitengarten Riesling Auslese 1946! Ha colore giallo grano, un’ossidazione fisiologica e un’aria da Zeitgeist, uno spirito del tempo che essuda umori d’epoca, caramella d’orzo, minerali liquefatti, erbe medicinali, gusto dolce/non dolce, temperato, godibile, tutto da bere (ed è quello che ho fatto).

Il Riesling Trocken 304 del 2021 è invece una Limitierte Auflage (edizione limitata) di 300 litri prodotta per la prima volta nel 2017 in occasione dei 300 anni dell’azienda, festeggiati nel 2018. È ogni anno una selezione delle migliori botti ed è una specie di “Super Riesling” dal colore dorato intenso e brillante, dalle note speziate, dal timbro affumicato, dall’ambiziosa caratura.

Anche il Riesling Ancestrale 2020 (il nome non identifica l’omonimo metodo ma è un omaggio al “pioniere della qualità” Andreas Jordan, vissuto oltre 200 anni fa) è un’altra Spezialität. Da uve molto mature e da una prolungata maturazione sui lieviti nelle botti di legno nasce un Riesling opulento, morbido, permeante, esotico: un esercizio di stile.

In chiusura, gli Edelsüße Weine, i grandi, nobili vini dolci da uve botritizzate.

Il Forster Pechstein Riesling Beerenauslese 2018 è un incantesimo: colore giallo dorato brillante, olfatto di erbe aromatiche (rosmarino) e officinali (melissa), di buccia d’agrume candito, buccia di cedro, nota vulcanica in chiave (musicale) di muffa nobile, sorso denso, contrastato, invitante, esotico (mango, frutto della passione) e nordico (minerale), acidità cristallina e continua, gusto al contempo tropicale e sapido, contrasto siderale: impossibile resistergli.

Il Rieslaner Beerenauslese 2012 è un’altra delizia: oh, la muffa di zafferano e le spezie mediorientali! Viscoso, contrastato, bilanciatissimo, con mango e papaia a profusione: la muffa nobile viene esaltata da un’acidità elettrica.

Il Forster Kirchenstück Riesling Beerenauslese 2022, dalla produzione minuscola (360 mezze bottiglie), è un cristallo: dorato luminoso, sfoggia pura botrite, frutta esotica e zafferano, un sorso denso e filante senza fine, la purezza della muffa nobile congiunta al frutto mediterraneo e tropicale in costante crescendo (albicocca, pesca, ananas, mango) mentre tutt’intorno squilla l’acidità del Riesling.

Il Forster Jesuitengarten Riesling Beerenauslese 2013 è mango puro e caramella d’orzo, ha densità, albicocca candita e frutta esotica, poi le fragranze della menta e della melissa. Allungo spropositato. «Wie wenn ein Engel auf die Zunge pinkelt» dice Philipp citando un detto tedesco: “Come se un angelo ti pisciasse sulla lingua”. Prost!

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