FIRENZE – D’accordo, l’inverno che ha preceduto la vendemmia 2022 in Chianti ha consegnato alla terra buone riserve di pioggia, ma la lunga stagione calda, secca e asciuttissima che ha caratterizzato quella primavera e quell’estate ha decretato l‘unicità dell’annata, insieme alla chiara influenza dei cambiamenti climatici sulla vitivinicoltura contemporanea. Un’annata da cui aspettarsi il peggio, stando alle premesse e ai ricordi di vendemmie similari ( 2003?), salvo poi realizzare, bicchieri alla mano, che non è andata così. Sì, in Chianti Classico stiamo registrando una felice incoerenza fra ciò che avrebbe dovuto essere e ciò che effettivamente è stato.
O come mai, di fronte a cotanta estremizzazione climatica, è stato possibile mantenere a galla la meraviglia? La risposta non può affidarsi al caso o alla casualità, ma attiene semmai alla articolata morfologia del territorio chiantigiano, al fatto cioè che già a cose normali una emergenza fenomenologica anche “severa” possa ritagliarsi il suo spazio al più localmente o comunque a macchia di leopardo, piuttosto che in modo diffuso, vuoi per la molteplicità delle situazioni pedologiche, vuoi per la diversità delle caratteristiche microclimatiche legate ai versanti, alle giaciture, ai venti e ai gradienti termici.
Il Chianti: uno straordinario laboratorio a cielo aperto, ecco cos’è, di per sé in grado (fino ad oggi) di contenere efficacemente gli eccessi agevolando nei vini sempre e comunque una lettura assai chiara delle varie sottozone di provenienza, con le loro peculiarità ed i loro distinguo, favorito in questo da una diffusa quanto affermata sensibilità interpretativa che va coinvolgendo una intera compagine produttiva, il cui livello di preparazione, di attenzione e di professionalità gira a mille, e oggi come oggi ancora di più, spinti e stimolati dalle contingenze climatiche e congiunturali.
E a proposito di consapevolezze, non è un caso che si registri proprio qui, in Chianti Classico, una apprezzabilissima presa di coscienza ecologica collettiva riguardante i temi della salvaguardia ambientale e della sostenibilità, temi che non possono non interessare tutto e tutti, agricoltori in primis; un mood che abbiamo potuto ben constatare in occasione di quest’ultima Collection fiorentina, dove anche lo storico Gallo Nero, antico simbolo del marchio, si è trasformato in un Gallo Verde, a sottintendere, grazie ai numeri, ai modi e ai gesti, la fattualità di un percorso virtuoso sempre più condiviso.
Oggi abbiamo focalizzato le nostre attenzioni sui Chianti Classico Riserva 2022 in uscita sui mercati, che nel ribadire sorprendentemente l’asserto puntano dritto sulla piacevolezza. E se proprio dovessimo spaccare il capello in quattro potremmo ravvedere l’influenza dello speciale millesimo in una grana tannica a volte un po’ rugosa e in un temperamento alcolico che qua e là incomincia a fare capolino con una certa insistenza, sensazione quest’ultima amplificata dal fatto che nella maggior parte dei casi in cantina ci si è mossi con gesti accorti, ad esempio estraendo con oculatezza per evitare esuberi strutturali o ridondanze materiche.
Detto ciò, tenuto conto che le etichette di Chianti Classico Riserva 2022 presentate in sala stampa alla Collection coprivano in minima parte tutto lo scibile ( ah, ho omesso qualche nota di degustazione per mancanza di sintonizzazione con alcuni dei flaconi assaggiati), non possiamo che vedere il bicchiere mezzo pieno, e tributare il dovuto ringraziamento a questa “felice incoerenza” per averci offerto testimonianza di un territorio in gran forma, dove freschezza, integrità, equilibrio e versatilità concorrono alla brillantezza dei vini, remando assieme nel verso della distinzione.
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I VINI DI UN GIORNO
ANTINORI – CHIANTI CLASSICO RISERVA MARCHESI ANTINORI 2022
Pur soffrendo le insidie disequilibratrici di un frutto dalla maturità assai spiccata, è una suadente morbidezza ad offrine una connotazione piuttosto accomodante, magari di media personalità ma di rinfrancante piacevolezza.
ANTINORI – CHIANTI CLASSICO RISERVA VILLA ANTINORI 2022
Rispetto al “Marchesi” cambia il registro aromatico, indirizzatosi su rifrangenze terrose e speziate più dichiaratamente sangiovesose, anche se non troppo scandite. E se pure qui la caratterizzazione non gira a pieno regime, la morbidezza del tratto è contrastata da un pizzico di rugosità, a dagli verve.
BRANCAIA – CHIANTI CLASSICO RISERVA 2022
Nitido, integro e pulito, di sicura presenza aromatica, sa farsi suadente riproponendosi in una bocca flessuosa e accordata, con una polpa sopportabilmente merlottata e un assetto gustativo soffice ma efficace.
BUONDONNO – CHIANTI CLASSICO RISERVA 2022
Con un naso serioso di terra lieve e spezie, dalla sua può (e potrà) contare sulle buone doti di freschezza che tiene in corpo e su un rigore di fondo che ne alimenta il carattere; solo il tannino, per il momento, ne frena un po’ gli slanci e l’espansione.
CAPANNELLE – CHIANTI CLASSICO RISERVA 2022
Bella profondità aromatica, dove nitore, tonicità e purezza varietale concorrono alla distinzione. In bocca ha portamento, è succoso, fresco, signorile direi. Insomma, un bel conseguimento.
CAPRAIA – CHIANTI CLASSICO RISERVA 2022
Il fiato è caldo ma la dolcezza è tutta del frutto, ciò che si riflette in una trama gustativa larga, “calorosa”, rotonda, gradevole e senza asperità.
CASTELLACCIO – CHIANTI CLASSICO RISERVA COSTE D’OLINTO 2022
Di bella melodia, ha modi eleganti, naturalezza espressiva e presa tannica delicata. Fresco e profilato, senza sfrangiamenti alcolici o di materia, è né più né meno una sorpresa candida e flessuosa.
CASTELLARE DI CASTELLINA – CHIANTI CLASSICO RISERVA CASTELLARE 2022
Qualche screziatura aromatica, un filo di cruda vegetalità a percorrerlo tutto, una tentazione amaricante in fin di bocca: insomma, un vino ricco di contrasti ma oggi come oggi non ben armonizzato, anche se la freschezza gli appartiene.
CASTELLO DI ALBOLA – CHIANTI CLASSICO RISERVA 2022
Dritto, verticale e affusolato, porta impresse le stimmate del vino d’altura. Non eccede in niente, la misura è nelle sue corde, e in questa veste disadorna brilla per sapidità e giustezza.
CASTELLO DI MELETO – CHIANTI CLASSICO RISERVA 2022
Pur non mostrando particolari doti di profondità, le proporzioni adeguate e la linearità del tratto lo traghettano sulle rotte di una affermata facilità di beva, corroborata da una precisione esecutiva a tutto tondo e da un pizzico di flessuosità che non guasta affatto alla personalizzazione.
CASTELLO DI VOLPAIA – CHIANTI CLASSICO RISERVA 2022
Di lui mi piacciono la sapidità, le proporzioni, la lena. Non troppo profondo, mi dirai, ma ben direzionato, fra sentori di terra e, più aerei, di fiori.
CASTELLO VICCHIOMAGGIO – CHIANTI CLASSICO RISERVA AGOSTINO PETRI 2022
Carnoso e fruttato, ha polpa, calore e morbidezza, e si offre in un modo tanto suadente quanto conciliante, senza proporre il graffio della originalità.
CIGLIANO DI SOPRA – CHIANTI CLASSICO RISERVA VIGNETO BRANCA 2022
A brillare è la naturalezza espressiva di un vino con pochissimi solfiti in corpo, che sconta un pizzico di asciuttezza nel finale ma che tiene in serbo una freschezza e una profilatura di materia che sono puro conforto, da qui al futuro.
DIEVOLE – CHIANTI CLASSICO RISERVA NOVECENTO 2022
Puntuale definizione aromatica, giocata su freschi accenti di connotazione balsamico-fruttata, e bella apertura gustativa per un vino succoso, composto, diffusivo e ben congegnato.
FAMIGLIA ZINGARELLI TENUTA LE MACIE – CHIANTI CLASSICO RISERVA SERGIOVETO 2022
Screziature di gomma bruciata veicolano il tratto aromatico, ripercuotendosi in una bocca altera e ancora poco armonica, che accoglie sensazioni amaricanti in fin di bocca.
FATTORIA SAN GIUSTO A RENTENNANO – CHIANTI CLASSICO RISERVA LE BARONCOLE 2022
Meno impattante del solito, in un certo qual modo più “trasparente” e modulato nell’eloquio, trae vantaggio dal grip, dalla tensione, dalla qualità del tessuto tattile e dalla spinta. L’alcol si sente ma la materia è ottima, e c’è pure tanto sale.
GUIDI 1929 – CHIANTI CLASSICO RISERVA FAMIGLIA GUIDI 2022
Fondato su un registro espressivo del tipo rotondo-merlottato-docile-piacevole, sconta una latenza di originalità ma i tannini docili e la gradevolezza di beva ne risollevano le sorti.
LA MONTANINA – CHIANTI CLASSICO RISERVA 2022
Il temperamento alcolico, il frutto maturo e il tannino vivace ne scolpiscono i contorni, quelli di un Chianti Classico un po’ “ingessato”, in questa fase evolutiva apparso ancora in debito di respiro e di articolazione. Buona reattività però.
LE FILIGARE – CHIANTI CLASSICO RISERVA MARIA VITTORIA 2022
(cb) – Una apprezzabile freschezza di base accompagna un vino figlio di una manifattura smaliziata, dall’impalcato tannico un po’ rugoso. C’è tempo.
L’ERTA DI RADDA – CHIANTI CLASSICO RISERVA 2022
(cb )- Tipico campione di botte ( leggi naso fruttato maturo e fuori fuoco), in bocca mostra carnosità e sapidità, sia pur tutto da farsi. Una certa forza espressiva lo pervade e la senti, ed è grazie a lei se lascia lampeggiare un potenziale evolutivo interessante.
MAURIZIO ALONGI – CHIANTI CLASSICO RISERVA VIGNA BARBISCHIO 2022
Ben definito, pulito, puntuale, elegante e serioso, è appena trattenuto negli allunghi per via della vivacità dei suoi tannini: può crescere.
MONTE BERNARDI – CHIANTI CLASSICO RISERVA 2022
Sentori di rosa e saggina accompagnano un sorso elegante, di impronta naturale e deliziosa succosità: la beva è incontenibile, le proporzioni perfette.
OTTOMANI – CHIANTI CLASSICO RISERVA 2022
Calibratamente wild, ossia dal carattere verace ma non abrupt come in precedenti versioni, si fa convincente grazie alla schiettezza e al rigore, anche se a finezza potrebbe fare di più. Piuttosto semplice e diretto, semmai, per essere un Riserva.
PODERE TERRENO ALLA VIA DELLA VOLPAIA – CHIANTI CLASSICO RISERVA 2022
Ancora un po’ imbrigliato nell’eloquio, lascia intendere che potrà dire la sua in termini di eleganza e sentimento floreale; il tannino ora come ora è un po’ astringente, scabro ed essenziale il finale, ma è giovane, c’è tempo.
POGGERINO – CHIANTI CLASSICO RISERVA VIGNA BUGIALLA 2022
Profumi composti, senza che lascino trapelare calore alcolico, e beva ispirata, forse essenziale ma dritta e precisa. E fu così che il celebre Bugialla ritrovò finalmente la chiarezza espositiva attesa.
RICASOLI – CHIANTI CLASSICO RISERVA BROLIO 2022
E’ una finezza di stampo floreale ad indirizzarne le trame, quasi si trattasse di un ispirato pinonuàr. Risolto e piacevolissimo, può ben dirsi sorprendente, viste le tirature in gioco.
RIECINE – CHIANTI CLASSICO RISERVA 2022
Elegante, compiuto, proporzionato, possiede il “tocco”, la giusta materia e il sale. Bello bello!
ROCCA DELLE MACIE – CHIANTI CLASSICO RISERVA 2022
Le screziature aromatiche, l’eloquio poco sciolto e le rigidezze assortite gli rendono uno sviluppo tutto in contrazione. Ancora da farsi nel disegno, non manca di reattività.
TENUTA DI ARCENO – CHIANTI CLASSICO RISERVA 2022
Un rosso corposo, caldo, impattante, di dichiarato spessore gustativo, che per fattezze e dinamica ricorda un Supertuscan, con tanto di ingerenze alloctone.
TORCILACQUA – CHIANTI CLASSICO RISERVA 2022
Con un olfatto decisamente orientato su frutto maturo e grafite, si fa garante di una buona presa sul palato; certo è un po’ largo e ingombrante, ma i tannini sono ben fusi.
TREGOLE – CHIANTI CLASSICO RISERVA 2022
“Ruspantezza” e veracità in un vino sanguigno, vivace, dal piglio artigiano e dal tannino un po’ rugoso. A prevalere la schiettezza, e una sincera vocazione gastronomica.
VILLA A SESTA – CHIANTI CLASSICO RISERVA 2022
Elegante, morbido, felpato, con qualche scoria “roverizzata” da lasciarsi alle spalle, trae vantaggio dalla misura estrattiva. Semmai caldo per l’alcol, quello sì.
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Degustazione effettuata alla Chianti Classico Collection nel febbraio 2025

Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.









