Viaggio nelle eccellenze del vino toscano secondo l’Associazione Italiana Sommelier

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L’Associazione Italiana Sommelier ha raddoppiato, presentando l’8 e 9 marzo scorsi sempre alla Stazione Leopolda di Firenze le eccellenze toscane scelte dalla sua Guida Vitae 2025 dopo aver dedicato un evento a quelle di tutto il territorio nazionale. E siccome nel nostro pezzo dedicato proprio alla degustazione del novembre scorso avevamo “accuratamente” evitato proprio la produzione toscana, ecco il quadro completato da questo report.

Partiamo da uno dei territori più iconici, quello di Montalcino, incontrando una interessante realtà emergente: Scopone, nome derivato dalla pianta della “stipa” (o erica che dir si voglia) con la quale si costruivano appunto le scope. Negli anni novanta una coppia (lei italiana, lui olandese) acquisirono 12 ettari di vigne su un meraviglioso “poggio” a 500 metri di altezza. Giacomo Tachis fu il primo consulente che incoraggiò la coppia all’impresa della produzione di vino di qualità che però diventò alla fine troppo impegnativa. Nel 2021 la proprietà è stata rilevata da Cristina Minari (già nel mondo del vino nella chiantigiana La Massa). Primo vino,  il rosato Maya 2023 da sangiovese su argille blu con un breve contatto con le buccie durante la pressatura: naso impattante e persistente, in bocca è aromaticamente meno espressivo ma assai succoso. Il Rosso di Montalcino 2022 ha impianto olfattivo floreale con l’aggiunta di note fresche di mirtillo; anche qui bocca succulenta e di ragguardevole spessore. Il Brunello di Montalcino 2020 (due anni in botte da 25 ettolitri e poi in bottiglia) dimostra un carattere rigoroso e “d’altura” più che caldo e solare, e colpisce per la sua leggerezza e dinamismo in bocca. Niente Riserva, e conclusione affidata ad un supertuscan, realizzato con le uve dei 2,8 ettari dedicati ai vitigni internazionali: il Rimani 2021 (50% cabernet sauvignon, 30% merlot e saldo di sangiovese) matura in tonneau e barrique e mostra un colore rubino cupo; riesce ad essere polposo ed elegante al naso, e staziona largo e vellutato in bocca per poi terminare all’insegna della piacevolezza.

Poliziano, protagonista fra i più importanti del “rinascimento” del vino italiano con le sue scelte pionieristiche, è la cantina che forse ha trainato più di tutti nel corso degli anni l’intero compensorio di Montepulciano, . Al repertorio classico dei suoi vini ha aggiunto il Rosso di Montepulciano Fiori Rossi da sangiovese in purezza, un vino che nella sua versione 2023 riesce a interpretare bene il suo carattere spontaneo e dal frutto fragrante. Poi i grandi classici: il Vino Nobile di Montepulciano 2021 (sangiovese più altre uve rosse, legno grande e tonneau) ha buona larghezza e persistenza olfattiva dalla frutta rossa ribadita in una beva ampia e sufficientemente spigliata, che termina più saporita verso il finale. Il Vino Nobile di Montepulciano Asinone 2021, uno dei più antichi “singola vigna” toscani avendo come prima annata il 1983 nella quale le piante affondano le radici in argille plioceniche con grande ricchezza di minerali, colpisce per un frutto rosso maturo insistente e di espressione solare; spessore ma anche leggerezza in bocca, e increspature tanniche nel finale. Il Vino Nobile di Montepulciano Caggiole 2020, da terreni più sabbiosi e vigne esposte a nord est, è più profondo e ombroso, elegante e profilato in bocca, dove procede “dritto” terminando con un assetto tannico reattivo.

Da una azienda che ha fatto la storia di Montepulciano a una giovane realtà emergente, Vanutelli, animata dal giovane romano Edoardo Maria che ad un’eredità consistente in 7 ettari di vigne abbandonate e recuperate ha aggiunto nel tempo altri 5, il tutto in regime biologico. E la sua vita, che era avviata agli studi economici (con tanto di master) ora è a pieno regime immersa nel mondo del vito. L’esordio è consistito nel Vino Nobile di Montepulciano Signore del Greppo 2020, sangiovese in purezza prodotto in diecimila bottiglie e frutto di una vigna esposta a nord est, che sfoggia un naso aperto e spontaneo con tanta frutta rossa matura; più fresco l’approccio aromatico della beva, che termina con un tannino “gentile”. L’annata successiva ha carattere diverso, più elegante e con una intensa componente balsamica, una acidità più sferzante, sapidità e fragranza, e un passo più diretto che giunge ad un finale assai lungo

Rimanendo nel senese, ma passando alla Val d’Orcia di San Giovanni d’Asso, la cantina Atrium (5 ettari di vigneti) propone il merlot Caccia Conti 2021 affinato un anno in tonneau, dal frutto polposo e un tantino “macerato”; buona potenza e tannino dolce nel finale. Altro fascino, naturalmente, per l’Orcia 2021, affinato in botte grande, dal bel frutto rosso ampio al naso e acidità spinta nella beva. L’Orcia Riserva 2018 mostra caratteri di grande tipicità del sangiovese di questo territorio, con una buona presenza di frutto rosso ancora giovanile e una beva di bella reattività.

Infine il Podere L’Assunta, che coltiva solo sangiovese nelle colline fra Siena e Monteriggioni. In particolare, nella vigna Costa del Pievano esposta a sud ovest le viti sono state reimpiantate nella loro forma di allevamento che in questa zona per antica tradizione è ad alberello. Il vino che ne scaturisce è il Costa del Pievano 2019, che soggiorna due anni fra botte grande e barrique, ha una bella espressione olfattiva fatta di spunti florealie note di frutta nera; in bocca si sposta decisamente su registri fruttati, mostra grana fine e bella sapidità nella beva. L’Ametato 2019, da vigneto esposto a nord est con forma di allevamento guyot posto a 400 metri di altezza, conferma le note floreali e si caratterizza poi per affascinanti toni balsamici e mentolati. In bocca è pastoso e assai saporito.

Nella Maremma di Scarlino si trova la cantina Le Falene di Vincenza Folgheretti e Massimo Casagrande, professionisti con ampie esperienze nel mondo del vino che nel 2016 hanno deciso di “buttarsi nella mischia”. Il Bianco 2022, un Vermentino che matura in acciaio e per il 10% barrique, ha un naso acuto e penetrante con le sue note di agrumi, erbe aromatiche e macchia mediterranea. Bell’impatto gustativo nella beva, vellutata  e leggera sul palato. Il Rosso 2022, cabernet franc al 70% e saldo di syrah è ottenuto con lunghe macerazioni e fermenta in cemento per poi affinare un anno in barrique; il naso è balsamico e mentolato, e mostra nell’ingresso in bocca un apporto del rovere ancora da assorbire per poi assestarsi su buona freschezza e una acidità che spinge verso un finale dal tannino dolce. Il Cabernet Franc 2019 (fermentazione in acciaio e malolattica in barrique, dove poi il vino sosta per 24 mesi) sfoggia un frutto maturo e suadente e una beva seducente, vellutata e leggera.

Viticoltura del pistoiese è forse una delle meno illuminate dalle luci della ribalta, ma anche qui non mancano le novità e le realtà consolidate. Per dire, Querciamatta si è affacciata alla produzione del vino nel 2019 (prima c’era solo olio extravergine d’oliva) e si caratterizza per spigliatezza e dinamismo (vedi le iniziative “sociali” e le serate tematiche nel curato ristorante in tenuta), in completa antitesi rispetto a un mondo del vino talvolta cerimonioso e ingessato. Ecco dunque il Vaiassa 2023, un trebbiano spesso e saporito su note di frutta gialla e miele, con un finale in ascesa; il Rosé 2023 da sangiovese, sapido e spesso in bocca con delle note seducenti di arancia sanguinella; il D 2021 è un sangiovese elegante, penetrante e persistente al naso, fresco e fragrante in bocca dove sfoggia un finale ampio.

Realtà assai diversa è la Fattoria Casalbosco, una “classica” azienda famigliare che gestisce una tenuta di 150 ettari di cui ben 45 vitati. Il Chianti Superiore 2022  (sangiovese) sfoggia un frutto rosso fresco, anche in una beva che termina con bella persistenza. Il  Carminio 2022 (50% merlot, l’altra metà in parti uguali fra sangiovese e cabernet sauvignon) mostra comprensibilmente più rotondità e morbidezza nel fruttato, oltre a una spiccata sapidità. Il Terrecotte 2021, un merlot affinato in anfora, ha invece un carattere delicato e suadente sia al naso che in bocca, è al contempo pieno e fresco, ed è leggero sul palato. Infine il vino “di punta”, l’Orchidea 2020, metà merlot e metà cabernet sauvignon, che sfoggia un grande impatto aromatico e imponente struttura in una bocca dove è denso, cremoso e saporito.

Completa la “triade” pistoiese la Fattoria Betti, da Quarrata: interessante lo Zerovirgola 2023, un sangiovese certificato senza solfiti aggiunti, vino di grande spontaneità e piacevolezza. Il Prunideo 2020 (90% sangiovese, saldo di cabernet sauvignon) mostra un naso persistente, floreale e speziato, e con toni di amarena che vengono ribaditi in un palato assai saporito. Il Semel 2019 è un merlot che al frutto nero maturo affianca spunti balsamici, mentolati e di terra: la beva è compatta e concentrata.

Concludiamo con una vecchia conoscenza, Marchesi Pancrazi, la cui storia vinicola dedicata al Pinot Nero fu involontariamente iniziata da un vivaista di dubbia onestà che invece di barbatelle di sangiovese ne portò di sconosciute, che poi furono identificate con la “nobile” uva francese. Oggi la produzione (curata ancora dall’enologo Niccolò d’Afflitto) è giocata fra i sette cloni presenti nelle vigne, ad iniziare dal Rosé di Pinot Nero Villa di Bagnolo 2024, seducente nelle sue note di fragola e lampone, e di ragguardevole impatto in bocca. Il Pinot Nero Monte Ferrato 2022, ottenuto da due cloni (il 113 e il 114) reimpiantati nel 2011 e che affina in barrique usate, è straordinariamente elegante, fresco e succoso. Il Pinot Nero Villa di Bagnolo 2022 (sei cloni utilizzati) all’eleganza unisce una grande profondità olfattiva, e in bocca alla freschezza un impatto gustativo basato su frutta croccante, erbe aromatiche, toni balsamici. Il Pinot Nero Vigna Baragazza 2021, da unico clone in singolo vigneto, è forse il più leggiadro e seducente al naso e leggero, vellutato, larghissimo in bocca.

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