Un Evento Ufficiale in Regione Toscana (con tanto di autorità politiche benedicenti)

Tempo di lettura: 6 minuti

Chi Vi scrive ha avuto l’opportunità di partecipare alla presentazione della neonata Pro.Vi.Mu., ovvero l’associazione dei PROduttori di VIno del MUgello. Un agguerrito organismo di 24 soci (più svariati altri in predicato di imminente adesione), che ha articolato un ambizioso piano di interventi ed azioni, che mi hanno porto il destro per qualche riflessione. Nonostante sia passato un po’ di tempo (tanto per cambiare…) auspico possano essere di un qualche interesse per un eventuale coraggioso lettore.

Intanto un plauso incondizionato e sincero alla volontà di associarsi per unire le forze e contare (e significare) di più: il superamento dei campanili in Toscana è tuttora traguardo tutt’altro che scontato, anche se in campo enoico qualche segno incoraggiante in merito pur lo si riscontra. Poi un’ammirazione altrettanto convinta per l’obiettivo di spendersi (anche) per attività PRATICHE, in cooperazione pure con altri enti e organismi: vedi l’intento di creare dei punti vendita dedicati in varie località del Mugello in collaborazione con gli enti locali per promuovere e far conoscere i propri prodotti, oltre che per fini meramente commerciali. O anche l’intenzione di collaborare con l’Università di Firenze per implementare microvinificazioni al fine di individuare i vitigni più adatti alla coltivazione nei rispettivi siti: scopo da perseguire anche mettendosi a disposizione per la predisposizione di una zonazione dell’area interessata alla vigna. E qui inizia ad affacciarsi qualche ineliminabile perplessità.

In primis la sottovalutazione dello sforzo connesso a un obiettivo del genere, e il suo arco di tempo pluriennale. Tanto più che la Pro.Vi.Mu. dichiara di voler estendere l’influenza di questi interventi fino a Pontassieve (e anche fino a Fiesole, già che c’è), un tantino fuori dal Mugello propriamente detto… A questo proposito, la giustificazione che “Tanto a Pontassieve le condizioni sono uguali” e che “I vigneti si comportano nello stesso modo” (e, appunto, a Fiesole?) pare un poco deboluccia anzichenò.

In realtà l’aggiunta, anzi la superfetazione fiesolana verosimilmente si spiega con l’intento di coinvolgere la locale azienda dei Tenimenti Antinori, ovvero una bocca da fuoco mica da poco per tentare di accedere ai contributi pubblici per la promozione. Non si capisce però un gran che bene come conciliare le esigenze di aziende da un ettaro e mezzo di vigna, con quelle di altre che di ettari vitati ne hanno a decine. Inoltre, chiedo venia, ma se la scusa sono la vicinanza e l’equivalenza delle condizioni pedoclimatiche, vien da dire che meno male che c’era qualche collina in mezzo, altrimenti sarebbero arrivati fino a Bolgheri!

Inoltre, escusse le consuete professioni di salvaguardia della biodiversità nonché della salubrità e sostenibilità anche etica della produzione agricola, non poteva ovviamente mancare il convinto proposito di promuovere qualità e territorio, non necessariamente in quest’ordine. E il grimaldello a disposizione per riuscire nell’intento si scopre essere il magico Pinot Nero, protagonista di recenti etichette il cui valore è stato unanimemente riconosciuto. Anche se, con entusiasmo onnicomprensivo, non si manca di rimarcare che significativi risultati possono essere conseguiti anche con numerose altre varietà, che annoverano Trebbiano, Sauvignon Blanc, Teroldego, Rebo, e via spaziando. Chiaramente, tutti vitigni già presenti in Mugello e ivi virtuosamente praticati, manco a dirlo con ottimi riscontri, in pratica fortunata lenzuolata di bersaniana memoria.

E va bene questa fausta coincidenza di favorevoli condizioni al contorno, ma corre l’obbligo di chiedersi come si sia giunti alla creazione di questo organismo così proattivo. Nell’articolato comunicato che ha costituito la traccia della conferenza stampa, digerita la scontata allusione a documenti (pre)rinascimentali che attestano la presenza secolare della viticoltura nel comprensorio (il Mugello, non quello allargato), in pratica tutto si tiene. Ovvero tali e tante le prospettive qualitative (e pure già espresse! e con il Pinot nero!) che non si può prescindere da una loro focalizzazione territoriale, vera magnifica sorte e progressiva. E come l’autoproclamato ruolo della Pro.Vi.Mu. in merito debba coesistere con l’operato di altri organismi associativi potenzialmente conflagranti (vedi Consorzio del Chianti Rufina) a richiesta (mia) è stato appena adombrato, auspicando una collaborazione la cui forma è tutta da definire.

E’ stato solo l’inizio dello spazio per le domande e i commenti del pubblico, e per fortuna perché il sottoscritto avrebbe davvero faticato a stare zitto. Ho invocato di smetterla di abusare del vilipeso (da me) vocabolo “territorio” come passepartout di qualsivoglia racconto di una vocazione viticola che implacabilmente conduce a una rassicurante “qualità” (daje!). Credo si abbia il diritto di chiedere cosa caspio voglia dire, visto che chicchessia non si perita di nominarlo. E come ciò faccia attingere a un’inevitabile, palingenetica, catartica qualità a portata di mano.

E pertanto ho domandato: in Mugello in cosa consistono qualità e identità territoriale? L’Appennino è vicino, le altitudini importanti (anche a Fiesole! Un po’…), il clima è più fresco, le esposizioni favorevoli e ben ventilate, il gradiente termico in vigna favorevole: tutto benissimo. MA NON E’ UN’ESCLUSIVA DEL MUGELLO (né di Pontassieve. Anzi, a proposito di quota…). E quindi, come si esprime e si sostanzia quel qualcosa di più e di diverso cui si è alluso senza soluzione di continuità?

Mi duole dire che le risposte che ho ricevuto non mi hanno molto soddisfatto. Mi è stato ricordato che il Pinot Nero è vitigno capace di esaltare le più minime variazioni pedoclimatiche, e che pertanto è difficile individuare tratti comuni. Verissimo, ma allora si ragiona di cornucopia di espressioni varietali (che non è detto siano tutte favorevoli a priori), e il cosiddetto territorio c’entra il giusto.

A seguire, l’Assessora Regionale all’Agricoltura si è pindaricamente proiettata verso la prospettiva di un nuovo comprensorio di eccellenza, come altri ex novo ne son sorti in Toscana, e ha citato l’esempio di Bolgheri (hai visto mai fosse solo questione di tempo arrivarci …). Voglia il cielo che la Pro.Vi.Mu. gratifichi il Mugello del riconoscimento di una fama planetaria, magari col Sauvignon o il Teroldego, se alla fine il Pinot Nero non funziona. Ma sulla costa c’erano un’imprenditoria illuminata, mezzi, contatti e un progetto ambizioso ma ben definito da realizzare, ed è tutto da dimostrare che i nostri eroi siano dotati di così numerose risorse.

Successivamente, mi è stato impartito un pistolotto usato sicuro in merito all’eccellenza dei territori enogastronomici toscani, ognuno dei quali magicamente è capace di dispensare un’unicità di valore, a suon di impegno, passione, competenza, rispetto per la tradizione con attenzione alla modernità, pratica di un’agricoltura bio-diversamente etica e sostenibile, tesa alla salubrità del prodotto e dell’ambiente, ecc. ecc. Questi gli ingredienti: frullare a piacere, e se si vuole aggiungere qualcosa per insaporire (la biodinamica? l’eredità da lasciare alle future generazioni?) ci si può sbizzarrire senza infingimenti.

E attenzione, tutto ciò è effettivamente, e fortunatamente, vero, e sempre più virtuosamente condiviso, e ciò nessuno lo contesta, io per primo. MA NON E’ UNA PECULIARITA’ ESCLUSIVAMENTE MUGELLANA, e il suddetto mantra è stato infatti ripetuto a ogni pié sospinto dalle autorità durante OGNI evento della settimana delle Anteprime dei vini toscani. Ho detto ogni. E con i miei migliori auguri senza piaggeria o ironia alcuna al potenzialmente utile donchisciottesco impegno della Pro.Vi.Mu., perché se così stanno le cose il Mugello è solo uno in più nel mucchio.

Mentre qualche politico locale mi sbirciava con aplomb incarognito per aver gettato il sasso nello stagno, il Presidente dell’Associazione vivaddio si interessava del mio parere. Nel frattempo, un buffet gentilmente offerto velocemente scompariva, probabilmente anche in forza dell’intervento di numerosi portoghesi, e non poteva accompagnare gli assaggi di una decina di etichette (specie di Pinot Nero, ça va sans dire), piazzate su un tavolinetto assaltato dagli astanti in stile Fort Alamo e coraggiosamente difeso da due gentili signore. Non ho mancato di degustare tutto, sfoderando la mia diplomazia alle richieste di parere di alcuni produttori protagonisti con i loro vini. In realtà, al mio personalissimo e discutibilissimo gusto sono risultati più graditi uno scolastico Riesling fiesolano, dal carattere volutamente confinato al minimo sindacale per un risultato tecnicamente ineccepibile, e una nervosa e saporita Malvasia Nera. Non un Pinot Nero. E se adesso i miei quattro lettori vogliono attribuire quanto sopra al mio essere prevenuto, pazienza.

Ma, intanto, l’acqua dello stagno l’ho intorbidata.

P.S.: Mi è successivamente giunto il gentile invito per la manifestazione Appenninia, evento rappresentativo e celebrativo di vini mugellani e limitrofi, e in generale d’altura. Non ho partecipato, tutte ‘un ce la fo. Chiedo quindi venia se non ho approfondito la questione: magari ci sarà occasione in futuro in periodi dell’anno meno costipati per il sottoscritto.

 

 

Condividilo :

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *