La nuova era di Isole e Olena è incominciata. L’attuale assetto proprietario (gruppo EPI della famiglia Descours, lo stesso di Biondi-Santi) ha ripreso con sensibilità e premura un percorso già luminosamente tracciato da Paolo De Marchi per accompagnarlo nella contemporaneità e, auspicabilmente, nel futuro.
Alla base, ovviamente, c’è l’enorme lavoro svolto da Paolo in 50 anni di attività, che ha proiettato peraltro la firma nell’olimpo del bere bene chiantigiano (e anche più in là). Ma non si tratta qui di una pedissequa riproposizione di un indiscusso standard qualitativo o di uno stile già consolidato, semmai di una ragionata rimodulazione sulla base delle mutate esigenze di un clima che cambia, ciò che va traducendosi in un reale impegno a livello agronomico, in primo luogo, e poi a livello di elaborazione cantiniera, in secundis, dove ancora più importanti si fanno qualità del disegno ed equilibrio complessivo.
L’insieme di competenze messo in campo allo scopo, fra collaborazioni importanti (Pedro Parra) e soluzioni tecnologiche, poggia su un inestimabile tesoro, costituito da quel vero e proprio laboratorio a cielo aperto costruito negli anni da Paolo in fatto di cloni, portainnesti, sesti d’impianto e sistemi di potatura, grazie alla sua inesauribile curiosità di viticoltore, e a una lungimiranza premonitrice e senza paraocchi.
E’ su questo incredibile patrimonio esperienziale che si fonda infatti lo studio delle soluzioni più idonee per contrastare i mutamenti in atto, ciò che va di pari passo con l’abbandono di un reale protocollo operativo, “sostituito” dallo spirito di osservazione e dalla prontezza decisionale, attributi divenuti ormai irrinunciabili per qualsivoglia viticoltore che possa definirsi coscienzioso.
Poi approdi a Olena. E a Olena cambia il mondo. Qui il passato ritorna e batte un colpo secco alla porta delle emozioni. La dimensione delle cose che scorrono davanti agli occhi si dilata fino a forzare il tangibile: si arriva all’essenza. Qui il Chianti ti spara in faccia tutta la sua bellezza incorrotta.
Si sublima nel piccolo borgo sull’orlo dell’oblio, a cui anche la nuova proprietà intende riassegnare un compito che significhi vita. Ma soprattutto nell’imponente spettacolo dei terrazzamenti vitati realizzati da Paolo De Marchi, testimonianza struggente di un’architettura agricola del tempo che fu, resa attuale da un vignaiolo pensante. Un autentico ponte fra passato e futuro. O forse, più semplicemente, un sincero atto d’amore.
Ah, ad accompagnarmi c’è il nuovo giovane direttore tecnico di Isole e Olena, Emanuele Reolon. L’emozione di poter lavorare qui, in un’azienda così, a tu per tu con la Storia, il suo volto e le sue parole la tradiscono senza infingimenti, al punto da sconfinare talvolta in commozione. Può accadere davanti a un vino particolarmente toccante, o dinnanzi allo spettacolo “contundente” dei terrazzamenti di Olena.
Ecco, è in quel trasporto lì che scorgiamo la giustezza del percorso intrapreso.
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Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.












