
Caiarossa in fondo significa diversità. Perché la diversità qui la si è sposata per conviverci in armonia, nel tentativo di scoperchiare il benedetto genius loci. Ed è ciò che in questo ampio spalto di territorio fronte mare ( 10 km in linea d’aria, ma non lo diresti), che ha dalla sua una struggente bellezza mediterranea e che di nome fa Riparbella, nei vini si traduce in una felice combinazione di freschezza e saldezza strutturale.
Sì, il genius loci forse sta proprio in questo insieme di voci, ed è favorito da un approccio solo in apparenza dicotomico, in realtà decisamente funzionale allo scopo: da un lato uno spirito squisitamente artigianale, alimentato da un’agricoltura biodinamica di lunga data, dall’altro una cura del dettaglio e una perizia tecnica che ne proiettano gli intendimenti in una dimensione nella quale nulla è lasciato al caso.

Sposare la diversità, per esempio, ha significato mettere a dimora, negli anni, ben 11 vitigni, perlopiù internazionali (se escludiamo il vermentino e il sangiovese), la cui attitudine viene monitorata attraverso un processo attentamente parcellare, dalla vigna alla cantina, che intende estrinsecarne le doti varietali legandole ai vari versanti in gioco e ai diversi siti produttivi, che in questo caso sono tre (Nocolino, Serra all’Olio, Le Lame), distinguibili per origine dei suoli ( si va dai più antichi, i giurassici di Nocolino, ai pliocenici delle Lame e Serra all’Olio), esposizioni e quote altimetriche. Circa 40 ettari di vigneti per 60 parcelle da trattarsi separatamente, nella splendida cantina verticale progettata e concepita secondo le regole del Feng Shui.

Sì, Caiarossa è un progetto virtuoso ad alto tasso di consapevolezza, dove gli aspetti olistici si fondono con una sana razionalità di metodo, per partorire vini puliti ed espressivi che hanno i loro primattori nel Caiarossa, ovviamente, premier vin della casa, e da qualche stagione nel Bianco, che ha cambiato pelle per indirizzarsi sulle frequenze di un bianco “nordico”: affilato, fresco, verticale, finissimo.
Due portavoce ideali per esemplificare al meglio le potenzialità di questo distretto pisano, che di per sé farebbe immaginare una generosità di stampo mediterraneo, in questo caso rimodulata invero in qualcosa di più raffinato, e di più sfumato, che del territorio va ad introiettarne il calore dell’espressione, ma senza sconfinare mai in un mero, confortevole abbraccio alcolico, bensì in una saldezza vibratile.

Caiarossa infine non è un’entità astratta, e ci mancherebbe altro. Caiarossa è una squadra di lavoro coesa e affiatata fatta di ragazzi – ed ex ragazzi – che qui sono cresciuti, capitanata da Emilio Mancini, comunicata da Roberta Palma, guidata tecnicamente da Francesco Villa e dall’enologo interno Marco Lipparini.
Un team che si interfaccia con la longa manus della proprietà, la famiglia Albada-Jelgersma, già proprietaria di Chateau Giscours a Bordeaux, nella figura dell’uomo-ponte fra Acquitania e Riparbella, Jérome Poisson, e in quella dei consulenti enologi di chiara fama Valerie Lavigne e Alex Marchal.
Insomma, Caiarossa celebra ed interpreta la diversità, senza farsi mancare un pizzico di internazionalità.
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Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.












