Una delle storie più affascinanti e meno conosciute dell’universo-mondo vinicolo toscano: quella di Fabio Cenni e della sua Colle Santa Mustiola.
I protagonisti di questa storia sono la determinazione, il rispetto delle tradizioni, gli affetti familiari, una tomba etrusca, il lago di Chiusi e un incredibile patrimonio genetico restituito a nuova vita grazie a un certosino lavoro di selezione massale e clonale, e che comprende oggi ben 28 cloni di sangiovese derivati dai vecchi vigneti del nonno e messi a dimora nei 5 ettari di proprietà, fra cui alcuni pre-fillosserici coltivati ad alberello con fittissime densità di impianto.
Le rese naturalmente basse, i gesti puliti e soprattutto la volontà di adoperarsi con lunghissimi affinamenti, sia in legno che in bottiglia, prima di uscire sul mercato, sortiscono l’ulteriore unicità di questa storia e di questo piccolo-grande artigiano del vino.
L’etichetta di punta, delle sole 3 prodotte, si chiama Poggio ai Chiari; zitta zitta si è ritagliata il proprio spazio nel cuore degli appassionati, assumendo le fattezze di un piccolo mito, ed esce oggi con l’annata 2017, annata dialettica qui interpretata alla grande.
Sono la compostezza, la vitalità, il grado di contrasto, la profondità e la timbrica minerale a sancirne la distinzione e ad amplificarne il lato seduttivo. In bilico fra potenza e raffinatezza, un po’ Brunello e un po’ no, dalla sua ha una mirabile gestione del calore e un’indiscutibile purezza.
Sì, è un vino via dalla pazza folla proveniente da un luogo via dalla pazza folla: la sua compagnia è un privilegio.
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Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.









