C’è etrusco ed etrusco

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Una delle storie più affascinanti e meno conosciute dell’universo-mondo vinicolo toscano: quella di Fabio Cenni e della sua Colle Santa Mustiola.

I protagonisti di questa storia sono la determinazione, il rispetto delle tradizioni, gli affetti familiari, una tomba etrusca, il lago di Chiusi e un incredibile patrimonio genetico restituito a nuova vita grazie a un certosino lavoro di selezione massale e clonale, e che comprende oggi ben 28 cloni di sangiovese derivati dai vecchi vigneti del nonno e messi a dimora nei 5 ettari di proprietà, fra cui alcuni pre-fillosserici coltivati ad alberello con fittissime densità di impianto.

Le rese naturalmente basse, i gesti puliti e soprattutto la volontà di adoperarsi con lunghissimi affinamenti, sia in legno che in bottiglia, prima di uscire sul mercato, sortiscono l’ulteriore unicità di questa storia e di questo piccolo-grande artigiano del vino.

L’etichetta di punta, delle sole 3 prodotte, si chiama Poggio ai Chiari; zitta zitta si è ritagliata il proprio spazio nel cuore degli appassionati, assumendo le fattezze di un piccolo mito, ed esce oggi con l’annata 2017, annata dialettica qui interpretata alla grande.

Sono la compostezza, la vitalità, il grado di contrasto, la profondità e la timbrica minerale a sancirne la distinzione e ad amplificarne il lato seduttivo. In bilico fra potenza e raffinatezza, un po’ Brunello e un po’ no, dalla sua ha una mirabile gestione del calore e un’indiscutibile purezza.

Sì, è un vino via dalla pazza folla proveniente da un luogo via dalla pazza folla: la sua compagnia è un privilegio.

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