Dopo la panoramica sui Barolo non poteva mancare una dedica ai Barbaresco, per inquadrare ancor meglio la Langa della contemporaneità.
E’ stato facile accorgersi che non è affatto raro trovarsi di fronte a rilasci tardivi. In sintesi, l’annata in gioco sarebbe la 2022, eppure, fatta salva la tipologia Riserva, la cui annata di riferimento è la 2021 ( ma anche in questo caso non è stato infrequente incontrare dei 2020), non di rado i produttori hanno optato per uscire con i Barbaresco 2021.
Ma se un rilascio tardivo targato 2021 assume chiaro senso, stanti le caratteristiche di un’annata “solida” e a suo modo eccezionale come quella, la vendemmia 2022 tutto lascerebbe presupporre fuorché un’aspettativa di longevità nei vini, richiamando semmai quelle doti di prontezza e concessività insite nelle maglie di un millesimo fra i più precoci di sempre, caratterizzato da un inverno mite e poco piovoso, e quindi da scarse riserve idriche nei terreni, e da una lunga onda primaverile-estiva calda e siccitosa, la quale, per quanto ho potuto testare, non è che abbia poi condotto a chissà quali sfraceli, se guardiamo alla risposta qualitativa offerta dai Barbaresco (qualche vino eccellente, a ben cercare, c’è), ma ha semmai evidenziato una malcelata attitudine alla orizzontalità delle trame, un calor’alcolico primattore (non certo un’esclusiva del millesimo) e, soprattutto, una qualità del tannino tipica di un’annata asciutta.
Proprio in ragione di questa congiuntura di natura strategico-commerciale, che ha visto ( forse in modo più marcato del solito) l’uscita sui mercati di annate diverse in seno alla medesima tipologia, il repertorio qui proposto include referenze discendenti sia dalla 2022, sia da altri millesimi, come l’eccellente (in genere) 2021 – postura eretta, contrasto, vigore, robustezza combinata a finezza – o il dialettico 2020, che racchiuderebbe in sé le caratteristiche di un’annata calda, ma che a ben vedere non è stato così avaro di conseguimenti all’altezza, quando non addirittura sorprendenti, anche se trattasi di sorprese a metà, dal momento in cui la meraviglia attiene quasi sistematicamente a certi grandi interpreti, per i quali sbagliare un colpo ha sempre costituito una circostanza episodica.
Ah, l’ordine di apparizione delle note di degustazione ubbidisce alle regole dell’alfabeto, e non a quelle empatiche del coinvolgimento emozionale.
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BARBARESCO RISERVA ASILI 2020 – BRUNO GIACOSA
L’annata insidiosa e calda non ne ha intaccato lo smalto, che è smalto rilucente. Il calore alcolico resta ben ingabbiato nella maglia strutturale, con la potenza dissimulata in una trama profonda e dettagliata, tutta in tensione, cesellata da tannini finissimi e scolpita con grande precisione.
BARBARESCO ASILI 2022 – CA’ DEL BAIO
Saldezza ed eleganza, coesione e dinamismo. E l’anima del cru ben esplicitata, in una versione che ti porta a pensare al concetto di inappuntabile.
BARBARESCO RISERVA VALLEGRANDE VITI VECCHIE 2020 – CA’ DEL BAIO
Ai profumi emana un grande fascino; rigore, contrasto ed eleganza alimentano un sorso propulsivo, caratterizzato da una trama infiltrante ed affusolata.
BARBARESCO ALBESANI 2021 – CANTINA DEL PINO
Un’eleganza accomodante, agevolata dal percepibile manto alcolico, rivela tanto di sé in una trama disegnata in filigrana, dal gusto rotondo, senza asperità tanniche.
BARBARESCO TRE STELLE 2022 – CASCINA DELLE ROSE
Finissimo e nature, tutto in sfumare, ad emergere sono la disinvoltura, la trasparenza espressiva e l’incredibile “manico”. Ai massimi livelli.
BARBARESCO RIO SORDO 2022 – CASCINA DELLE ROSE
Qui la tipica austerità del cru si stempera in un’eleganza garbata: è fresco di acidità, vibrante, lungo, distintivo. Conseguimento raro, e ancor di più se pensiamo al millesimo da cui discende.
BARBARESCO ROCCALINI 2021 – CASCINA ROCCALINI
Un’uscita volutamente ritardata ci consegna un Roccalini ( cru del comune di Barbaresco) caratteriale, verace, caldo. La grinta non gli fa difetto, la finezza forse sì.
BARBARESCO MANZOLA 2021 – FIORENZO NADA
Una certa larghezza di trama svela una latenza di sapore a centro bocca e una complessità solo discreta, entro un contesto gustativo in cui comunque le voci ben si fondono fra di loro.
BARBARESCO ROMBONE 2021 – FIORENZO NADA
L’ampiezza gustativa e la qualità del tannino affermano e confermano la caratura del cru, anche se è il calore alcolico a far la voce grossa.
BARBARESCO RABAJA’ 2022 – GIUSEPPE CORTESE
Bel fraseggio aromatico e bella snellezza; c’è solo il tannino (e il suo giovanile vigore) a frenarne momentaneamente gli allunghi. Ma è tonico, caratterizzato, personale: ad inquadrarlo come una garanzia non si fa torto a nessuno.
BARBARESCO ROCCHE DEI 7 FRATELLI 2022 – LODALI
Il 7 Fratelli di Walter Lodali rivendica una ferrea tipicità regalandoci profumi gradevoli, salvo poi risultare più stringato e perentorio al palato. Il rigore è dalla sua parte.
BARBARESCO GIACONE LORENS 2022 – LODALI
L’alcol batte un colpo ma le trame non si slabbrano. Esce il fiore, il tannino è un ricamo sottile, il sorso si muove in ampiezza e abbraccia i sensi, restituendoci una suggestione di confortevole rilassatezza, ciò che tende a risaltare rispetto al temperamento solitamente vigoroso di questo cru di Treiso. Un bel conseguimento per l’(insidiosa) annata .
BARBARESCO BASARIN 2022 – MARCO E VITTORIO ADRIANO
Il Basarin della famiglia Adriano non si fa mancare veracità e calore; tipico e terroso, la sua grinta è un lascito legittimo della terra sua: resta solo in attesa di una maggiore distensione.
BARBARESCO BASARIN 2022 – PAITIN
Rigoroso, classico, austero, ha un incedere un po’ rigido ma i tannini sono salati, e ci restituiscono tutta la forza espressiva di cui è capace il maestoso versante del Basarin di Neive. Caratteriale (e caratterizzato) a dir poco.
BARBARESCO SAN STUNET 2021 – PIERO BUSSO
Dal ripido versante del San Stunet di Treiso, ecco un vino letteralmente trascinato dall’acidità. Il sorso è vibrante, la coesione esemplare, il carattere calibratamente austero. E poi c’è quella sobrietà di fondo, a nobilitarne il profilo. In sintesi: un bel conseguimento!
BARBARESCO MONTESTEFANO 2021 – SERAFINO RIVELLA
La sua struggente purezza non lascia trapelare intemperanze alcoliche, mentre la capacità di dettaglio, il grip, la struttura e il sale sono lì per affermarne la statura autoriale, scoperchiando le intimità del celebre cru “barbareschiano” e il presumibile potenziale evolutivo.
BARBARESCO CURRA’ 2020 – SOTTIMANO
Un Currà in versione austera ma quanto mai tonico e saporito. Il paesaggio aromatico è chiaroscurale – emerge il balsamico del sottobosco e un che di ematico-, la trama incisiva e dritta, il tannino vispo ma fine. E’ una pienezza calibrata, la sua.
BARBARESCO RISERVA CAMPO GROS MARTINENGA 2020 – TENUTE CISA ASINARI MARCHESI DI GRESY
Generosa coltre eterea per una trama ricamata a macramé: tessuto tattile levigato, tannini soffusi, beva conclamata. Un Martinenga di dispiegata eleganza, insomma, la cui ampiezza non contempla “spanciamenti” grazie al sale, che è poi ciò che ne instrada la persistenza.
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Contributi fotografici dell’autore

Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.









