Firenze – La spiccata variabilità pedo-climatica del Chianti, favorita e incoraggiata da una morfologia paesaggistica cangiante e prepotentemente collinare, ci ha messo del suo anche al cospetto di un millesimo insidioso come il 2023 per cercare di sparigliare le carte ad un “mazziere” esigente ed indirizzare le sorti dei vini sulle rotte della piacevolezza. Un “mazziere” che ha inteso imporre le proprie regole, si badi bene, con le quali tutti, chi più chi meno, hanno dovuto fare i conti.
Il leit-motiv tradottosi nei calici ci parla di una rilassata concessività e di una generalizzata apertura al dialogo, senza offrire magari quelle doti di contrasto e contrappunto gustativo in grado di far lampeggiare l’idea di un futuro importante o di certificare un’annata coi fiocchi. Salvo le immancabili eccezioni, ovviamente, che avremmo comunque desiderato essere meno eccezioni.
Insomma, giocarsela nel breve-medio raggio temporale, ma giocarsela con aspettative di sicura gradevolezza. Questo è.
Larghezza di trama, morbidezza tattile, generosità di frutto, tannini docili (o incazzati, a seconda della collocazione geografica dei vigneti), acidità non propriamente in resta… tutte conseguenze di un’annata impegnativa e dialettica sicuramente inquadrabile fra le annate calde, che ha risentito di un innaturale abbattimento delle rese produttive dovuto alla eccezionale proliferazione di peronospora nel corso di una tarda primavera oltremodo umida (condizione che se non altro ha portato con sé la possibilità di avvalersi di adeguate scorte idriche nei suoli), e di una perdurante calura nei mesi estivi, la quale, sia pur senza toccare picchi estremi, è risultata poco incline a concedere spiragli di pioggia.
Difficile trovare appigli a sostegno di un pieno equilibrio, sotto il governo di queste condizioni, se non fosse per le intrinseche qualità di quello straordinario laboratorio a cielo aperto chiamato Chianti, unite alla ormai affermata preparazione tecnica di cui può avvalersi l’intera compagine produttiva.
Nel frattempo si stanno affacciando sui mercati i Riserva e i Gran Selezione dell’annata 2023, ossia i vertici della piramide qualitativa chiantigiana, ed è lì che siamo andati ad indagare nel corso di una partecipatissima Chianti Classico Collection svoltasi alla Leopolda di Firenze nel febbraio scorso. Ne sono emerse ulteriori considerazioni, rispetto al leit motiv sopracitato, come ad esempio la presenza di alcune variazioni sul tema: se infatti dalle giaciture più fresche o dalle quote più elevate possiamo ragionevolmente attenderci un di più in termini di slancio e tensione gustativa, l’insidia in questi casi può nascondersi in un telaio tannico non sempre perfettamente maturo, con conseguenti irrigidimenti di trama che solo il tempo ci chiarirà da che parte si indirizzeranno.
Quanto ai gesti e ai modi, le caratteristiche del millesimo porterebbero a consigliare una prudenziale cautela in fase di macerazione e di estrazione. Per lavorare con mano leggera, insomma, e non rischiare di tirar dentro “roba” non all’altezza. C’è chi lo ha fatto, e il risultato conserva in sé qualcosa di più risolto e armonioso.
Qui d’appresso, e in stretto ordine alfabetico, le note di degustazione riguardanti i vini assaggiati alla Leopolda rispettivamente per la tipologia Chianti Classico Riserva e Chianti Classico Gran Selezione 2023. Il panorama, visti i numeri in gioco, non è certamente esaustivo, ma tant’è. Li ho inclusi quasi tutti, escludendo solo quei vini la cui campionatura o il cui stato di forma mi sono parsi poco probanti, confidando in questi casi negli aggiustamenti del tempo e in assetti più leggibili e a fuoco.
In sintesi, mai come in questa annata bisogna saper scegliere per pescare dal mazzo i portavoce migliori nelle rispettive tipologie. Di certo non mancano i conseguimenti incoraggianti, peraltro non sempre appannaggio dei soliti nomi. E anche questo è il bello del Chianti.
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CHIANTI CLASSICO RISERVA 2023
BRANCAIA – Chianti Classico Riserva 2023
Frutto, morbidezza e tannini docili fissano le coordinate di un vino che sente l’annata calda: conciliante, sinuoso, dolcemente merlottato, tecnicamente irreprensibile.
CAPACCIOLI POGGIO NICCOLINI – Chianti Classico Riserva 2023
Profilo “aguzzo”, affilato e vegetale, che all’essenzialità del tratto ci associa un provvidenziale barlume di sincerità.
CAPRAIA – Chianti Classico Riserva 2023
Profondità aromatica e nitore ne illuminano la qualità del disegno e la fragranza, appena ammansite da un pizzico di rilassatezza.
CASTELLACCIO – Chianti Classico Riserva Lama dei Cortacci 2023
Sottile, fresco, profilato, possiede una struttura leggera e una facilità di beva conclamata, profondendo un affascinante sentimento d’altura. Sorprendente.
CASTELLARE DI CASTELLINA – Chianti Classico Riserva Il Poggiale 2023
Il frutto è scuro, ma il buon contrasto acido-tannico restituisce tonicità ad un sorso di per sé piuttosto ombroso, quantomeno in questa fase della parabola evolutiva.
CASTELLO DI ALBOLA – Chianti Classico Riserva 2023
Floreale, delicato, rotondo e confortevole, è governato dalle consuete doti della nettezza e della pulizia.
CASTELLO DI MELETO – Chianti Classico Riserva 2023
Integro e saporito, trae vantaggio da una bella reattività. Il tannino risoluto tradisce invece gioventù.
CASTELLO DI QUERCETO – Chianti Classico Riserva 2023
Tannini incisivi e una consistente base acida gettano le fondamenta ad un vino nervoso e affilato, pervaso da un’aura vegetaloide.
CASTELLO DI VOLPAIA – Chianti Classico Riserva 2023
Nitido, precisissimo e lindamente floreale, al di là delle leziosità lascia lampeggiare una beva disinvolta e muy apprezzabile.
CIGLIANO DI SOPRA – Chianti Classico Riserva 2023
Fragrante, contrastato, appena caldo per l’alcol ma di grande personalità e tipicità, oltre al frutto mostra un nerbo notevole.
IL POGGIOLINO – Chianti Classico Riserva La Riserva 2023
Fresco, netto, concreto, proporzionato, di grande dignità e confortante tipicità, è “semplicemente” un bel Chianti.
LA MONTANINA – Chianti Classico Riserva 2023
Il lieve esubero in dolcezza fruttata non fa venir meno la capacità di dettaglio. Poi esce il fiore, e il tutto si ingentilisce.
MONS DRIADALIS – Chianti Classico Riserva 2023
Di lui mi piacciono il portamento austero e la tonicità di fondo. Certo è ancora rigido, ma possiede sicura dignità chiantigiana.
MONTE BERNARDI – Chianti Classico Riserva 2023
Una versione umorale, da sistemarsi negli assetti, la cui elettiva dolcezza tannica reclama attenzioni e chiede supplementi di indagine.
RICASOLI – Chianti Classico Riserva Brolio 2023
Succoso e contrastato, ineccepibile e centrato, gli muovi pochi appunti, nel mentre realizzi che la strada della distinzione è stata imboccata anche da questa etichetta.
RIECINE – Chianti Classico Riserva 2023
Profondo e carnoso, emerge il tipico, irresistibile, grip gaiolese. E’ brillante, certo, anche se in questa versione accoglie un di più di frutto.
ROCCA DELLE MACIE – Chianti Classico Riserva Tenuta Le Macie Sergioveto 2023
Di classicità e rarefazioni, esce il dettaglio e la beva ne guadagna. Ecco un Rocca delle Macie finalmente a fuoco.
SAN GIUSTO A RENTENNANO – Chianti Classico Riserva Le Baròncole 2023
Con un frutto maturo al punto giusto e una dolcezza senza impicci, è rotondo, morbido, caldo, particolarmente comunicativo.
TENUTA CASENUOVE – Chianti Classico Riserva 2023
Sapore, contrasto e brillantezza scolpiscono le forme ad un vino sodo, robusto ma senza eccessi. Un bel Panzano style.
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CHIANTI CLASSICO GRAN SELEZIONE 2023
ANTINORI – Chianti Classico Gran Selezione S. Donato in Poggio Badia A Passignano 2023
Eloquenza strutturale, presenza scenica e reminiscenze tostate, assieme ad una certa rugosità e ad un fondo terroso, disegnano le rotte di un vino materico e piuttosto frontale.
BRANCAIA – Chianti Classico Gran Selezione Castellina 2023
Carnosità di frutto, dinamica e sottotraccia floreale caratterizzano un vino dalla struttura bilanciata, dalle movenze sinuose e dalla personalità discreta.
CASTELLO DI QUERCETO – Chianti Classico Gran Selezione Greve La Corte 2023
L’acidità marca gli assetti ma il tannino asciuga e frena, scoprendone un tratto piuttosto vegetale e nervoso.
CIGLIANO DI SOPRA – Chianti Classico Gran Selezione San Casciano 2023
Profilatura di materia, sapidità, nessuna evidenza alcolica, leggero fondo terroso. Qui è evidente la personalità, per un profilo gustativo convincentissimo e finanche stilizzato.
FAMIGLIA ZINGARELLI ROCCA DELLE MACIE – Chianti Classico Gran Selezione Castellina Tenuta Fizzano Il Crocino 2023
Con qualche impaccio nella dinamica, ad emergere sono la morbidezza, l’alone etereo e una certa asciuttezza finale.
IL POGGIOLINO – Chianti Classico Gran Selezione S. Donato in Poggio Le Balze 2023
Di ottima dinamica, è succoso, affusolato e snello. A volergli fare le pulci fin troppo stilizzato, ma decisamente in beva.
MAURIZIO ALONGI – Chianti Classico Gran Selezione Gaiole Vigna Barbischio 2023
Sciolto e minerale, lungo ed elegante: l’esordio di Vigna Barbischio nella categoria dei Gran Selezione certifica e suggella una prestazione di rilievo.
RICASOLI – Chianti Classico Gran Selezione Gaiole Castello di Brolio 2023
Dolcezza in esubero e tenerezza tattile, a fronte di una struttura calibrata e di una buona integrità di fondo, in un vino portato per le sfumature di sapore ed elaborato con mano consapevole.
TENUTA DI ARCENO – Chianti Classico Gran Selezione Castelnuovo Berardenga Strada al Sasso 2023
Nitido e sinuoso, floreale ed elegante, è un bel bere, e segna l’auspicato ritorno alla classicità per una firma che non ha mai nascosto di prediligere un imprinting internazionale per i propri vini.
TENUTA DI ARCENO – Chianti Classico Gran Selezione Castelnuovo Berardenga Campolupi 2023
Di buon nerbo, è contrastato, vibrante, sicuro di sé, dal tannino fitto ma di buona qualità.
VILLA A SESTA – Chianti Classico Gran Selezione Castelnuovo Berardenga Sorleone 2023
Una quota di dolcezza in esubero marca un vino che sente il calore del luogo e dell’annata; l’attitudine è quella del centrocampista, l’allungo solo discreto.
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Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.









