Un incontro di pepi, per dio, vortice ipnotico fra una carbonara comme-il-faut e un coinvolgente pinot d’Aunis di Patrice Colin, vigneron della Vendome, che ha dalla sua due o tre singolarità: un vitigno letteralmente strappato all’oblio (pinot d’Aunis) e che fa del corollario aromatico una vertigine di sensualità, una vigna giovane giovane che compie oggi cent’anni, una gradazione alcolica che mai avevo visto stampigliata su di un’etichetta: 12,75.
Se a questo poi ci aggiungi l’accordatura tattile fra la soffice morbidezza del loirese e la succulenta cremosità della pasta (agevolata dal bianco d’uovo montato a neve), avrai in regalo l’inatteso: un legame d’amorosi sensi trasnazionale come non ne vedevo da anni.

Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.









