Non so se sono sbagliato io o se si tratti di una mia debolezza, fatto sta che non posso far passare troppo tempo senza la compagnia dell’Ancestrale di Bellei (Lambrusco di Sorbara). Dite che è grave? Sto prendendo abbagli?
Metti ieri sera, ad esempio, al ritrovato e rinnovato Giordano Bruno di Viareggio: sono incappato nell’Ancestrale 2017 dopo ben tre anni di lontananza da questa etichetta, e ho subito compreso che è stato un errore.
Troppo magnetico il carattere, troppo fascinosa la pervasività di questo vino cangiante per come “cangiano” gli umori man mano che i lieviti si mettono in circolo e la bottiglia si scolma (scolmatura sempre troppo rapida, ahimé, dacché da lì alla compulsione è un attimo).
Ma poi non è solo questione d’istinto, perché la superiore scioltezza e l’aerea tensione dissimulano semplicemente complessità. Ed infine c’è il sapore, il sapore vero: è lui, in fondo, che si infiltra e che resta.

Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.









