L’iconografia dei luoghi si sposa in etichetta con una vena creativa psichedelica dagli accesi cromatismi, a metà strada fra un manifesto del Fillmore (West) di San Francisco durante la “stagione dell’amore” (Grateful Dead come headliners, acid-test di Timothy O’ Leary come evento collaterale) e una pubblicità di una gassosa.
Quando invece ad Umberto “Tito” Toscano, il vignaiolo di Casa Vieja, gli hanno chiesto se praticasse una agricoltura naturale o usasse lieviti selezionati per la fermentazione, non capì niente di ciò che gli dicevano, restando semplicemente sorpreso dal suono di quelle parole nuove.
Lui in fondo aveva sempre praticato un metodo agricolo tramandatogli dagli avi, seguito i cicli lunari e impiegato esclusivamente lieviti indigeni, ché di altri non ne conosceva.
C’è tutto un orizzonte di ingenuità ed incanto nel cielo della Guadalupe, in Baja California, che poi è già Messico, Messico di frontiera.
E’ lì che Umberto coltiva una vigna di 120 anni con gesti di arcaica consapevolezza.
Mission 2018 è a base dell’omonima uva (detta pais in Cile, criolla chica in Argentina), portata in quelle terre dai primi missionari spagnoli.
In sua compagnia è come essere improvvisamente trasportati nel Sulcis, alle prese con un vibrante Carignano: terroso, etereo, abbracciante, fra deserto e mediterraneo: qualcosa di arso, qualcosa di vivo.
In sua compagnia la testa non si ferma.

Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.









